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Osservatorio Economico
19/11/2017
A fronte di un’agricoltura bergamasca che da diverso tempo fatica a svincolarsi da un modello a crescita zero, il comparto caprino si colloca in chiara controtendenza e continua a registrare regolari progressi in termini di numero di allevamenti e di capi presenti sul territorio: è quanto emerge da un’analisi di Confai Academy sul trend di un settore che lega la propria identità ad un’agricoltura multifunzionale con aziende condotte prevalentemente da giovani imprenditori con forte vocazione ecologica.
“Per un verso il fenomeno va di pari passo con la crescita dei consumi di prodotti biologici locali - afferma Leonardo Bolis,  presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI -, considerando che diversi allevamenti caprini in Bergamasca e in Lombardia hanno da tempo optato per la conversione delle proprie produzioni casearie agli standard previsti dall’agricoltura biologica. Nel contempo, i nostri allevatori hanno dimostrato una propensione costante verso l’innovazione dei prodotti, arricchendo i formaggi della tradizione locale con erbe aromatiche e spezie e sviluppando una forte attenzione verso modelli alimentari altamente salutari e sostenibili, sempre più seguiti dalla maggioranza dei consumatori”.
Dal 2006 ad oggi il numero totale di capi allevati in Bergamasca è passato da 8.300 a quasi 11.000, con un incremento di oltre il 30%, concentrato prevalentemente in area montana. Nel complesso, secondo i dati dell’Anagrafe Ovicaprina della Lombardia, alla provincia di Bergamo si può ricondurre ben il 19% dell’intero potenziale produttivo del comparto regionale caprino, sostanzialmente a pari merito con la provincia di Brescia.
“Se in passato l’allevamento caprino era considerato tipico soprattutto di realtà zootecniche di zone agricole marginali – fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy – ora possiamo affermare con assoluta certezza che il comparto ha attraversato un processo di profondo rinnovamento e di evoluzione organizzativa e produttiva, arrivando ad esprimere indubbie potenzialità sotto il profilo tecnico ed economico, oltre che sociale e ambientale”.
In altri termini, La capra non è più considerata una specie minore propria di un’economia familiare di sussistenza, bensí un animale essenziale per il rilancio di aree agricole solo apparentemente marginali. Tra i princiapli fattori che hanno contribuito a questo rilevante processo di sviluppo rientrano la riscoperta di prodotti tradizionali, l’espansione dell’offerta agrituristica nonché il consumo sempre più frequente di latte di capra nell’alimentazione umana, anche a causa dell’aumento di allergie ed intolleranze alle proteine del latte vaccino nelle popolazioni sia di adulti che di bambini.
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19/11/2017
Il numero di aziende che occupano operai agricoli dipendenti e' passato da 187.081 dell'anno 2015 a 186.424 del 2016, registrando un lieve decremento pari a -0,4%, in controtendenza rispetto al 2015, anno in cui c'era stato un modesto incremento dello 0,2%.
Il numero di lavoratori agricoli autonomi passa da 456.022 del 2015 a 453.949 del 2016, con una diminuzione di circa 2.000 lavoratori, pari a -0,5%. Il trend dei coltivatori diretti dal 2011 e' sempre stato decrescente, con una diminuzione complessiva, sempre tra il 2011 e il 2016, pari a -6,0%. La categoria dei coltivatori diretti continua ad essere, comunque, nettamente prevalente, rappresentando il 92,1% del totale dei lavoratori agricoli autonomi nel 2016 (Fonte: INPS).
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12/11/2017
Il Mipaaf e il WWF hanno firmato un protocollo d'intesa per un'agricoltura che tuteli biodiversità e aree naturali. L'intesa dichiara tra i principali obiettivi quelli di favorire la tutela e la diffusione di sistemi agricoli e forestali ad alto valore naturale, individuare e promuovere forme di valorizzazione di imprese agricole che, attraverso l'agricoltura multifunzionale, garantiscano una conservazione della biodiversità, favorire la diffusione di modalità innovative di utilizzo delle misure agro-climatiche-ambientali a tutela della biodiversità e gestione della Rete Natura 2000 nell'ambito dello Sviluppo Rurale della PAC 2014 - 2020.
Inoltre, Mipaaf e WWF si impegnano a sostenere attività di monitoraggio e promozione delle misure dei PSR dedicate alla conservazione della biodiversità e gestione della Rete Natura 2000. Obiettivo primario sarà anche quello di definire e promuovere strumenti innovativi per favorire sinergie tra le misure dedicate alla conservazione della biodiversità e la gestione dei siti della Rete Natura 2000 nei diversi Fondi comunitari, anche tramite il coinvolgimento di altre istituzioni (Fonte: PianetaPsr).
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10/11/2017
Il C.A.I., in collaborazione con l‘Editore de “Il Contoterzista”, ha organizzato per il prossimo 16 dicembre la 6° Edizione de “Il Contoterzista Day”, una giornata importante per gli Agromeccanici Italiani, dedicata all’analisi sugli scenari evolutivi del comparto.
La manifestazione è ospitata presso ARGO TRACTORS, a Fabbrico (Reggio Emilia) - via G. Matteotti 7.
Nel corso dell’evento avrà luogo una presentazione primi mesi di attività CAI ad opera del presidente Gianni Dalla Bernardina.
Il Prof. Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia terrà una conferenza dal titolo: “Come stanno cambiando i consumi alimentari. Agricoltura biologica e di precisione nel futuro”. A sua volta il fiscalista Gian Paolo Tosoni tratterà il tema: Fiscalità nel settore agromeccanico.
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04/11/2017
Nei giorni scorsi le istituzioni di Bruxelles hanno raggiunto un primo accordo in materia di nuove norme per la gestione del rischio in vista di una riforma parziale della Pac.
L'accordo introduce l'atteso strumento di stabilizzazione del reddito settoriale con la possibilità di compensazione finanziaria già con un calo del reddito del 20% rispetto alla media dei 3/5anni precedenti.  Viene inoltre prevista una semplificazione dell'approccio generale, in modo tale che il calcolo dei rendimenti possa fare riferimento a dati statistici ed è prevista la possibilità di erogazione degli anticipi e semplificare le procedure per la presentazione delle domande per il sostegno. L'accordo introduce inoltre la possibilità di finanziare direttamente il capitale dei fondi di mutualizzazione o degli strumenti di stabilizzazione del reddito e l'innalzamento dal 65% al 70% del contributo pubblico per le assicurazioni, fondi di mutualizzazione e per gli strumenti di stabilizzazione dei redditi generali e settoriali. Infine viene ridotto dal 30% al 20% la soglia di danno per le assicurazioni, in modo tale da rendere tale strumento più attrattivo per gli agricoltori beneficiari.
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01/11/2017
Si è conclusa, nelle scorse settimane, la fase di verifica della ricevibilità delle domande di sostegno del Bando per il finanziamento degli investimenti nel settore dell'irrigazione del Programma nazionale di sviluppo rurale 2015-2020.
Le risorse a disposizione a sostegno della programmazione su interventi strategici a favore di una migliore capacità irrigua per l'agricoltura italiana ammontano a circa 600 milioni, di cui 300 milioni di euro dal PSRN a cui si aggiungono altri 295 milioni provenienti dal Fondo sviluppo e coesione.
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il numero delle domande presentate è pari a 101, per un ammontare dell'aiuto richiesto pari ad euro 1.099.349.576,25; di queste, quelle ricevibili, sulle quali si è aperta la fase istruttoria, consultabili sul sito del Mipaaf, contano un aiuto complessivo richiesto pari ad euro 1.048.228.790 (Fonte: RRN).
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01/11/2017
Il G7 dell'Agricoltura recentemente celebrato a Bergamo lo ha dimostrato senza mezzi termini: l’agricoltura biologica ha ormai acquisito un ruolo di primo piano nel panorama internazione del settore primario e il suo impatto non si limita più ad un semplice complemento marginale del fatturato di piccole comunità rurali locali. A tal punto che i lavori conclusivi del vertice agricolo dei Sette grandi hanno sancito unanimente la funzione delle produzioni ecosostenibili nella strategia generale di lotta alla fame e ai cambiamenti climatici a livello planetario, in un orizzonte temporale che va dall’attualità fino al 2030.
“Grazie alla propria conformazione territoriale e alla vocazione multifunzionale dell’agricoltura di casa nostra, la provincia di Bergamo ha fatto registrare dal 2010 ad oggi una crescita di quasi il 135% nel numero delle aziende produttrici, con un peso percentuale di circa l’11% a livello lombardo - afferma Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI -: un risultato sorprendente che porta il numero attuale di operatori ad oltre 170 unità, con un incremento che ne fa di gran lunga il comparto agricolo locale più vivace di questo decennio”.
La tendenza che si riscontra in Bergamasca trova peraltro riscontro anche nella macro analisi recentemente diffusa da Ismea e dalla Rete Rurale Nazionale. “Secondo i dati nazionali, il 65% della spesa bio si concentra nel Nord Italia e beneficia soprattutto prodotti come ortaggi e miele, dove la nostra provincia può vantare una tradizione consolidata”, fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy.
Secondo l’Osservatorio economico di Confai Academy, tra gli aspetti più rilevanti del fenomeno in atto vi è il fatto che il comparto biologico cresce in controtendenza rispetto al settore agroalimentare nel suo complesso, che in base ai dati Ismea vive una lenta ma significativa contrazione dei consumi. “Da queste tendenze – osserva Cattaneo – possiamo trarre l’indicazione di un comparto che è ormai uscito dalla sua iniziale posizione di nicchia e si candida a svolgere una funzione trainante almeno per una parte dell’agroalimentare provinciale e nazionale: tutto ciò genera effetti tangibili per l’immagine e i conti delle aziende che perseguono con razionalità e determinazione la propria vocazione verso un’agricoltura pienamente sostenibile”.
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28/10/2017
"Dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 sara' possibile per le micro, piccole e medie imprese di tutto il territorio nazionale presentare la domanda per l'ottenimento del contributo in forma di voucher per l'acquisto di hardware, software e servizi specialistici finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all'ammodernamento tecnologico", rende noto il ministero dello Sviluppo Economico, precisando che "ciascuna impresa puo' beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili" (Fonte: Agrapress).
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26/10/2017
Il G7 dell'Agricoltura recentemente celebrato a Bergamo lo ha dimostrato senza mezzi termini: l’agricoltura biologica ha ormai acquisito un ruolo di primo piano nel panorama internazione del settore primario e il suo impatto non si limita più ad un semplice complemento marginale del fatturato di piccole comunità rurali locali. A tal punto che i lavori conclusivi del vertice agricolo dei Sette grandi hanno sancito unanimente la funzione delle produzioni ecosostenibili nella strategia generale di lotta alla fame e ai cambiamenti climatici a livello planetario, in un orizzonte temporale che va dall’attualità fino al 2030.
“Grazie alla propria conformazione territoriale e alla vocazione multifunzionale dell’agricoltura di casa nostra, la provincia di Bergamo ha fatto registrare dal 2010 ad oggi una crescita di quasi il 135% nel numero delle aziende produttrici, con un peso percentuale di circa l’11% a livello lombardo - afferma Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI -: un risultato sorprendente che porta il numero attuale di operatori ad oltre 170 unità, con un incremento che ne fa di gran lunga il comparto agricolo locale più vivace di questo decennio”.
La tendenza che si riscontra in Bergamasca trova peraltro riscontro anche nella macro analisi recentemente diffusa da Ismea e dalla Rete Rurale Nazionale. “Secondo i dati nazionali, il 65% della spesa bio si concentra nel Nord Italia e beneficia soprattutto prodotti come ortaggi e miele, dove la nostra provincia può vantare una tradizione consolidata”, fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy.
Secondo l’Osservatorio economico di Confai Academy, tra gli aspetti più rilevanti del fenomeno in atto vi è il fatto che il comparto biologico cresce in controtendenza rispetto al settore agroalimentare nel suo complesso, che in base ai dati Ismea vive una lenta ma significativa contrazione dei consumi. “Da queste tendenze – osserva Cattaneo – possiamo trarre l’indicazione di un comparto che è ormai uscito dalla sua iniziale posizione di nicchia e si candida a svolgere una funzione trainante almeno per una parte dell’agroalimentare provinciale e nazionale: tutto ciò genera effetti tangibili per l’immagine e i conti delle aziende che perseguono con razionalità e determinazione la propria vocazione verso un’agricoltura pienamente sostenibile”.

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19/10/2017
Dopo un 2016 chiuso in negativo, soprattutto a causa di un rilevante calo dei prezzi, il report dell'Ismea registra nel primo semestre del 2017 un andamento positivo sotto diversi aspetti: l'agroalimentare italiano continua a crescere sul fronte dell'occupazione, degli investimenti, degli scambi internazionali e della presenza di giovani agricoltori.
La fiducia degli imprenditori è però condizionata dal timore per la volatilità dei mercati e dai rischi legati ai rischi climatici.
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18/10/2017
“La riforma della Pac approvata nei giorni scorsi a Bruxelles speriamo rappresenti un concreto avanzamento nell’ottica della sburocratizzazione, del ricambio generazionale e del sostegno al reddito delle imprese agricole”.
A dirlo è Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai) e al vertice di Apima Verona e della Federazione del Veneto, che auspica comunque che il dialogo per la Pac post-2020 non venga ora accantonato e, anzi, si concentri di più sulla crescita della redditività, la sostenibilità e i processi di innovazione per un rilancio dello sviluppo rurale nel suo complesso.
“Tutto ciò può avvenire se si mettono al centro le filiere e si assicura pari dignità a ciascun anello della catena agroalimentare”, prosegue Dalla Bernardina.
Le conseguenze della semplificazione. La revisione di medio termine della Pac, rende noto Cai, prevede che le aziende che investono oltre il 75% della loro superficie a colture sommerse come il riso siano esentate dall’assoggettamento dei limiti fissati per la diversificazione colturale e la seconda coltura possa ricoprire fino al 75% della rimanente superficie aziendale.
“Tale provvedimento – calcola Cai – potrebbe portare a un incremento fino a un massimo del 15% delle superfici seminate a riso, che oggi ricopre una superficie di circa 238.000 ettari in Italia. Molto dipenderà tuttavia dall’andamento dei prezzi di mercato e, se non dovesse entrare in vigore l’etichettatura sull’origine del riso e i listini dovessero mantenersi del 50% più bassi rispetto a due anni fa per molte varietà risicole, è palesemente escluso l’interesse dei produttori e della filiera a incrementare le superfici”.
Nell’area padana potrebbe invece crescere la superficie coltivata a erba medica, nell’ordine del 10 per cento. Le aziende che investono oltre 75% della loro superficie in coltivazioni di leguminose e/o foraggere e quelle che lasciano a riposo oltre 75% della loro superficie sono presentate dagli obblighi del greening.
“Mentre potrebbe appunto aumentare l’estensione dei medicai – ipotizza Cai, che comunque si riserva di approfondire ulteriormente i documenti comunitari – è escluso l’incremento di set-aside, ormai recepito dal mondo agricolo come un ostacolo all’esigenza di produrre di più”.
Le opportunità per il contoterzismo. Il maggiore sostegno ai giovani, secondo la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, può portare un contributo nell’ottica dell’innovazione e dell’introduzione di tecnologie all’avanguardia, sempre più patrimonio delle imprese di meccanizzazione agricola, anche per i costi elevati dei mezzi.
“Ora è fondamentale che si dia corso al processo di apertura dei Programmi di sviluppo rurale alle imprese di meccanizzazione agricola, assecondando quel percorso di sostegno che la Commissione europea ha garantito, rispondendo recentemente a una petizione avanzata dall’irlandese Tom Murphy, per conto degli imprenditori agromeccanici professionali irlandesi. Dell’accesso ai fondi del Psr ne beneficerebbero circa 150.000 imprese in tutta Europa, che possono contare su oltre 600.000 addetti”.
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14/10/2017
“Ora che la Commissione europea ha sostenuto che i contoterzisti agricoli possono beneficiare del sostegno del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, demandando agli Stati membri la facoltà di includere il sostegno all’interno dei Programmi di sviluppo rurale, riteniamo che il ministero delle Politiche agricole non abbia più alcun alibi e debba assumersi la responsabilità di aprire l’accesso delle misure per l’innovazione e l’ammodernamento delle macchine agricole anche ai contoterzisti. Ne beneficerebbero circa 150.000 imprese in tutta Europa, che possono contare su oltre 600.000 addetti”.
Così afferma Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani (Cai), in base alla risposta della Commissione Agricoltura della Ue alla petizione depositata lo scorso luglio da Tom Murphy, per conto degli imprenditori agricoli professionali irlandesi.
L’accesso alle risorse del Feasr è ammesso, scrive la Commissione Ue, “purché gli investimenti sostenuti riguardino la prestazione di servizi a terzi. Per essere ammissibili, i prestatori di servizi devono mantenere una corretta registrazione di tutti i servizi forniti a terzi come prova della natura delle loro attività”.
“In questi giorni, tramite il Ceettar, l’organizzazione di riferimento europea delle imprese agromeccaniche – annuncia Dalla Bernardina - scriveremo al commissario europeo all’Agricoltura e sviluppo rurale, Phil Hogan, e ai ministri agricoli affinché si mettano a punto tutte le misure necessarie per porre fine a una palese violazione delle norme sulla libera concorrenza”.
Cai stima che un’apertura delle misure sullo sviluppo agricolo alle imprese agromeccaniche potrebbe innescare nuovi investimenti per almeno 30 miliardi di euro in un biennio su scala europea.
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05/10/2017
Una delegazione di agronomi, ingegneri ed economisti della Repubblica popolare cinese ha visitato nei giorni scorsi la società F.lli Zoboli di Nonantola, in provincia di Modena, per condividere informazioni sui servizi in agricoltura, sulla gestione delle imprese agromeccaniche e per avviare un dialogo costante fra Italia e Cina, in un’ottica di integrazione e collaborazione reciproca, peraltro già sancita dal mercato globale delle macchine agricole.
Ad accogliere la rappresentanza cinese erano presenti, fra gli altri, Roberto Guidotti del servizio tecnico della Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani (Cai) e Stefano Zoboli, socio dell’azienda di Nonantola e vicepresidente della Apima di Modena.
Quella dei F.lli Zoboli è una delle realtà imprenditoriali al servizio dell’agricoltura di riferimento sul territorio e gestisce direttamente, inoltre, un’azienda agricola di un migliaio di ettari e un impianto di produzione di energia da biogas da 1 MW.
Fra i diversi temi affrontati, come ha ricordato Guidotti, sono stati al centro del dibattito “la funzione economico-sociale del contoterzismo, i costi di esercizio e i vincoli normativi nell’agricoltura italiana, con riferimento anche alla operatività delle macchine agricole”.
“Anche in Cina - ha osservato Massimo Alberghini Maltoni, direttore di Apima Modena - esistono numerosi contoterzisti al servizio dell’agricoltura e le imprese agromeccaniche cinesi si configurano sia come fornitori di servizi attraverso le macchine sia come trasformatori dei prodotti e commercianti dei mezzi tecnici, offrendo un servizio a 360°, con un modello imprenditoriale abbastanza simile a quello adottato da anni nell’Europa Centrale”.
Per Cai si tratta di una visita estremamente importante, che conferma da parte della Repubblica Popolare Cinese una visione più pragmatica e obiettiva dello sviluppo rurale. Prova ne è il fatto che i partecipanti della missione cinese sono rimasti stupiti dal fatto che le imprese agromeccaniche non siano riconosciute adeguatamente come parte integrante del sistema agricolo, ma si trovino in bilico fra industria, servizi e agricoltura, rimanendo spesso discriminate rispetto ai produttori agricoli.
L’incontro ha interessato anche Enama e diversi costruttori di macchine agricole del territorio emiliano, verso il quale la delegazione straniera ha mostrato particolare interesse alle filiere produttive del Parmigiano-Reggiano, dei salumi Dop e dell’Aceto balsamico tradizionale.
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05/10/2017
Il ministero delle Politiche agricole rende noto che "si e' conclusa la fase di verifica della ricevibilita' delle domande di sostegno del bando per il finanziamento degli investimenti nel settore dell'irrigazione del Programma nazionale di sviluppo rurale 2015-2020".
"Le risorse a disposizione a sostegno della programmazione su interventi strategici a favore di una migliore capacita' irrigua per l'agricoltura italiana ammontano a circa 600 milioni, di cui 300 milioni di euro dal Psrn a cui si aggiungono altri 295 milioni provenienti dal fondo sviluppo e coesione", evidenzia il dicastero, precisando che "il numero delle domande presentate e' pari a 101, per un ammontare dell'aiuto richiesto pari ad euro 1.099.349.576,25; di queste, quelle ricevibili, sulle quali si e' aperta la fase istruttoria, consultabili sul sito del Mipaaf, contano un aiuto complessivo richiesto pari ad euro 1.048.228.790,63". Le domande sono state presentate da consorzi di bonifica ed enti di irrigazione (Fonte: Agrapress).
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29/09/2017
Dopo un 2016 chiuso in negativo, soprattutto a causa di un rilevante calo dei prezzi, il report dell'Ismea registra nel primo semestre del 2017 un andamento positivo sotto diversi aspetti: l'agroalimentare italiano continua a crescere sul fronte dell'occupazione, degli investimenti, degli scambi internazionali e della presenza di giovani agricoltori.
La fiducia degli imprenditori è però condizionata dal timore per la volatilità dei mercati e dai rischi legati ai rischi climatici.
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27/09/2017
La Commissione europea ha approvatouna serie di orientamenti "sull'applicazione della normativa dell'Unione europea sui prodotti alimentari e sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda le differenze di qualita' nei prodotti".
I nuovi provvedimenti sono indirizzati alle autorita' nazionali preposte al controllo degli alimenti per aiutarle "a stabilire se un'impresa sta infrangendo le norme dell'Ue quando vende prodotti alimentari con differenze di qualita' in paesi diversi".
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21/09/2017
La Commissione Europea rende noto che nel mese di luglio 2017 il valore delle esportazioni agroalimentari dell'Unione europea ha raggiunto gli 11,3 miliardi di euro, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Gli aumenti piu' importanti - rileva la Commissione - riguardano i prodotti destinati agli Stati Uniti, +194mln di euro, e alla Russia, +104mln per i prodotti esclusi dall'embargo, mentre le esportazioni sono fortemente diminuite verso l'Arabia Saudita, -156mln, la Libia, -50mln, e gli emirati Arabi Uniti, -40mln. Il settore dei liquori ha riscontrato l'aumento maggiore, +169mln, seguito dal latte in polvere, +107mln, aggiunge ancora la Commissione, sottolineando che la bilancia commerciale dell'Unione in luglio resta ampiamente positiva con un surplus di 2 miliardi di euro (Fonte: Agrapress).
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16/09/2017
In base ai dati diffusi da Anacer, le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche nel primo semestre 2017 sono risultate in aumento di 545.000 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2016, +5,7%. L'incremento e' dovuto principalmente al granturco, +716.000 tonnellate, di cui +392.000 t dai paesi Ue e +324.000 dai paesi terzi, ai semi oleosi, +107.000 t, di cui +116.000 t di semi di soia, ed ai prodotti trasformati/sostitutivi dei cereali, +46.000 t. 
"I movimenti valutari relativi all'import/export del settore cerealicolo hanno comportato nei primi sei mesi del 2017 un esborso di valuta pari a 2.724,2 milioni di euro, 2.582,4 nel 2016, ed introiti per 1.703,5 milioni di euro, 1.666,7 nel 2016. Pertanto il saldo valutario netto e' pari a -1.020,7 milioni di euro, contro -915,7 milioni di euro nel 2016", conclude l'associazione (Fonte: Anacer).
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15/09/2017
La campagna di raccolta di agosto e settembre ha un bilancio in chiaroscuro, ma la buona notizia è che la siccità ha creato meno danni rispetto a quello che ci si poteva aspettare, rispetto alla soglia di allarme che – giustamente – l’assenza di precipitazioni per settimane e il caldo tropicale hanno provocato.
Per Confai Mantova, l’organizzazione delle imprese agromeccaniche e agricole della provincia virgiliana, è ancora prematuro tracciare il bilancio definitivo. “In attesa di avere il quadro completo – afferma il presidente Marco Speziali – possiamo sintetizzare che per il mais è stato scongiurato il dramma delle aflatossine, il riso è partito abbastanza bene, il pomodoro ha avuto buone rese in campo, ma prezzi bassi, e per le barbabietole la raccolta dovrebbe consentire bilanci soddisfacenti”.
Mais. Chi ha irrigato ha avuto risultati positivi e si è difeso dalle temperature elevate. La media produttiva è stata intorno alle 14 tonnellate per ettaro, con risultati migliori nel Medio Mantovano e nel Destra Secchia. Più scarse le rese nel Basso Mantovano. I prezzi vivono l’ennesima fase di depressione, intorno ai 170 euro alla tonnellata. Non particolarmente diffusi i casi di aflatossine, anche per la cura di cui il mais è stato oggetto.
Barbabietole. “Le superfici sono aumentate nel Mantovano di circa il 5% rispetto al 2016, complice anche la fine del regime delle quote zucchero con il prossimo 30 settembre – spiega Andrea Borrini, contoterzista di Serravalle a Po -. Le rese sono partite da 75 tonnellate per ettaro alle attuali 90 tonnellate, raggiunte in questi giorno”.
La polarizzazione (il grado cioè zuccherino) si aggira sui 15-15,5 gradi brix. Un’annata complessivamente buona, che dovrebbe portare un guadagno lordo agli agricoltori di circa 2.700-3.000 euro all’ettaro.
Pomodoro. Tirando le somme, per Confai si può parlare di un’annata discreta, dove “i prezzi bassi sono per ora compensati dalle quantità elevate, anche nell’ordine di 90-100 tonnellate per ettaro, nonostante le gelate primaverili che non hanno certamente agevolato l’avvio di stagione e la siccità accompagnata da temperature elevate per molte settimane”, afferma Guido Cecchin, imprenditore agricolo e contoterzista di Ospitaletto.
Rimane da risolvere il nodo di una filiera che trova pochi momenti di dialogo e un segmento della trasformazione che a volte sospende il ritiro del prodotto senza rispettare sempre la programmazione. Tanto che circa il 10-12% del pomodoro da industria non ha raggiunto gli stabilimenti o perché scartato o perché lasciato in campo.
La campagna è ancora in corso, ma le rese in questa fase “sono diminuite, così come la qualità, inferiore rispetto alla prima fase di raccolta”. Prezzi non sono molto alti e si aggirano sui 65-70 euro alla tonnellata, in parte compensati dalla quantità. In attesa di una valutazione più completa fra gli operatori è diffusa la convinzione che a filiera deve essere profondamente riorganizzata.
Riso. Primi giorni di raccolta per il riso che, in alcune zone, ha sofferto le temperature elevate, pur essendo una coltura sommersa. “La prima impressione è senza dubbio positiva sia in termini di produzione, con raccolti di risone anche oltre le 6,5 tonnellate per ettaro, sia sul profilo della qualità – afferma Marco Speziali -. Mancano ancora le rese del riso bianco, ma la campagna entrerà nel vivo fra una settimana”. Ancora in anossia i prezzi, che con listini di circa 400 euro alla tonnellata per il Vialone Nano e di 350 per il Carnaroli, in due anni hanno perso il 50% del valore, soprattutto per la concorrenza del Sud Est Asiatico, che esporta in Europa a dazio zero. Sono in crescita produzioni e consumi di farina di riso per uso alimentare.
Soia. Iniziata la raccolta e rese medie sui 30-32 quintali per ettaro, anche se in certe zone per la concomitanza di temperature africane e scarsa irrigazione si sono a malapena raggiunti i 20 quintali. Molti baccelli della pianta sono spesso vuoti. Un avvio tutt’altro che positivo. Prezzi intorno ai 370 euro alla tonnellata, con richiesta di prodotto ogm free in particolare dall’estero.
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09/09/2017
l'Osservatorio sul vino nei Paesi terzi rileva che "continua a crescere la domanda mondiale di vino, con i sette principali Paesi esportatori, che rappresentano oltre l'80% del mercato, che traguardano il primo semestre 2017 con un valore complessivo delle esportazioni pari a quasi 11 miliardi di euro, in aumento dell'8,8% sullo stesso periodo 2016".
L'italia mantiene ancora una posizione di primato, ma la sua crescita e' inferiore alla media degli altri Paesi di circa due punti percentuali.
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09/09/2017
"La tropicalizzazione del clima contribuisce a cambiare anche gusti e abitudini al consumo di vino rosso, specie in Italia e in Europa": lo rileva un'analisi di Nomisma-Wine Monitor sugli scenari evolutivi del prodotto storico della nostra enologia. "Se la domanda esplode a Oriente e cresce  in Canada e Stati Uniti - rileva Nomisma - rallenta invece in Europa". 
In italia si rileva in particolare il fatto che i bianchi, con un sorpasso storico, battono i rossi nei consumi registrati nel 2016.
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03/09/2017
Con il decreto sulle modalità attuative dell'OCM vino, il Mipaaf ha disposto l'assegnazione dei fondi comunitari per la promozione del vino nei Paesi terzi per il 2017/2018, con un budget complessivo di risorse gestite a livello nazionale e regionale di circa 102 milioni di euro.
Sono ammissibili le seguenti azioni di comunicazione e promozione da attuare in uno o più Paesi terzi:
a) azioni in materia di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità;
b) partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale;
c) campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell'Unione;
d) studi per valutare i risultati delle azioni di informazione e promozione.
L'importo del sostegno a valere sui fondi europei è pari al massimo al 50% delle spese sostenute per svolgere le azioni promozionali. Questo sostegno europeo può essere integrato con fondi nazionali o regionali.
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02/09/2017
Ad agosto 2017 - rende noto l'Istituto nazionale di Statistica - i prezzi al consumo di prodotti alimentari e bevande analcoliche aumentano dello 0,2% sul mese precedente e dello 0,8% su base annua. "Tra i beni, i prezzi degli alimentari aumentano di appena lo 0,1% su base mensile e mostrano un rallentamento della crescita su base annua, dal +0,9% di luglio a +0,7%", rileva l'Istituto, informando che "la dinamica dei prezzi dei beni alimentari si deve per lo piu' all'andamento dei prezzi dei prodotti non lavorati, che salgono dello 0,3% in termini congiunturali, con una crescita tendenziale dello 0,7%; viceversa, i prezzi dei prodotti lavorati non variano su base mensile e fanno segnare una crescita stabile su base annua dello 0,6%" (Fonte: Agrapress).
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23/08/2017
Tra i punti di forza della propria agricoltura multifunzionale, nel prossimo futuro il territorio bergamasco potrebbe puntare in maniera significativa sullo sviluppo delle fattorie sociali, una realtà che da alcuni anni a questa parte ha iniziato a manifestarsi nella provincia orobica e che ora è oggetto di sempre maggiore attenzione da parte delle istituzioni locali e regionali: è quanto emerge da un'analisi condotta da Confai Academy sul fenomeno dell'agricoltura sociale in Bergamasca quale possibile direttrice di sviluppo per le cosiddette attività agricole connesse.
"Nella nostra provincia l’agricoltura multifunzionale è apprezzata da tempo per la forte componente di inclusione sociale collegata ad attività quali l’agriturismo e la didattica rurale e per il positivo impatto che genera sulle comunità locali sotto molteplici profili - fa notare Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy e direttore di Confai Bergamo -. In questo quadro risulta di particolare interesse il fenomeno dell'agricoltura sociale, a fronte della presenza sul territorio provinciale di almeno una decina di realtà aziendali in possesso dei requisiti indicati dalla delibera di giunta regionale del marzo 2015, che ha costituito un marco normativo di riferimento per il nuovo comparto".
Nella categoria generale delle fattorie sociali rientrano le aziende agricole impegnate a sostegno di persone che presentano particolari situazioni di disagio e di svantaggio, ma anche imprese agricole dedite ad offrire servizi in ambito rurale con il semplice obiettivo di migliorare la qualità di vita dei potenziali fruitori. In questo quadro rientrano i servizi offerti alla terza età.
"Diversi imprenditori agricoli bergamaschi, spesso organizzati in strutture cooperative, stanno guardando con sempre maggiore interesse alle opportunità legate alla cosiddetta silver economy - osserva Cattaneo. -. Con questa espressione si indica un insieme di attività di servizio pensate specificamente per fruitori over 60, ai quali guardano con estremo interesse imprenditori di una serie di settori con il preciso scopo di poter affrontare al meglio le nuove sfide rappresentate dal mutamento demografico".
"Benché si tratti di un fenomeno ancora del tutto embrionale, l'attenzione per la terza età potrebbe rappresentare un'importante fonte di diversificazione della propria attività per molte delle cosiddette aziende agricole multifunzionali che in Bergamasca si dedicano ad attività di servizio per consumatori intermedi o finali - afferma Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI -. Per quanto attiene al settore dell'agricoltura sociale, le strade che i nostri imprenditori stanno esplorando in riferimento ai consumatori con più di 60 anni si concentrano su alcune linee d'azione specifiche, che vanno dalla produzione di prodotti agroalimentari di alta qualità all’ health care inteso come filosofia di vita, dall’estetica al fitness in ambito rurale".
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23/08/2017
“Ha ragione il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, quando afferma che i cambiamenti climatici che abbiamo vissuto in questa stagione, fra gelate primaverili e lunghi periodi siccitosi, non saranno più un’eccezione, ma tenderanno ad essere sempre più frequenti”.
Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, è sulla stessa lunghezza d’onda del numero uno di Assoenologi.
“Le soluzioni che dovranno essere adottate – prosegue Dalla Bernardina - non riguarderanno più solamente gli aspetti legati alla realizzazione di nuovi invasi idrici e innovativi sistemi di irrigazione, ma dovranno portare a una conduzione più sostenibile del vigneto, con interventi nell’ambito della meccanizzazione, della gestione del sotto-filare e delle pratiche finalizzate a ridurre gli impieghi di agrofarmaci”.
In base alle stime di Cai, il ricorso a droni e a sistemi utilizzati dalle imprese di meccanizzazione agricola è in crescita. “È assolutamente necessario che i consorzi di tutela si rendano disponibili al dialogo e aprano maggiormente ai sistemi meccanizzati di raccolta e di management del vigneto - dichiara Dalla Bernardina -. Il patrimonio vitivinicolo italiano deve continuare il percorso di miglioramento legato alla qualità, alla biodiversità e alla sostenibilità, elementi fondamentali per poter intercettare quel valore aggiunto che vede i francesi leader assoluti a livello mondiale”.
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18/08/2017
In una recentissima relazione speciale sulle misure che la Politica Agricola Comunitaria dedica ai giovani agricoltori europei, i giudici contabili della Corte dei Conti europea hanno esaminato accuratamente gli interventi del primo e del secondo pilastro della PAC evidenziando in molti casi la non adeguatezza di questi strumenti rispetto agli obiettivi prefissati.
La relazione si apre con un'analisi strutturale del settore agricolo, in termini di incidenza dei giovani (di età non superiore a 44 anni) sul numero totale dei conduttori, che evidenzia come il loro numero sia diminuito da 3,3 milioni del 2005 a 2,3 milioni del 2013 (Fonte: PianetaPsr - Agosto 2017).
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18/08/2017
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha reso noto che nei giorni scorsi è stata pubblicata sul sito internet del Mipaaf la circolare applicativa per l'attivazione dei contratti di filiera e di distretto. Si tratta di uno strumento che ha una dotazione finanziaria di 60 milioni di euro in contributo conto capitale e 200 milioni di euro di contributo a tasso agevolato attraverso il Fondo rotativo di sostegno alle imprese.
L'obiettivo dei contratti di filiera e di distretto è sostenere investimenti di rilevanza nazionale nel settore agricolo, agroalimentare e delle agroenergie promuovendo l'integrazione delle politiche di investimento dei diversi attori della filiera (Fonte: Mipaaf).
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11/08/2017
Le superfici coltivate con metodo biologico in Italia nel 2016 hanno raggiunto quota 1.795.650, rispetto agli 1,5 milioni del 2015.
In termini assoluti, nell'ultimo anno, sono stati convertiti al biologico oltre 300 mila ettari.
Crescono anche gli operatori, che salgono a 72.154 (+20,3%). E' quanto emerge da un rilevamento effettuato dal sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica (SINAB) per conto del Ministero delle Politiche agricole.
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11/08/2017
In alcune Regioni sono stati varati Progetti Integrati di Filiera o Progetti di Filiera (PIF/PI), ossia iniziative caratterizzate dall'attivazione combinata di almeno due operazioni rientranti in misure diverse del programma regionale.
Ai PI aderiscono più soggetti appartenenti a diversi segmenti di una stessa filiera produttiva agricola o agro-alimentare in grado di potenziare tutte le fasi della filiera, creando valore aggiunto rispetto agli investimenti realizzati singolarmente. Alcune Regioni hanno previsto questo tipo di iniziative collettive sin dalle prime fasi di programmazione (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Lazio, Basilicata, Campania, Sardegna) come strumento di supporto adiverse tipologie di filiera, tra cui quelle biologiche hanno goduto di una particolare considerazione (Fonte: PianetaPsr).
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05/08/2017
Nei Programmi di sviluppo rurale 2014-2020, tutte le regioni italiane, con la sola eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, hanno considerato l'agricoltura sociale (AS) tra gli interventi finanziabili con misure dei PSR. Da un'analisi dei PSR effettuata dalla RRN , è emerso che l'AS nelle regioni italiane non è ancora diffusa in maniera capillare e, in molti casi, non sembra essere presente una piena consapevolezza del ruolo che queste attività possono svolgere in termini di sviluppo dei territori, contribuendo alla diversificazione dell'attività economica, all'accesso ai servizi e al miglioramento della qualità della vita. Gli obiettivi dei programmatori con riferimento alla tematica sono, in estrema sintesi, la diversificazione delle attività delle aziende agricole verso attività sociali e lo sviluppo di attività economiche extra-agricole in ambito sociale, l'integrazione tra il mondo agricolo e i servizi sociali e la creazione di reti tra imprese e istituzioni, il rafforzamento delle buone pratiche esistenti (Fonte: PianetaPsr, agosto 2017).
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05/08/2017
La Regione Veneto ha approvato il programma 2017 per i controlli sull'etichettatura obbligatoria delle carni bovine.
I controlli coinvolgeranno quest'anno un campione di 333 operatori su un totale di 3.900 operatori della filera e avranno come obiettivo generale quello di garantire al massimo grado la qualita' della carne bovina della regione sotto il profilo nutrizionale e dietetico, assicurando nel contempo la salute e il benessere degli animali, cosi' come il massimo rispetto delle normative ambientali vincolate con questo comparto produttivo.
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29/07/2017
"Per il settore dell'olio di oliva, la campagna 2016/2017 si archivia come la peggiore degli ultimi decenni": è quanto afferma l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo alimentare (Ismea), secondo il quale  la produzione si e' attestata a 182 mila tonnellate, con un calo del 62% rispetto all'annata precedente. Si tratterebbe di un dato ben peggiore delle gia' basse stime realizzate in corso di campagna.
Ismea rileva inoltre che la scarsa produzione ha condizionato notevolmente sia il mercato interno, con prezzi all'origine dell'extravergine che, in alcuni periodi, hanno superato i 6 euro/kg, come media nazionale, sia gli scambi con l'estero, "che nei primi quattro mesi del 2017 hanno registrato una flessione del 19%".
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29/07/2017
A maggio 2017 - secondo i dati diffusi dall'Istituto nazionale di Statistica - il fatturato di industrie alimentari bevande e tabacco è aumentato del 7,8% su base annua. Sempre a maggio - rileva l'Istat - "nell'industria, si rileva un significativo incremento congiunturale del fatturato, +1,5%, che riporta l'indice sugli elevati livelli di dicembre". Nondimeno nelle campagne tali benefici non sembrano essersi ancora trasferiti in termini di prezzi delle materie prime.
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14/07/2017
Nel biennio 2017-18, "a causa del caldo e della siccita' in alcuni paesi dell'Unione europea, in particolare la Spagna, si avra' probabilmente una produzione cerealicola comunitaria inferiore alla media", stima la Commissione europea, che ha diffuso le previsioni a breve termine sui mercati agricoli per il 2017 e il 2018. Nello stesso periodo la Commissione stima un "aumento significativo della zona coltivata di barbabietole, nel primo anno senza le quote zucchero", una "crescita modesta" della produzione lattiera comunitaria e "buone" esportazioni di carne, ad eccezione di quelle suine (Fonte: Agrapress).
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14/07/2017
La redditivita' dell'allevamento suinicolo e' scesa a giugno dello 0,8% rispetto al mese precedente: è quanto afferma il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole (Crefis), chiarendo tuttavia che si tratta di un decremento su base semplicemente congiunturale, in quanto a livello tendenziale la variazione dell'indice Crefis di redditivita' rimane nettamente positiva, pari a +14,2%".
Secondo il Crefis, l'andamento del comparto risente soprattutto della dinamica dei ricavi, considerato che a giugno il prezzo medio mensile dei suini da macello e' stato pari a 1,633 euro/kg, in calo dell'1,4% rispetto al mese precedente, benché anche per questo indice la variazione tendenziale sia rimasta positiva, assestandosi a +19,3%.
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13/07/2017
In vista del prossimo G7 dell'agricoltura, che proietterà per alcuni giorni il settore primario bergamasco in uno scenario di visibilità globale, Confai Academy sta portando a termine la prima fase di uno studio sulla multifunzionalità agraria nelle aree rurali orobiche, realizzato in collaborazione con Confai Bergamo e la Confederazione Agricoltori e Agromeccanici Italiani (CAI).
“L'agricoltura multifunzionale, che da quasi due decenni rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le politiche europee di sviluppo rurale, ha trovato da tempo nella Bergamasca un luogo ideale per dispiegare al meglio le proprie potenzialità”, osserva Leonardo Bolis,  presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, aderenti a CAI. “In questo panorama – afferma Bolis – la forza delle imprese multifunzionali sta nella capacità di perseguire come prioritario l’obiettivo della diversificazione delle attività aziendali e delle fonti di reddito”.
Con l’espressione ‘agricoltura multifunzionale’, lo ricordiamo, si indicano le attività agricole che non si limitano alla semplice produzione di materie prime, ma che puntano ad integrare in una più ampia strategia di mercato una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società, dalle agroenergie all’ottimizzazione delle risorse paesaggistiche.
“A fronte di una generale staticità delle tradizionali produzioni vegetali e animali – fa notare il presidente di Confai Academy, Marco Speziali – in provincia di Bergamo a dare segnali di crescita è proprio l’agricoltura multifunzionale, ovvero quel variegato mondo di attività svolte in ambito rurale che costituiscono la base della cosiddetta agricoltura di servizio”.
In provincia di Bergamo l’agricoltura multifunzionale si è conquistata da alcuni anni uno spazio di assoluto rilievo: si stima infatti in oltre il 10% del totale delle aziende agricole il numero delle imprese bergamasche che hanno fatto dell’agricoltura di servizio il proprio core business. In termini assoluti, si tratta di oltre 500 aziende dedite, in tutto o in parte, ad attività che vanno ben al di là della semplice produzione di commodities e che trovano nel rapporto con il consumatore, intermedio o finale, il cardine della propria strategia imprenditoriale.
“Una delle ragioni del primato bergamasco in questo ambito - sottolinea Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy e direttore di Confai Bergamo –  può essere attribuita alla conformazione naturale del territorio orobico che, con la sua variegata presenza di aree pianeggianti, montane e collinari di particolare pregio naturalistico, è quasi naturalmente in grado di generare prodotti e servizi di qualità per un pubblico esigente ed evoluto. Un ruolo particolarmente attivo è inoltre svolto dall’agricoltura peri-urbana, vale a dire l’agricoltura praticata sul territorio del nostro capoluogo e dei comuni confinanti, in cui comparti quali il florovivaismo, l’orticoltura, la didattica in fattoria e l’agriturismo riescono ad affermare le proprie prerogative di motori dell’agricoltura locale, nonostante l’elevato tasso di urbanizzazione di queste aree”.
In termini economici il successo della filiera corta e delle attività connesse ha acquisito ormai una chiara visibilità nel quadro del prodotto interno lordo dell’agricoltura bergamasca. Secondo le previsioni dell’Osservatorio economico di Confai Academy, nel corso del 2017 la somma delle tradizionali produzioni vegetali e animali bergamasche dovrebbe rimanere ferma al valore 2016, pari a poco più di 490 milioni di euro, mentre il volume d’affari delle attività secondarie dovrebbe aumentare di circa il 3%, pari a oltre 2,3 milioni di euro di incremento, per un valore totale del comparto multifunzionale bergamasco di circa 79,5  milioni di euro.
“In questo computo – conclude Cattaneo - non è peraltro inclusa l’agricoltura terziaria propriamente detta, ovvero i servizi di coltivazione in conto terzi che sono alla base di un volume d’affari stimato in circa 90 milioni di euro, sostenuto da imprese particolarmente vocate alla tecnologia e all’innovazione in agricoltura”.


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13/07/2017
Nel corso del prossimo decennio, i prezzi mondiali delle commodity alimentari si manterranno su livelli "bassi se comparati con gli aumenti dei precedenti periodi" di rilevazione, poiche' "la crescita della domanda in alcune economie emergenti dovrebbe rallentare" e grazie alle politiche sui biocarburanti, "che avranno un effetto minore sui mercati". E' quanto emerge dall'outlook sull'agricoltura nel decennio 2017-2026 pubblicato oggi dalla Fao e dall'Ocse. "La completa ricostituzione delle scorte di cereali di 230 milioni di tonnellate nel corso dell'ultimo decennio, unitamente alle abbondanti scorte di gran parte delle altre merci, dovrebbe contribuire a limitare la crescita dei prezzi mondiali, che sono ormai tornati quasi ai livelli precedenti alla crisi dei prezzi del 2007-08", rilevano Fao e Ocse (Fonte: Agrapress).
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09/07/2017
Negli ultimi anni, secondo un'indagine Ismea riportata da PianetaPsr, il ruolo delle attività secondarie rispetto a quelle primarie nelle aziende agricole è cresciuto in maniera significativa: nel 2015 infatti - evidenzia la Rete Rurale Nazionale - a fronte di un valore complessivo della produzione agricola pari a 57 mld, le attività secondarie "pesano" per 12 mld. La loro incidenza negli ultimi 15 anni è passata dal 13,8% al 20,9%.
Tra il 2000 e il 2013 il numero delle aziende agricole è diminuito del 42,3% (-1.080.637) mentre quello delle aziende agrituristiche è cresciuto del 70,8% tra il 2003 e il 2015. Sostanzialmente mentre il settore perdeva 227 imprese al giorno gli agriturismi aumentavano al ritmo di 2 ogni 24 ore.
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09/07/2017
È uscito BIOREPORT 2016, la pubblicazione che analizza, a partire dal 2011, l'evoluzione dell'agricoltura biologica italiana.  Dai dati del volume si evince come il settore biologico italiano sia sempre più dinamico: alla crescita della domanda nazionale si è aggiunta quella piuttosto sostenuta dell'offerta, essendo aumentata la superficie biologica e in conversione, arrivando a un milione e mezzo di ettari (il 12% della SAU totale). I dati relativi agli operatori del settore evidenziano un aumento della componente trasformatori nelle regioni del Sud (Fonte: RRN).
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02/07/2017
Confai Lombardia ha interpellato l’Agenzia delle Dogane e il ministero delle Politiche agricole, chiedendo la corretta interpretazione del decreto 454/2001, che regola le “modalità di gestione dell’agevolazione fiscale per gli olii minerali impiegati nei lavori agricoli, orticoli, in allevamento, nella silvicoltura e piscicoltura e nella florovivaistica”.
“Abbiamo inoltrato un quesito articolato – spiega Leonardo Bolis, presidente di Confai Lombardia - alla luce delle difficoltà riscontrate in Regione Lombardia nelle modalità di assegnazione e di controllo del gasolio agevolato alle imprese agromeccaniche. Le difficoltà sono sorte a seguito delle nuove disposizioni dettate, con note esplicative, dalla Regione nell’intento di impedire uno scorretto uso del carburante agricolo”.
La rilettura del Decreto 454/01, con la conseguente sua diversa e nuova interpretazione, ha smantellato una procedura applicata correttamente da ben 16 anni, imponendo nuove regole di controllo, che consistono nell’incrociare i lavori eseguiti dal contoterzista con le superfici esposte nel fascicolo delle aziende agricole, disposizione non sancita e contemplata dal Decreto in questione.
“Una imposizione inattuabile dai contoterzisti – prosegue Confai Lombardia - che non possono essere a conoscenza delle superfici contenute nei fascicoli aziendali di ogni cliente. L’altra nuova interpretazione degli uffici regionali è quella che limita ai soli contoterzisti professionali, la possibilità di ottenere carburante agevolato, escludendo le imprese che svolgono contemporaneamente l’attività di azienda agricola in forma principale. Interpretazione che non trova assolutamente alcun riscontro legislativo, se entrambe le attività sono svolte nell’ambito di un’unica impresa”.
Sul tema del carburante agricolo è intervenuto, nei giorni scorsi, anche il Tar di Brescia che, con un decreto sospensivo, autorizza l’assegnazione di carburante agricolo agevolato alle aziende agricole che effettuano prestazioni di servizi agromeccanici svolti in forma “connessa”. Una sentenza che, a giudizio di Confai Lombardia, “non rispetta la ratio della norma, la quale prevede che l’agevolazione sul carburante spetti all’agricoltore solo per lo svolgimento delle proprie attività agricole, di cui all’art. 32 del Testo Unico Imposte Dirette. Una sentenza che, inoltre, contraddice quanto da sempre stabilito dalla Regione con atti ufficiali”.
“Quello dei giudici amministrativi lombardi è un provvedimento che, sempre a nostro avviso, può accentuare la concorrenza sleale tra imprenditori agromeccanici e agricoltori che svolgono attività connesse, col rischio di incentivare l’evasione e l’elusione fiscale”, commenta Confai Lombardia.
Fatto è che, attualmente, i contoterzisti stanno esaurendo l’assegnazione provvisoria di carburante concessa per il 2017 e se non si perverrà in tempi brevi alla giusta interpretazione delle norme, dovranno far ricorso, per terminare i lavori della corrente annata agraria, all’acquisto di carburante industriale, con forti ripercussioni sul costo dei servizi ed a tutto svantaggio per l’agricoltura lombarda.
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29/06/2017
“L’agricoltura veneta è alle prese con una fase di trasformazione, in cui rimane confermata la vocazione alle produzioni di qualità, come vitivinicoltura e ortofrutta. La missione ora è quella di organizzare filiere efficienti e sostenibili sul piano economico e ambientale, cercando di dare maggiore valore aggiunto alle produzioni e puntando a rafforzare l’internazionalizzazione”.
Così Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai) e di Apima Verona, commenta i dati presentati questa mattina a Legnaro (Padova) da Veneto Agricoltura, dai quali si evince che l’agricoltura veneta vale 5,7 miliardi di euro nel 2016 e che, complessivamente, ha mostrato segnali di stabilità rispetto al 2015 (+0,3%), grazie anche alle performance da record del comparto vitivinicolo.
“Lo scenario positivo per vitivinicoltura e orticoltura, in particolare in serra – prosegue Dalla Bernardina – descrive un’agricoltura attenta all’innovazione tecnologica e con una propensione alla qualità. In tali ambiti è evidente che anche il contoterzismo ha contribuito al successo, grazie a investimenti costanti e all’avanguardia. Per la zootecnia, invece, è pesata la crisi del primo semestre del 2016, ma oggi possiamo contare su trend di mercato decisamente diversi”.
Secondo il numero uno di Cai “la missione ora è quella di organizzare filiere competitive, in grado di sfruttare le potenzialità logistiche del Veneto e la cultura agli scambi commerciali, che fa parte del Dna del territorio. In quest’ottica anche il ruolo degli agromeccanici si inserisce in un percorso improntato all’efficienza e alla tracciabilità delle produzioni agricole”.
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25/06/2017
“Condividiamo le preoccupazioni degli agricoltori per la siccità che sta colpendo l’Italia e che ha causato danni per oltre un miliardo. Esprimiamo la nostra solidarietà alle imprese agricole, ma sollecitiamo allo stesso tempo il governo a prendere in considerazione strumenti in grado di tutelare anche le imprese di meccanizzazione agricola per il mancato reddito”.
Così dichiara Gianni Dalla Bernardina, presidente della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai), alla luce della crisi idrica che sta mettendo in ginocchio il Paese.
“Con il crollo delle produzioni di foraggio fino al 50-60%, la perdita dei secondi raccolti e i cali delle rese in campo per lo stress idrico – rileva Dalla Bernardina – ci saranno conseguenze negative anche per i contoterzisti, che dovranno rinunciare alle operazioni in campo o dovranno fare i conti con un ridimensionamento dei servizi”.
Da qui la richiesta di essere annoverati fra i beneficiari dello stato di calamità. “Sollecitiamo il ministro delle Politiche agricole Martina e dell’Ambiente Galletti a intervenire per risolvere uno stato di allarme che avrà ripercussioni negative su tutto il Made in Italy agroalimentare e a considerare misure specifiche per la perdita di reddito degli agromeccanici”, conclude Dalla Bernardina.
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17/06/2017
A maggio 2017 - rende noto l'Istituto Nazionale di Statistica - i prezzi al consumo di prodotti alimentari e bevande analcoliche aumentano dello 0,1% sul mese precedente e dell'1,9% su base annua. Tra i beni, i prezzi degli alimentari, incluse le bevande alcoliche, aumentano dello 0,1% su base mensile e mostrano una crescita su base annua dell'1,8%, rileva l'Istat, spiegando che "la dinamica dei prezzi dei beni alimentari e' imputabile per lo piu' all'andamento dei prezzi dei prodotti non lavorati, che salgono dello 0,2% in termini congiunturali, segnando una crescita tendenziale del 3,8%, in attenuazione dal +4,7% del mese precedente".
A determinare la crescita dei prezzi e' soprattutto l'aumento dei prezzi al dettaglio della frutta e  dei vegetali freschi, anche se il settore ortofrutticolo non sembra aver beneficiato di questo trend al rialzo dei prezzi per il consumatore finale.
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15/06/2017
Il futuro della gestione delle aree rurali risiede nella concezione di "agricoltura collegiale": ne ha parlato il presidente onorario dell'Accademia dei Georgofili, Prof. Franco Scaramuzzi.

Anche l’agricoltura sta attraversando una fase di importanti cambiamenti complessivi e collettivi, soprattutto nelle zone agricole ove era diffusa la mezzadria. Quando questi sistemi di conduzione vennero eliminati per legge e si ebbe una migrazione della manodopera dalle campagne alle industrie, raggruppate presso centri urbani, ci fu un generale abbandono delle tradizionali coltivazioni plurime (che erano mirate a ridurre i rischi di eventi negativi), una rinuncia alle consociazioni tra colture diverse su un unico appezzamento (per utilizzare meglio gli spazi), una rapida tendenza ad allargare quanto possibile gli appezzamenti (per meccanizzare tutte le operazioni colturali). Molti agricoltori si avvalsero di “contoterzisti”, cioè di terze aziende ben meccanizzate disposte ad eseguire varie operazioni, a pagamento, “senza compartecipazioni e assunzioni di alcun rischio”.
Attualmente si parla invece di una “Agricoltura di precisione”, che può avvalersi anche di sistemi operativi a distanza (controllata e guidata attraverso satelliti, computer, droni, robot, ecc.). I tradizionali lavori faticosi del contadino, stanno passando nelle mani di esperti che sanno usare strumenti operati da aziende e persone specializzate. Queste raggiungono il numero di 18.000 ed operano per conto di circa un milione di aziende agricole, sparse su tutto il territorio nazionale. Oggi, se si guarda con attenzione, soprattutto dall’alto di un elicottero, si ha una chiara percezione di ciò che sta avvenendo. Anche i piccoli appezzamenti privati e le piccole aziende vengono inglobate in ampie aree, da poter dedicare a uniformi monocolture collegiali (ad es.: di grano, fieno, barbabietole, ortaggi, frutteti, ecc.).
Il 27 maggio u.s. è stata ufficialmente fondata la “Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani” (Cai). Il suo Presidente Dalla Bernardina, ha manifestato l’intento di guidare il mondo agricolo verso obiettivi di crescita e di integrazione sempre più alta, attraverso dialoghi, collaborazioni e accordi fra tutti i protagonisti attivi dell’agricoltura. Naturalmente, occorre investire le Istituzioni delle loro responsabilità, ma senza ledere in alcun modo il legame che unisce ciascuno alla terra di sua proprietà. L’aggregazione operativa di più aziende deve quindi essere volontaria, con regole adattate a esigenze diverse, senza imporre operazioni ingiuste e lesive. Anche le aziende agricole più piccole e in maggiore difficoltà possono partecipare alla nuova agricoltura collegiale, acquisendo parte dei vantaggi economici ottenuti con i redditi di una gestione che riduce i costi e migliora la qualità dei prodotti in modo che possano rimanere competitivi sul libero mercato, anche globale (Fonte: Georgofili.info).
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10/06/2017
L'European Innovation Partnership (EIP) è un intervento di sviluppo della conoscenza e di diffusione delle innovazioni sul quale l'Unione europea sta investendo molto e che riguarda numerosi ambiti anche non agricoli, fra i quali la salute, la vita nelle città, l'acqua.  L'EIP AGRI ha la finalità di promuovere un più stabile collegamento fra le imprese e la ricerca e fra tutti gli attori del sistema della conoscenza. Inoltre, ha l'obiettivo di utilizzare al meglio tutto il potenziale insito nelle innovazioni per promuovere competitività e sostenibilità nei sistemi agricoli e rurali.
I PSR italiani per le attività di innovazione recano globalmente una disponibilità finanziaria pari a circa 132 milioni di euro considerando sia le risorse previste per la sottomisura 16.1 (Gestione e attuazione dei Gruppi Operativi dell'EIP), sia quelle previste per la sottomisura 16.2 (Sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie). L'applicazione di queste misure è a carico dei PSR regionali (Fonte: Rete Rurale nazionale).
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10/06/2017
Ad aprile 2017 - rende noto l'Istituto nazionale di statistica - le vendite al dettaglio di prodotti alimentari fanno registrare, su base annua, aumenti del 4,1% in valore e dell'1,9% in volume, e sul mese precedente, aumenti dello 0,4% in valore e dello 0,6% in volume.
Quanto alla forma distributiva, le vendite - rileva l'Istat - aumentano, sempre ad aprile 2017 su base annua, del 5,8% nella grande distribuzione alimentare e calano dell'1% nelle imprese alimentari operanti su piccole superfici. Quanto alla tipologia di esercizio - informa l'istituto - le vendite al dettaglio, sempre ad aprile 2017 sullo stesso mese dell'anno precedente, aumentano del 4,7% negli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare, del 4,6% negli ipermercati, del 5% nei supermercati, del 4,2% nei discount di alimentari (Fonte: Agrapress).
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03/06/2017
Fra le misure cofinanziate dai PSR rientrano gli interventi volti a favorire l'infrastrutturazione materiale e immateriale delle aree rurali. Si tratta di interventi a finalità pubblica la cui realizzazione è demandata agli Enti locali ed in particolare alle municipalità. La loro finalità è quella di rafforzare la rete di servizi essenziali per l'economia e la popolazione rurale, concentrando l'attenzione in quelle aree dove la carenza è più avvertita e dove maggiore è il rischio di spopolamento e depauperamento. La loro inclusione nei programmi di sviluppo rurale ha rappresentato per le Autorità di Gestione (AdG) dei PSR una grossa sfida, che ha comportato l'acquisizione di conoscenze e competenze non sempre disponibili presso le loro strutture. Per la loro natura si tratta spesso di interventi moltoarticolati, che comportano la messa in atto di procedure che travalicanol'ambito agricolo e rurale (Fonte: Rete Rurale nazional, maggio 2017).
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03/06/2017
Sono stati recentemente diffusi i dati Ue sull'impatto delle politiche per lo sviluppo rurale in Italia. Su circa 10,44 miliardi di euro di fondi FEASR assegnati all'Italia dall'UE per il periodo 2014-2020, la quota di contribuzione nazionale è pari a circa 8,08 miliardi di euro. In tal modo le risorse pubbliche complessive a disposizione per il settore ammontano a circa 20,87 miliardi di euro. Pertanto la quota di contribuzione nazionale è pari a circa il 50% mentre a livello europeo tale percentuale scende al 33,5%. Ciò dimostra che, a parità di risorse comunitarie stanziate, il sistema Italia riesce a veicolare sul territorio un ammontare di risorse maggiori con un importante effetto leva per tutto il territorio.
Gli interventi per la competitività del settore hanno nei PSR italiani un peso molto maggiore rispetto al totale dei 28 paesi dell'Unione; il peso percentuale di tali interventi in Europa è pari al 20% mentre in Italia sale al 25%; tuttavia ciò è andato a discapito degli interventi ago-ambientali (Priorità 4) : in Italia si attestano infatti al 34% mentre a livello europeo il loro peso percentuale sale di 10 punti.
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27/05/2017
L'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, Ismea, rileva che "gli Stati Uniti si confermano un mercato di sbocco molto importante per i prodotti agroalimentari italiani: dopo Germania (17,5%) e Francia (10,9%), e' il paese oltre atlantico a costituire una delle mete principali dei prodotti italiani, con una quota del 10% dell'export".
"Guardando allo scambio con gli Usa - precisa l'istituto - il surplus per l'Italia nel 2016 e' stato di 2,9 miliardi di euro, 350 milioni di euro in piu' rispetto all'anno precedente: importiamo dagli Stati Uniti meno di quanto esportiamo, come confermato anche dai primi due mesi del 2017". "In controtendenza rispetto al resto dell'agroalimentare italiano, che ha mostrato un peggioramento del deficit rispetto a gennaio/febbraio 2016, la bilancia commerciale con gli Usa vede una crescita del surplus di 24 milioni di euro in avvio del 2017, grazie all'aumento delle esportazioni (+ 4,2%) e alla stabilita' delle importazioni (-0,3%)", evidenzia l'Ismea, rilevando che "negli ultimi due anni la crescita degli acquisti Usa dall'Italia e' stata maggiore rispetto all'espansione dell'import statunitense nel complesso, con un differenziale positivo del 2%" (Fonte: Agrapress).
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20/05/2017
La Regione Puglia annuncia la pubblicazione del bando della sottomisura 16.3 del Psr 2014-2020, "Cooperazione tra piccoli operatori per organizzare processi di lavoro in comune e condividere impianti e risorse, nonche' per lo sviluppo/la commercializzazione del turismo" e dell'operazione 16.3.2 "Creazione nuove forme di cooperazione per sviluppo e/o commercializzazione servizi turistici".
Il bando mette a disposizione 1,5 milioni di euro per costituire reti di micro-imprese che avviino proposte finalizzate alla progettazione, realizzazione e promozione di pacchetti turistici integrati, che sviluppino il territorio e diano impulso all'economia locale, attivando processi virtuosi di riqualificazione delle aree agricole. Il tutto, nelle intenzioni della regione, genererà importanti sinergie al fine di coniugare l'esigenza della conservazione del patrimonio rurale con quella di sostenere processi di crescita economica  e inclusione sociale.
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20/05/2017
Import ed export agricolo e agroalimentare risultano contemporaneamente in crescita nel nostro Paese. Lo rende noto l'Istituto nazionale di statistica, secondo il quale i prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca, su base annua, fanno registrare un aumento delle esportazioni del 7,9% e delle importazioni del 3,3%.
A sua volta, il capitolo prodotti alimentari, bevande e tabacco fa invece registrare, sempre a marzo 2017 su base annua, un aumento del 13,3% delle esportazioni e del 9,6% delle importazioni.
Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 interessano i Paesi dell'Unione europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all'Asia fino all'Oceania.
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14/05/2017
"Sono in arrivo 16,2 milioni di euro per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti in Veneto", rende noto la Regione. "La giunta regionale ha approvato il bando, ora al vaglio della terza commissione del Consiglio regionale, per ripartire la quota assegnata al Veneto dal Piano nazionale di sostegno al settore vitivinicolo", prosegue la Regione, spiegando che "a gestire il bando, i cui termini si apriranno a fine mese, sara' Avepa, l'agenzia per i pagamenti in agricoltura. Gli aiuti economici andranno a quelle aziende che estirpano i vecchi impianti e rinnovano i propri vigneti, o per ragioni fitosanitarie o per riqualificare i propri prodotti".
Il termine ultimo per la presentazione delle domande e' il 30 giugno (Fonte: Agrapress).
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14/05/2017
I rappresentanti della Dg Agri della Commissione hanno incontrato a Roma rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, delle Regioni e delle AdG per un momento di confronto e di analisi dello stato di attuazione della politica di sviluppo rurale in Italia.
In termini di programmazione, dal punto di vista finanziario l'Italia ha nel suo complesso programmato più della media UE sulla priorità P3 (filiere e gestione del rischio, 19% dei fondi contro il 10 % della media UE), mentre ha programmato di meno sulla P4 (tutela ambiente) dove ha messo il 34% delle risorse programmate contro il 44% della media UE.
Nel complesso i target italiani relativi alla percentuale di beneficiari che si prevede di finanziare sul totale delle aziende agricole risultano più bassi rispetto alla media UE (Fonte: Pianeta Psr).
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05/05/2017
"Dopo marzo anche aprile si rivela favorevole all'allevamento suinicolo nazionale", rende noto il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole, spiegando che "l'indice Crefis di redditivita' segna +5,2% su base congiunturale, ma soprattutto +23,3% rispetto ad aprile 2016".
"E' il mercato che spinge in alto la remunerativita' della suinicoltura. Ad aprile sono stati infatti registrati in forte aumento i prezzi dei suini pesanti da macello che sul mercato di Modena hanno raggiunto la quotazione di 1,661 euro/kg. Si tratta di prezzi piu' elevati del 5,3% rispetto a marzo e del 35,8% rispetto ad aprile dell'anno scorso", rileva il Crefis, informando che, sempre ad aprile, "salgono anche le quotazioni dei suini da allevamento che raggiungono i valori medi mensili piu' elevati da quando vengono rilevati i prezzi" (Fonte: Agrapress).
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30/04/2017
In una recente analisi, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) ha dichiarato che sono "in forte calo i finanziamenti per investimenti nel settore agricolo, rappresentati dallo stock di prestiti oltre il breve termine, che per il quinto anno consecutivo si e' evoluto negativamente".
Nel complesso, invece, la possibilità di accesso al credito da parte delle imprese agricole è rimasta quasi invariata. "Lo stock di prestiti bancari alle imprese agricole fotografato a fine 2016 ha perso il 2%, rispetto al livello di dicembre 2015, analogamente allo stock di prestiti intercettati dal complesso dei settori economici, -2,3%; in controtendenza soltanto le imprese del food & beverage, il cui stock ha guadagnato il 3,2% su base annua", rende noto l'Istituto.
Sulla base di una serie di rilevazioni di dati sul credito. Ismea afferma che "nello scenario di un rallentamento continuo dello stock complessivo, dal 2011 al 2016, il peso rivestito dall'agricoltura su quest'ultima grandezza e' andato aumentando dal 4,3% nel 2010 al 5% 2014, per poi rimanere costante sino al 2016".
Tra le interpretazioni possibili, quello di un rallentamento 'spontaneo' delle imprese agricole nella propria propensione ad investire nel settore.

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30/04/2017
I giovani in agricoltura sono in aumento, ma lo scenario dei titolari di impresa è ancora dominato dagli over 65.
E' quanto emerge da una recente analisi di Ismea, che sottolinea la persistente scarsa presenza di giovani imprenditori nel settore agricolo italiano.
L'Ismea, come riferisce la Rete Rurale Nazionale, prevede di attivare un osservatorio continuativo sui giovani e sul ricambio generazionale composto da riferimenti normativi, dati statistici e i risultati di indagini dirette e focus tematici presso campioni di aziende agricole condotte da giovani. I dati quali-quantitativi a disposizione - rendono noto fonti della RRN -  permettono di fornire un primissimo ma aggiornato contributo sul peso dei giovani agricoltori nel panorama agricolo italiano.
Impiegando i dati ISTAT dell'indagine infra-censuaria del 2013 sulla struttura delle aziende agricole, PianetaPsr sottolinea che i giovani agricoltori under 41 rappresentano solo l'8,3% del totale dei capi azienda. Per contro, le imprese condotte da ultra sessantacinquenni rappresentano il 42,5% delle aziende.
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22/04/2017
Con l'obbligo di indicare la provenienza delle materie prime impiegate per la produzione di latte, yogurt, burro, formaggi, latticini e altri derivati prodotti e commercializzati in Italia, "viene scritto un nuovo capitolo nel rapporto di maggiore trasparenza tra produzione e consumo nel sistema agroalimentare", afferma l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). Per l'istituto si tratta di "un cambiamento fondamentale, soprattutto nel mercato italiano dei formaggi, che vedeva sinora tutelata l'origine solo per i formaggi dop e igp, e che ora vedra' complessivamente tutelati oltre un milione di tonnellate di formaggi prodotti e commercializzati in Italia". 
"Il provvedimento consentira' al consumatore di conoscere l'origine delle materie prime di potenziali ulteriori 510.000 tonnellate di formaggi non dop prodotti e commercializzati in Italia, che si aggiungeranno alle 513.000 tonnellate di formaggi gia' certificati", fa notare l'Ismea, sulla base di proprie stime. "Nell'ambito degli acquisti domestici di latte e derivati, i formaggi e latticini costituiscono il 60% della spesa delle famiglie italiane, cui si aggiungono l'8% del latte fresco, il 13% del latte uht, il 13% dello yogurt, il 2% della panna, e il 3% del burro", conclude l'istituto (Fonte: Agrapress).
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22/04/2017
Il prossimo 20 maggio, presso la sede della Regione Emilia-Romagna, si riunirà una task force internazionale di esperti nell'ambito delle attività di approfondimento previste dal Programma Rete rurale nazionale 2014-2020.
il Centro di Politiche e Bioeconomia del CREA ospita infatti in Italia i lavori del Thematic group "Greening the Rural Economy, Resource efficiency" della Rete rurale europea.
50 esperti, provenienti da tutti i paesi dell'UE, si incontreranno a Bologna per discutere e confrontarsi sugli aspetti più avanzati della programmazione e gestione delle misure PSR dedicate a promuovere l'uso efficiente delle risorse naturali in agricoltura.

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15/04/2017
A fronte delle attuali difficoltà nella filiera del riso, il ministero delle Politiche agricole ha diffuso una sintesi delle proposte presentate dal dicastero in occasione della recente riunione del tavolo di filiera. Tra queste spicca l'ipotesi di introduzione di una etichettatura d'origine obbligatoria per il riso.
A tale proposito e' pronto uno schema di decreto per la sperimentazione dell'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta per il riso. Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso debbano essere indicati il paese di coltivazione del riso e quello di trasformazione. le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
Un'altra misura riguarda il rinnovo della richiesta attivazione della cosiddetta clausola di salvaguardia prevista dal regolamento Ue n. 978/2012.
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15/04/2017
E' stato un "inverno stabile senza periodi piovosi significativi", rende noto l'Anbi, l'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, nella sua sintesi meteoclimatica sul Nord Italia, ricordando che i propri consorzi di bonifica "monitorano costantemente l'evolversi della situazione, partecipando ai 'tavoli di concertazione' attivati dalle Regioni per contemperare i diversi interessi gravanti sulla risorsa idrica, ferme restando le priorita' normative: dopo l'uso umano c'e' quello agricolo".
"Si ripete ancora una volta il paradosso delle situazioni di crisi idrica - avverte l'associazione -: a fronte di un emergente stato di siccita' aumenta il rischio idrogeologico, derivato da terreni aridi, incapaci di assorbire eventuali, copiose piogge, la cui aumentata violenza e ricorrenza e' conseguenza acclarata dei cambiamenti climatici, che qualcuno si ostina a negare. Possiamo, quindi, solo sperare che le auspicate precipitazioni non accentuino le criticita' di territori gia' in difficoltà" (Fonte: Agrapress).
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08/04/2017
“Il 60% delle imprese agromeccaniche è pronta ad accedere ai fondi messi a disposizione dal Piano nazionale Industria 4.0, innescando investimenti tra gli 800 e i 1.200 milioni di euro”.
Sono queste le stime del Coordinamento degli Agromeccanici, formato da Unima e Confai, che ricorda come “il pressing sui ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico, operato dal CAI fin dall’inizio di gennaio sul tema dell’iper ammortamento, ha portato a risultati soddisfacenti per le imprese che operano nei servizi in conto terzi per l’agricoltura”.
Gli investimenti delle imprese agromeccaniche dovrebbero rivolgersi verso le trattrici (60%), l’attrezzatura (25%) e le macchine da raccolta (15%), con gli investimenti in direzione dell’agricoltura di precisione concentrati per oltre l’80% al Nord e nel Centro Italia.
Le rassicurazioni avute dal governo sull’interpretazione della disciplina del super ammortamento e dell’iper ammortamento hanno trovato conferma nelle specifiche inserite nella circolare dello scorso 30 marzo, che precisa che all’articolo 1, comma 11, della legge 232/2016,  “sono comprese, per esempio, macchine per l’agricoltura 4.0, quali tutte le trattrici e le macchine agricole – portate, trainate e semoventi – che consentono la lavorazione di precisione in campo grazie all’utilizzo di elettronica, sensori e gestione computerizzata delle logiche di controllo; sono, inoltre, inclusi dispositivi e macchine di supporto quali, ad esempio, sistemi di sensori in campo, stazioni meteo e droni”.
“L’apertura non era affatto scontata - puntualizza il CAI – ma, grazie all’impegno del nostro sindacato, unico della categoria che ha spinto per un inserimento di diverse tipologie di macchine e mezzi per l’agricoltura, ora è possibile per le imprese di meccanizzazione agricola pianificare investimenti in innovazione, favorendo così la crescita della filiera agroalimentare in termini di sicurezza alimentare, riduzione dei costi di produzione e di competitività”.
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08/04/2017
Aiutare le organizzazioni degli agricoltori europei a promuovere i loro prodotti sui mercati internazionali, fornendo informazioni utili sui finanziamenti disponibili e su norme e vincoli che regolano l'export verso i Paesi extra-Ue. È questo l'obiettivo del nuovo portale lanciato nelle scorse settimane dall'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare (CHAFEA) europea (http://ec.europa.eu/chafea/agri/).
All'interno di questo nuovo spazio i visitatori potranno trovare tutte le informazioni sui programmi di promozione attivi, grazie a un utile motore di ricerca interno che consente di individuare le iniziative per nazione, settore, tipologia di programma e Paesi obiettivo, e le norme li regolano. I visitatori potranno così scoprire quali programmi sono al momento aperti e come accedervi, ma anche capire quali passi è necessario compiere per proporre nuove iniziative, con un'analisi "step by step" delle procedure necessarie (Fonte: PianetaPsr).
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02/04/2017
Dalla collaborazione di due associazioni di categoria dell'alimentare italiano, Aidepi, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane e Aiipa, Associazione italiana industrie prodotti alimentari, e' nata Unione  Italiana Food. Presidente di Unione Italiana Food e' Paolo Barilla (Barilla Spa), il vice presidente e' Marco Lavazza (Luigi Lavazza Spa).
La nuova associazione rappresenta 450 imprese di oltre 20 settori merceologici, che danno lavoro a 65.000 persone e sviluppano un fatturato di oltre 35 miliardi di euro, di cui 10 miliardi di export (Fonte: Agrapress).
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02/04/2017
Il valore delle esportazioni agroalimentari comunitarie a gennaio 2017 ha raggiunto i 10,3 miliardi, con un aumento di quasi 1 miliardo di euro su gennaio 2016: lo comunica La Commissione europea, rilevando che gli Stati uniti rimangono la destinazione piu' importante per le esportazioni agroalimentari comunitarie, facendo registrare i piu' alti aumenti dei valori mensili delle esportazioni su base annua, +206 milioni di euro, e sono seguiti dalla Cina, +120 milioni.
I piu' consistenti aumenti dei valori mensili delle esportazione sono stati rilevati per il vino, +127 milioni, la carne di maiale, +112 milioni, e i distillati e liquori, +83 milioni. Il rapporto rileva inoltre che le esportazioni agroalimentari dell'Unione europea verso la Russia sono aumentate in valore del 3,6%", facendo di questo Paese la quinta destinazione delle esportazione agroalimentari europee (Fonte: Commissione Ue).
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25/03/2017
Il mais è particolarmente sensibile all’azione concorrenziale delle infestanti nelle prime fasi di sviluppo, nel periodo compreso tra le semina e la differenziazione della quarta foglia, per cui la massimizzazione delle potenzialità produttive si ottiene partendo su terreno pulito, mediante le ultime lavorazioni di affinamento o con azzeramento delle infestazioni mediante dosi appropriate dei numerosi formulati a base di glifosate autorizzati, ricordando che a livello europeo l’impiego di questo fondamentale principio attivo è stato rinnovato fino alla fine del 2017. In seguito la tecnica più razionale prevede trattamenti di pre-emergenza con prodotti ad azione residuale, se si escludono i suoli fortemente organici, con possibilità di risolvere la maggior parte delle infestazioni delle specie annuali.
L'approfondimento è disponibile su "Il Contoterzista" n.3/2017.
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18/03/2017
Pubblicati nel Bur del Veneto i bandi per accedere ai contributi per investimenti nel settore vitivinicolo. Le risorse finanziarie che la Regione Veneto mette a disposizione quest'anno per le aziende del settore vitivinicolo che investono nel miglioramento dei propri impianti e infrastrutture e nella filiera di trasformazione e commercializzazione ammontano a oltre 6 milioni di euro.
I termini di presentazione delle domande per l'erogazione dei fondi vanno dal 18 marzo al 7 aprile. "Con questa misura di aiuto, prevista dall'organizzazione comune di mercato - dichiara l'assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Pan - la Regione potra' sostenere fino al 40% della spesa effettuata dalle imprese per investimenti" (fonte: Agrapress).
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18/03/2017
Tra ottobre e dicembre 2016, quasi 44 mila agricoltori di tutta l'unione europea hanno ridotto in modo volontario la propria produzione lattiera di circa 852.000 tonnellate, aderendo al programma lanciato l'estate scorsa e finanziato con 150 milioni di euro: è quanto ha reso noto il commissario all'Agricoltura Phil Hogan in una recente uscita pubblica.
secondo Hogan, questo programma ha contribuito alla ripresa dei prezzi del latte nell'Ue che si riscontra negli ultimi mesi e piu' in generale a riequilibrare il mercato del settore.
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12/03/2017
Il  "Rapporto sull'agricoltura del Mezzogiorno" rileva come tra il 2015 e il 2016 il Sud (+0,8%) sia cresciuto più del Nord (+0,5%) soprattutto grazie all'agricoltura che registra un +7,3%.
Segnali positivi anche da esportazioni (nel 2015 i prodotti agricoli del Sud fanno segnare un +15,5%), investimenti (raggiunti 2 miliardi e 217 milioni  con un +9,6% rispetto al 2014) e occupazione, in particolare quella giovanile che registra un +13%. Nei primi 9 mesi del 2016 sono 20 mila le nuove imprese agricole degli under 35 nel Mezzogiorno (Fonte: Pianetapsr).
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12/03/2017
L'Italia guida la classifica dei Paesi che con la Pac hanno riservato maggior budget a produzione e consumo di energie da fonti rinnovabili in agricoltura.
Certamente un ruolo determinante in questa crescente attenzione per le tematiche ambientali è stato svolto dal sostegno offerto alla produzione e al consumo di energie rinnovabili dal pilastro della Politica agricola Comune dello Sviluppo Rurale. In particolare, nell'ambito della priorità 5, (Incentivare l'uso efficiente delle risorse e il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale), gli Stati membri possono includere misure volte ad incoraggiare la produzione e l'uso di energia proveniente da fonti rinnovabili nell'ambito dei propri programmi di sviluppo rurale (Fonte: RRN).
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05/03/2017
“Il futuro del mais in Pianura Padana sarà sempre più legato a due fattori: accanto all’autoconsumo zootecnico, infatti, si sta affiancando la destinazione alimentare umana, quest’ultima sostenuta da listini più generosi e dall’assenza delle aflatossine”.
A dirlo è il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali, che prevede per le semina primaverili una sostanziale stabilità delle colture di mais nel Mantovano e nelle province limitrofe, ma con un incremento appunto del prodotto per uso umano.
“Quest’anno dovrebbe registrare un incremento la barbabietola, come conseguenza della riapertura dello stabilimento Eridania-Sadam di San Quirico – annuncia Speziali – con una crescita del 15-20 per cento rispetto allo scorso anno, peraltro molto calmo per la barbabietola”.
Anche il pomodoro da industria, nonostante le solite incertezze legate ai contratti di conferimento, non perderà superfici. “Mantova si conferma la prima provincia lombarda per produzione di pomodoro”, conferma il presidente di Confai.
L’interesse per il biologico è elevato e le richieste alle imprese agromeccaniche sono molte. “È una delle grandi novità – dice Speziali – anche se il periodo di conversione al biologico è di tre anni per la destinazione alimentare e di due anni se la materia prima trova utilizzo zootecnico”.
In questo caso è un vero e proprio boom. “Dai riscontri che i contoterzisti hanno da alcuni mesi – precisa Speziali - le superfici con coltivazioni biologiche cresceranno del 40% entro il 2020, pur partendo da una base limitata”.
Il 2017 della soia sarà marcato da una imprevedibile incertezza. “Le indicazioni sono contrastanti e per ora gli operatori ipotizzano una crescita moderata, spinta da prezzi oggi sostenuti – afferma Speziali -. I nostri clienti non possono però non tenere in debita considerazione gli incrementi produttivi previsti negli Stati Uniti e in Argentina, aspetti che potrebbero portare a un ribasso dei listini, anche repentino, a partire da settembre, qualora si mantenessero elevate le scorte”.
Molto difficile prevedere le intenzioni di semina sul riso, coltura che viene seminata tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio. In questo caso, le incognite sono tre. “Siamo alle prese con una significativa instabilità dei mercati, una forte concorrenza dall’estero, sostenuta anche da consumi che cambiano, e dai problemi relativi alla siccità – sintetizza il numero uno di Confai Mantova -. Qualora le precipitazioni si mantenessero scarse come nei mesi precedenti, appare inevitabile una riduzione delle superfici”.
In chiave di utilizzo bioenergetico le superfici agricole mantovane potrebbero vedere la comparsa del sorgo ligneo, relativamente al quale nell’area mantovana al confine con il Cremonese è in corso un progetto per la pellettizzazione del prodotto a scopo energetico.
I rincari del greggio, invece, sono ancora troppo deboli per dare una spinta rilevante alle colture vocate, come colza e girasole.
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05/03/2017
Nel 2017 si prevede una produzione mondiale di grano di 744.5 milioni di tonnellate, con un "declino dell'1,8% rispetto al livello record del 2016", rende noto la Fao, che ha diffuso oggi le prime anticipazioni.
"Gli agricoltori in Nord America hanno ridotto le semine a favore di colture piu' costose, mentre le prospettive per il grano invernale sono solide nella Federazione Russa, nell'Unione europea, in Cina, in India e in Pakistan, secondo il bollettino Fao sull'offerta e la domanda mondiale di cereali", sottolinea la Fao, evidenziando che "le prospettive per i cereali secondari, soprattutto per il mais, sono generalmente favorevoli nel sud del mondo, dove il raccolto e' nella sua fase finale di sviluppo" (Fonte: Agrapress).
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02/03/2017
La giunta regionale della Toscana ha approvato e pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione la graduatoria riguardante i risultati del bando rivolto alle imprese agricole e agroalimentari che operano nell'ambito della trasformazione, commercializzazione e sviluppo dei prodotti agricoli.
Si tratta della cosiddetta Sottomisura 4.2 del Psr. In seguito a tale approvazione riceveranno un finanziamento 57 progetti per un totale di 15 milioni di euro, che genereranno ben 50 milioni di euro di investimenti.
L'obiettivo è di rafforzare le filiere agroalimentari toscane e valorizzare le produzioni di qualita' diffuse sull'intero territorio regionale.
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24/02/2017
In una nota l'Istat rende noto che nel mese di gennaio 2017, l'indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell'1% su base annua.
Il rialzo dell'inflazione - secondo l'analisi dell'Istat - "e' dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilita'. si tratta in particolare della netta accelerazione della crescita tendenziale dei beni energetici non regolamentati (+9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli alimentari non lavorati (+5,3%, era +1,8% a dicembre)".
La maggiore spinta verso una ripresa dell'inflazione, che fa seguito ad un periodo di sostanziale inflazione zero, sarebbe principalmente dovuta agli aumenti - in alcuni casi anche a doppia cifra - registrati nei prezzi di molte varietà di verdure fresche e frutta, come conseguenza dei danni generati da maltempo e gelo.
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24/02/2017
"Quale futuro aspetta la montagna italiana?" si chiede l'Accademia dei Georgofili, sottolineando che "il terremoto che ha colpito le aree appenniniche del centro Italia, nella sua tragicita', ha messo a nudo i fragili meccanismi che regolano la vita delle comunita' di montagna, il ruolo fondamentale dell'agricoltura e della coesione sociale, la minaccia incombente di un abbandono senza ritorno".
"Al di la' dello spaccato drammatico, per il cui recupero tutte le istituzioni sono impegnate - prosegue l'Accademia - la 'montagna' in tutto il paese e' stretta tra minacce incombenti e opportunita' che devono essere colte. Ecco perche' il tema e' al centro di un ampio dibattito orientato a stimolare nuove progettualita' basate sulla consapevolezza che vi sono numerosi punti di forza e opportunita' da valorizzare. Il convegno del 24 febbraio 2017, 'La montagna italiana nello sviluppo rurale: problematiche e prospettive economiche, sociali, ambientali e istituzionali' parte dalla considerazione che la 'montagna' non e' tutta uguale, ma e' un 'mosaico' di situazioni diverse da nord a sud dell'Italia, ciascuna delle quali ha una propria identita' e detiene risorse la cui valorizzazione richiede percorsi partecipativi che devono essere costruiti responsabilmente dagli attori stessi del territorio (Fonte: Agrapress).
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18/02/2017
Il florovivaismo in Italia ha superato la soglia dei 2,5 miliardi di euro, di cui circa 1,15 per la sola produzione di fiori e piante da vaso. Sono ben 27mila le aziende impegnate nel settore, per un totale di 100mila addetti e quasi 29mila ettari di superficie agricola complessivamente occupata.
Tra le regioni più vocate ci sono la Liguria, la Toscana, il Lazio, la Campania, la Puglia, la Lombardia e la Sicilia.
L'export rappresenta un quarto del valore complessivo annuo della produzione florovivaistica in Italia. Tra i principali mercati di destinazione delle piante in vaso si annoverano la Germania, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e il Belgio, mentre come mete di alberi e arbusti, oltre ai Paesi già citati, vanno aggiunti la Spagna, la Turchia e la Svizzera. Tra i Paesi che importano fogliame nostrano spiccano invece Paesi Bassi, Germania e Francia, mentre per i fiori recisi il primo sbocco di mercato è quello dei Paesi Bassi (Fonte: Mipaaf).
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18/02/2017
A dicembre 2016 - secondo quanto informa l'Istituto nazionale di statistica - il capitolo prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca fa registrare su base annua un incremento delle esportazioni nella misura dell'8,9% e un calo dell'1,2% delle importazioni.
il capitolo prodotti alimentari, bevande e tabacco, sempre a dicembre 2016 su base annua, fa invece registrare aumenti delle esportazioni del 5,1% e delle importazioni del 6% (Fonte: Istat).
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02/02/2017
“La recente analisi di Ismea dà atto dei sacrifici che da tempo i contoterzisti italiani stanno facendo al fine di contribuire in maniera significativa al contenimento dei prezzi di produzione delle aziende agricole, ancora alle prese con gli strascichi di una crisi che nel settore primario non sembra ancora avere fine”.
È il commento del Coordinamento degli Agromeccanici Italiani (CAI), costituito da Unima e Confai, alla luce del report di Ismea che evidenzia come il 2016 si sia chiuso per il terzo anno consecutivo con una riduzione dei costi di produzione a carico delle aziende agricole, ma con un calo della redditività media aziendale del 5,1% e una flessione del reddito dei contoterzisti del 2 per cento.
Senza l’apporto esterno delle imprese agromeccaniche, lo scenario avrebbe potuto essere senza dubbio peggiore.
“In alcune aree del nostro paese il contenimento dei costi delle prestazioni agromeccaniche è stato facilitato da una programmazione più razionale delle lavorazioni, mediante una collaborazione più aperta e di medio termine tra agricoltori e agromeccanici”, afferma Silvano Ramadori, presidente di Unima.
Nondimeno, aggiunge Leonardo Bolis, presidente di Confai, “non si può non evidenziare che il fenomeno del calo dei prezzi è anche legato al fatto che gli agromeccanici, investendo in tecnologia moderna e sostenibile, hanno contribuito ad abbassare i costi di produzione per unità lavorativa, sia essa intesa ad ettaro o per tonnellata”.
Occorrerebbe lavorare ancora in questa direzione, è convinto il CAI, per raggiungere risultati ottimali in termini di gestione delle superfici agrarie: una maggiore volontà di coordinamento da parte delle imprese che usufruiscono dei servizi agromeccanici potrebbe generare risparmi significativi di input produttivi con effetti positivi sui bilanci aziendali e sull’ambiente.
Ad ogni modo, a fronte dei sacrifici che la categoria delle imprese agromeccaniche si è imposta come contributo alla competitività del settore primario – prosegue il CAI - occorre ora qualche segno tangibile da parte delle istituzioni verso un comparto, quello del contoterzismo, che da sempre si confronta con il mercato senza godere di nessun tipo di supporto pubblico.
Le imprese agromeccaniche, peraltro, non chiedono sussidi né privilegi, ma semplicemente di poter accedere, in condizioni di parità con le altre imprese operanti in agricoltura, alle risorse stanziate dall’Unione europea per gli investimenti in innovazione tecnologica. Questo per continuare il trend di riduzione delle tariffe, a tutto vantaggio del sistema agricolo nazionale.
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29/01/2017
Le vendite nel mercato mondiale del vino continueranno a registrare performance ampiamente positive: e' quanto emerge dal report realizzato dal Centro studi e ufficio internazionalizzazione di Confcooperative su elaborazione dati Euromonitor.
Complessivamente, nel periodo 2015/2020, per le vendite mondiali di vino rosso si prevede una crescita del 17,7% dei volumi di vendita (+10,4% l'incremento in valore). Positive anche le stime per il vino rose' (+9,3% in volumi e +10,9% in valore) e per il vino bianco (+11,2% in volumi e 11,8% in valore) e i vini frizzanti (+15,4 in volumi e +16,9% in valore). Continueranno a crescere, in particolare, i volumi di vendite di vino nel mercato statunitense, dove si stimano performance ampiamente positive per le vendite di bollicine con un aumento del 24,6% delle vendite (Fonte: Agrapress).
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29/01/2017
Si e' svolto all'Accademia dei Georgofili un seminario sul tema "Un nuovo approccio per valutare l'impatto ambientale di prodotti vegetali ed animali": ne da' notizia l'accademia, informando che durante l'incontro e' stato sottolineato che "le abitudini alimentari delle popolazioni e dei singoli dipendono da molteplici fattori geografici, climatici, culturali, ideologici e religiosi che sono difficili da modificare, ma potrebbero essere riconsiderati in una prospettiva ecologica".
"Numerosi riferimenti bibliografici confermano che la destinazione di superfici agrarie per la coltivazione di specie vegetali o in alternativa per l'allevamento del bestiame e di piccoli animali, ha un grande impatto sul consumo di territorio e sulla sua sostenibilita'", sottolinea l'accademia
 (Fonte: Agrapress).
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17/01/2017
“L’accesso delle imprese agromeccaniche alla Pac rappresenta un passo in avanti da compiere per non perdere terreno sul versante della competitività e della sicurezza delle produzioni e sul lavoro”. Lo ha detto alla vigilia di Bovimac (24ª mostra bovina d’inverno e 21ª rassegna delle macchine e attrezzature per l’agricoltura e la zootecnia), il direttore di Confai Mantova Sandro Cappellini, coordinatore nazionale del sindacato delle imprese agromeccaniche e agricole.
“Ammettere il mondo del contoterzismo nell’alveo della Pac per agevolare l’introduzione di mezzi e macchine innovative e di strumenti all’avanguardia come l’agricoltura di precisione – ha precisato Cappellini – può contare su precedenti significativi e universalmente accettati da tutti gli stakeholder come le misure dedicate all’innovazione nell’agroindustria”.
Nessuna risorsa distolta, poi, da quelle destinate come aiuti diretti agli agricoltori. “Bisogna distinguere tra misure del Primo pilastro, cioè gli aiuti diretti alle imprese agricole, e le misure dedicate allo Sviluppo rurale, contenute nel Secondo pilastro della Pac – ha proseguito il direttore di Confai Mantova -. Un’apertura alle imprese agromeccaniche non avrebbe alcun effetto sul Primo pilastro, ma solamente sul alcune misure del Secondo, specificatamente previste per l’ammodernamento e l’innovazione”.
Il futuro del mondo agricolo sembra orientarsi sempre di più verso la sostenibilità ambientale, economica ed occupazione. “Come imprese di meccanizzazione agricola stiamo guardando con attenzione agli studi di realtà all’avanguardia come Case, che ha in corso il progetto su una trattrice senza operatore che si guida da sola, attraverso delle app. Questo permetterebbe di abbattere i costi e, allo stesso tempo, di aumentare la sicurezza sul lavoro. E sono innovazioni i cui costi possono permetterseli solo gli imprenditori agromeccanici o i grandi agricoltori, piuttosto rari in Italia per la frammentazione poderale che ancora oggi caratterizza l’agricoltura”.
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17/01/2017
È un’agricoltura a crescita zero quella che emerge dalle previsioni per il 2017 elaborate dall’Osservatorio economico di Confai Academy per conto di Confai Bergamo: il pronostico offerto vede infatti le aziende della provincia orobica alle prese con una situazione di prezzi e costi che, al di là dei movimenti ciclici dei mercati internazionali, potrebbe verosimilmente caratterizzarsi per un’estensione degli effetti generali della deflazione anche all’intera economia agricola locale.
“L’esistenza di un fronte sostanzialmente stazionario nel futuro prossimo del settore agricolo non costituisce necessariamente una cattiva notizia – commenta il presidente provinciale e nazionale di Confai, Leonardo Bolis –. Si tratta, ad ogni modo, di un insieme di valutazioni di cui occorre tener conto al fine di impostare nel migliore dei modi l’annata agraria e, soprattutto, i piani di gestione aziendale”.
In termini di andamento generale del Pil agricolo provinciale, Confai Academy prevede che non verrà superata la soglia dei 570 milioni di euro, pari al risultato globale dello scorso ciclo produttivo. Nel corso del 2017 lo stesso fatturato complessivo di settore potrebbe essere raggiunto nonostante un possibile decremento della produzione lorda vendibile del settore vegetale, prevista in calo tranne che per il frumento duro (prodotto peraltro assai marginale in Bergamasca).
La contrazione della Plv vegetale sarebbe compensata in primo luogo da un lieve incremento nominale del fatturato zootecnico, dovuto all’aumento del prezzo del latte alla stalla concordato tra allevatori e industria di trasformazione.  Potrebbe avere riflessi positivi anche la nuova indicizzazione del prezzo del prezzo del latte, legata per  una quota del 30% al valore del Grana Padano: la previsione di questo parametro è significativa per un territorio come quello di Bergamo, che è la prima provincia a livello nazionale per numero di prodotti contraddistinti dal marchio DOP (11, di cui 9 sono formaggi).
Nei primi mesi del 2017 si dovrebbe inoltre registrare una certa prosecuzione del miglioramento della performance del comparto suinicolo, sulla scia della moderata crescita dei valori medi della carne suina propria del secondo semestre del 2016. In Bergamasca, lo ricordiamo, sono attualmente censite più di 700 aziende suinicole attive, benché gli allevamenti definiti ‘ad alta specializzazione’ siano poco più di un centinaio.
“L’arrivo di un nuovo anno è sempre un'occasione eccellente per ricalcolare il GPS aziendale – commenta Bolis - In altre parole, è il momento giusto per riprogrammare la rotta dei propri affari.
Quella che probabilmente più conta, in tempi di prolungata stagnazione economica, è la pianificazione della gestione aziendale complessiva, a partire dalla struttura dei costi e dei progetti di investimento”.
La ricetta proposta da Confai per affrontare il 2017 è quella di un’attenta razionalizzazione dei costi con conseguente riduzione di voci di spesa sovradimensionate o addirittura improduttive. “Questa pratica - sottolinea il direttore di Confai Bergamo, Enzo Cattaneo – dovrebbe peraltro essere ripetuta più di una volta nel corso dell'anno, e non solo in periodi di crisi, in quanto permette di fatto di liberare risorse per migliorare i bilanci aziendali e perfino per sbloccare investimenti già programmati da tempo”.
Altra direttrice importante è la distinzione tra risorse interne e risorse esterne. “Nell'economia globale – prosegue Cattaneo - con scenari sempre più imprevedibili e mutevoli, una struttura aziendale più ‘terziarizzata’, e quindi più leggera, può rappresentare già per sé sola un'eccellente assicurazione sul futuro della propria impresa”.
Tra le tipologie aziendali che dovrebbero continuare a progredire nonostante la generale situazione di crescita zero, si annoverano le aziende multifunzionali condotte da giovani e con vocazione ecologica, trainate dal consumo di prodotti bio locali – che in Lombardia continua a crescere con numeri a doppia cifra – e da una generale propensione all’innovazione propria di queste imprese, che rappresenta un fondamentale fattore competitivo.
Tra le aziende condotte prevalentemente dalle giovani leve si prevede infine la prosecuzione del trend estremamente positivo fatto registrare dal comparto caprino, che nel 2006 contava in Bergamasca un totale di 8.300 capi e lo scorso anno ha raggiunto la soglia di 10.700 capi, risultato ragguardevole soprattutto se si considera la vocazione prevalentemente montana di questo settore della zootecnia orobica.

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13/01/2017
Ha ripreso nello scorso mese di dicembre, dopo la pausa manifestatasi a novembre, il buon andamento che da molti mesi caratterizza la redditivita' dell'allevamento suinicolo nazionale: è quanto afferma il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole (Crefis), rendendo noto che l'indice elaborato dallo stesso centro di ricerche segnala +1,7% rispetto a novembre, ma soprattutto +21,7% nei confronti del dicembre 2015.
Secondo l'istituto economico, "a spingere la perfomance economica sono i prezzi dei suini pesanti da macello, che a dicembre alla Borsa merci di Modena hanno mediamente quotato 1,627 euro/kg a peso vivo, in crescita del +2,9% rispetto a novembre e del 31% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente" (Fonte: Crefis).
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13/01/2017
Dovranno essere presentate dal 23 gennaio al 31 marzo le domande per interventi in materia di innovazione da parte dei cosiddetti Gruppi operativi per l'innovazione (Goi), i quali rappresentano forme di partenariato tra aziende agricole, enti di ricerca pubblici o privati ed altre tipologie aziendali.
Si tratta di un nuovo stanziamento da 5,4 milioni di euro di contributi previsti dai nuovi bandi del Psr 2014-20 in materia di innovazione. Saranno concessi finanziamenti, in particolare, per la difesa della biodiversità, la valorizzazione dei sottoprodotti, la riduzione dei gas serra prodotti dagli allevamenti e sistemi per favorire la conservazione e il sequestro di carbonio (Fonte. Regione Emilia Romagna).
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05/01/2017
Investimenti e agroambiente sono protagonisti della spesa dell'attuale programmazione per lo sviluppo rurale nel nostro Paese.
Toccata quota 855 mln di euro, con buone performance per immobilizzazioni materiali, indennità e pagamenti agro-climatico-ambientali.
Intanto prosegue l'iter della revisione di medio periodo della PAC (il cosiddetto "Omnibus") che dovrebbe portare più flessibilità in materia di giovani agricoltori, semplificare l'accesso ai prestiti con gli strumenti finanziari UE, e uno strumento di stabilizzazione del reddito su misura per specifici settori (Fonte: Rete rurale nazionale).
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05/01/2017
Con oltre 3 milioni di euro l'Emilia Romagna punta al rafforzamento degli interventi per la conservazione ed il ripristino della biodiversità e degli habitat ad alto valore naturale.
A tanto ammontano le risorse messe a disposizione dalla Regione, attraverso due bandi per i quali è possibile fare domanda fino al 28 febbraio del 2017. I due bandi, che danno continuità alla programmazione del PSR avviata nel 2015 nell'ambito della Misura 10 "Pagamenti agro-climatico-ambientali" riguardano in particolare la"Gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000 e conservazione di spazi naturali e seminaturali e del paesaggio agrario" (tipo di operazione 10.1.09) e il "Ritiro dei seminativi dalla produzione per venti anni per scopi ambientali e gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000" (Fonte: PianetaPsr).
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30/12/2016
E' sempre più evidente il ruolo trainante dell'attività agrituristica e la necessità di valorizzare chi sa fare rete con le aziende vicine.
Ogni giorno nascono 2 nuove aziende agrituristiche: in tutto sono 22.238 le aziende agrituristiche autorizzate italiane. Nel 2015 se ne sono registrate 494 in più rispetto all'anno precedente (+2,3%).
Tra le cifre rilevanti: oltre 165 milioni di notti passate negli agriturismi negli ultimi 15 anni, oltre 190 mila ettari di paesaggio curato e fruibile grazie alla presenza delle attività agrituristiche, e oltre 22.000 fabbricati restaurati con un significativo recupero del patrimonio edilizio rurale.
Altro dato di assoluto interesse:oltre 260 mila aziende con vendita diretta, 2.384 aziende con attività didattiche e circa 1200 aziende stimate con attività sociali (Fonte: AgrieTour, edizione 2016).
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30/12/2016
La programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 si occupa anche di promuovere l'informazione e la conoscenza di prodotti di qualità, attraverso le attività svolte dalle associazioni di produttori. A svolgere questa funzione è la sotto-misura 3.2, intitolata "sostegno per attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno", prevista nei PSR di 19 Regioni italiane (tutte ad eccezione di Trento e Bolzano).
Tra le principali attività finanziate dalla stessa si annovera la partecipazione a fiere, mostre, rassegne, concorsi e altri eventi informativi e promozionali, sia in ambito nazionale che internazionale. Inoltre, risultano ammissibili al sostegno la realizzazione di seminari, incontri e workshop con gli operatori che si occupano di produzione, commercializzazione, trasformazione e promozione di prodotti di qualità e la realizzazione di attività di promozione presso i canali GDO e Ho.re.ca.
I potenziali beneficiari della sotto-misura non sono i produttori agricoli, bensì le Organizzazioni di produttori (OP), le Associazioni di organizzazioni di produttori (AOP), e in molti casi anche cooperative, consorzi e reti d'impresa (Fonte: PianetaPsr n. 57).
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23/12/2016
Buone notizie per l'industria alimentare nazionale.
A ottobre 2016 - rende noto l'Istituto nazionale di Statistica - il fatturato delle industrie alimentari e delle bevande ha fatto registrare un aumento del 3,4% su base annua.
Il dato è ancor più rilevante, fa notare l'Istat, soprattutto se posto in relazione con le altre industrie produttive che, in generale, nel periodo corrispondente hanno subito un calo significativo, in media dell'ordine dello 0,9%.
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17/12/2016
All’indomani della celebrazione della Giornata Internazionale delle Montagne, avvenuta domenica 11 dicembre,  Confai Bergamo annuncia un nuovo approfondimento sullo stato di salute dell’agricoltura montana della provincia a cura dell’Osservatorio economico di Confai Academy.
“L’agricoltura svolge tuttora un ruolo chiave nell’ambito delle aree montane  – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – e l’analisi che stiamo conducendo sulla situazione e le prospettive del settore primario in montagna è, in realtà, una fotografia circa le condizioni socio-economiche generali degli insediamenti e delle attività d’alta quota”.
Le prime valutazioni effettuate da Confai richiamano l’attenzione su un tessuto imprenditoriale agricolo indubbiamente caratterizzato da alcuni punti di forza, quale la presenza di titolari o contitolari giovani, ossia con meno di 40 anni, in oltre il 25% delle aziende agricole montane bergamasche.
“Contrariamente all’opinione corrente, nella maggior parte dei casi che compongono il campione sotto osservazione – commenta Enzo Cattaneo, segretario generale del centro di formazione e direttore di Confai Bergamo – non abbiamo notato grossi problemi in termini di ricambio generazionale: un elevato numero di titolari over 60 si mostra disposto a lasciare di buon grado la guida dell’azienda ai componenti più giovani, comprendendo il maggiore dinamismo e la propensione all’innovazione che derivano da un impegno diretto dei giovani in funzioni gestionali”.
Nondimeno, secondo l’Osservatorio di Confai Academy, questi segnali non sarebbero sufficienti a dare una vera spinta in avanti alle oltre 1.100 aziende professionali che gestiscono quasi 30.000 ettari di superficie agricola montana in territorio orobico.
“Il problema rimane innanzitutto quello dei fatturati – osserva senza mezzi termini Cattaneo –, che nel campione analizzato non superano la soglia media di 24.000 euro annui per azienda, configurando un’economia agricola montana che nella maggior parte dei casi rappresenta solo un complemento del reddito familiare, anziché costituirne il perno, come succedeva in passato”.
Quali strade percorrere per evitare che i giovani si scoraggino e abbandonino l’attività agricola in montagna? Mentre la pura attività zootecnica mostra uno stato di perdurante difficoltà, segnali positivi vengono dalle imprese agricole che sono state in grado di declinare le attività tradizionali nell’ottica di una moderna multifunzionalità, facendo leva su trasformazione dei prodotti, vendita diretta e agricoltura di servizio. Una delle prove sta nel fatto che le aziende zootecniche con le migliori prospettive appartengono al novero delle imprese che trasformano il latte direttamente in laboratori aziendali o in caseifici cooperativi, realizzando un significativo valore aggiunto che si applica attualmente a quasi un quarto della produzione lattiera bergamasca.
“Ad ogni modo – conclude Bolis – possiamo affermare con certezza che il territorio montano bergamasco attende ancora una piena valorizzazione, obiettivo al quale ci si potrà avvicinare solo mediante una strategia articolata che sappia unire in un grande sforzo collaborativo istituzioni, imprese e organizzazioni professionali”.

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16/12/2016
“La Pac sta vivendo una svolta e le politiche agroambientali, nelle quali anche l’agricoltura conservativa si inserisce, rappresentano un’opportunità per la difesa del suolo e la salvaguardia dell’ecosistema. La tendenza è in crescita, anche in Lombardia”.
A dirlo è stato l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, intervenendo al Centro Fiera di Montichiari alla giornata di studio su “Agricoltura conservativa: dalla teoria alla pratica. Evoluzione e gestione delle infestanti”.
“I dati sono chiari – ha specificato Fava -. Nel Programma di sviluppo rurale 2007-2013 la misura 214 prevedeva incentivi per l’adozione di pratiche di agricoltura conservativa. Le domande sono state 438 per circa 21.600 ettari, con assoluta prevalenza della minima lavorazione rispetto alla semina su sodo”.
Nell’attuale programmazione, in corso fino al 2020, le agevolazioni per adottare l’agricoltura conservativa sono comprese nella misura 10, operazione 10.1.04. “Le domande pervenute sono diventate 623, per una superficie di 30.000 ettari e un contributo complessivo di quasi 8 milioni di euro. Si tratta di nuove aree, perché i contributi non sono cumulabili sulle superfici che hanno beneficiato del contributo nel Psr precedente”.
La preferenza del mondo agricolo si conferma verso la minima lavorazione, con le adesioni più significativa nei territori di Pavia (198 domande, 10.528 ettari, 3.117.594 euro richiesti), Cremona, Mantova e Lodi (188 domande, 7.431 ha, 1.743,383 euro richiesti), Milano (137 domande, 7.767 ha, 2.020.747 euro richiesti) e Brescia (64 domande, 2.618 ha, 611.168 euro richiesti).
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09/12/2016
"Per i parametri del Food sustainability index 2016 il settore agricolo italiano e' tra i piu' sostenibili del mondo, mentre al contrario l'Italia si trova al terzultimo posto per ipernutrizione e seconda per il numero di bambini tra i 2 e i 18 anni in sovrappeso, significa che la sfida della filiera si sposta nel campo dell'educazione alimentare", afferma Marco Speziali, presidente di Confai Mantova e di Confai Academy. Per Sandro Cappellini, direttore di Confai Mantova e coordinatore nazionale di Confai, "l'agricoltura italiana ha saputo terziarizzare alcune operazioni per migliorare il management aziendale. questo ha fatto si' che potessero migliorare quegli aspetti ai quali anche il consumatore presta particolare attenzione, come l'impronta idrica e la gestione dell'acqua, la diversificazione e la conservazione dei suoli, l'agricoltura biologica".
Secondo i dati dell'ultimo Rapporto sul contoterzismo - osserva Confai - "le 11mila imprese agromeccaniche italiane sono sempre piu' determinanti nelle fasi che vanno dalla preparazione del letto di semina alla raccolta, favorendo la riduzione dei costi alla produzione".
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04/12/2016
Il comparto dell’agricoltura biologica fa segnare da anni una crescita progressiva, ancorché non impetuosa, in termini di apporto del territorio bergamasco nel contesto regionale: la nostra provincia si posiziona attualmente al quinto posto in Lombardia con un apporto alla produzione regionale superiore all’11 per cento del totale.
“La Lombardia – fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy - è la prima regione italiana per numero di gruppi di acquisto che si dedicano specificamente alla selezione e al consumo di prodotti dell’agricoltura biologica, a riprova dell’esistenza di un mercato fatto di consumatori consapevoli che optano per beni agroalimentari di elevata qualità. La presenza di tali compagini organizzate di consumatori rappresenta uno dei fattori alla base del crescente successo della vendita diretta di prodotti bio”.
A fronte di significativi margini di espansione garantiti dalla crescita della domanda, per Confai è giunto il momento di dare impulso alla produzione biologica mediante una migliore cooperazione tra tutti gli attori della filiera.
“L’agricoltura biologica non è più una questione limitata all’apporto dell’ultimo anello della filiera, rappresentato generalmente da piccoli produttori-trasformatori - osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai -, ma coinvolge necessariamente con un ruolo attivo anche le imprese di meccanizzazione agricola. Se è vero che la nuova frontiera del comparto in Lombardia è legata all’apertura di una serie di nuovi caseifici dediti specificamente alla lavorazione di latte biologico, ci troveremo presto di fronte alla necessità di incrementare rapidamente la produzione di alimenti specifici per ottenere produzioni animali organic. Ciò significa che serviranno essiccatoi e magazzini rigorosamente certificati e puntualmente sottoposti a verifiche periodiche, condizioni che spesso solo le imprese contoterziste possono assicurare grazie alla propria professionalità e alla disponibilità ad investire i capitali necessari”.
Il quadro delineato da Confai trova conferma nelle valutazioni effettuate dalla Regione Lombardia, che nei giorni scorsi aveva evidenziato, per bocca dell’assessore lombardo  all’Agricoltura, Gianni Fava, come nel 2015 i consumi di prodotti bio sul territorio lombardo siano cresciuti del 13% nel 2015, configurando una domanda abbondantemente superiore all’offerta locale”.
“L’auspicio – conclude Bolis – è che grazie ad una più stretta cooperazione tra aziende agromeccaniche, produttori e trasformatori, si possa dare impulso ad una parte del settore primario nel quale, in ultima istanza, le regole del gioco sono definite da un’ampia categoria di consumatori desiderosi di esercitare un controllo più diretto sui processi produttivi e sulla qualità dei prodotti”.

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04/12/2016
Oltre ai fondi comunitari, gli agricoltori under 40 possono contare su una serie di importanti strumenti per avviare e potenziare la propria impresa - alcuni nuovi - messi a disposizione da Ismea. E' quanto riferisce Fabio Del Bravo in un ottimo articolo pubblicato recentemente su PianetaPsr, rivista online della RRN.
Il sostegno ai giovani agricoltori può contare sull'importante leva dei Psr con le varie soluzioni messe a punto dalle Regioni per ottimizzare la fruizione delle misure da parte dei giovani ma, in Italia, ha storicamente un fondamentale alleato nellestrategie messe a punto da Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, che recentemente ha ulteriormente sviluppato alcuni strumenti innovativi.
Uno dei pilastri fondamentali di questa strategia di sostegno è rappresentato dal "Primo insediamento Ismea", recentemente implementato soprattutto nelle fasi della domanda e dell'istruttoria, grazie alle nuove possibilità offerte dai "tools" on line. "Naturalmente si tratta di uno strumento che funziona attraverso bandi - sottolinea Del Bravo -. Rispetto all'avviamento aziendale dei Psr, la caratteristica del Primo Insediamento Ismea è quella di agganciare il premio (70.000 euro in conto interessi) a un Piano di miglioramento fondiario di una azienda agricola che si va ad acquistare: è Ismea ad approvare o meno la domanda, in base alla sua sostenibilità economico-finanziaria. Le modalità sono quelle del patto di riservato dominio (fino a 2 mln di euro di valore) o del mutuo ipotecario (oltre i 2 mln di euro). Per il Piano, Ismea mette a disposizione uno strumento web per la redazione del business plan, che deve dimostrare la sostenibilità almeno per i primi 5 anni ed è, allo stesso tempo, un'autovalutazione di prefattibilità economico-finanziaria dell'operazione" (Fonte: PianetaPsr).
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27/11/2016
In una recente seduta svoltasi a Bruxelles, la Commissione europea ha invitao gli Stati membri a cogliere in forma più completa le opportunità e gli strumenti contenuti nel "Pacchetto Latte". In particolare, secondo quanto si legge in Agrapress, la Commissione Ue - "sottolinea le potenzialita' offerte dai due strumenti chiave del pacchetto latte: le organizzazioni di produttori (Op) e la contrattazione collettiva, che non sono ancora pienamente sfruttati dagli Stati membri e dalle associazioni dei produttori e degli agricoltori, ed illustra diversi modi per renderli piu' efficaci sia a livello dell'Ue che a livello nazionale. Gli Stati membri sono, in particolare, incoraggiati ad adottare le misure necessarie per favorire la creazione di organizzazioni di produttori con azioni collettive che vadano al di la' della contrattazione collettiva, in modo da accrescere il peso dei produttori nella filiera".
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27/11/2016
In Italia le aziende agricole degli under 35 ottengono un ricavo di 73.000 euro, a fronte di una media di 43.000 euro di ricavi, fatta registrare dalle aziende italiane senza distinzione di settore produttivo. La performance in questione risulta superiore anche ai pari età europei attivi in agricoltura, che si attestano su una media di 44.000 euro. Come spiegare il fenomeno? Secondo la Rete Rurale Italiana, "un'attenta lettura dei dati e delle informazioni raccolte durante la passata programmazione suggerisce, infatti, che mediamente sono i giovani a condurre le aziende con un livello maggiore di produttività - in media ottengono, per ogni ettaro di Sau, 319 euro in più di reddito - e un maggior numero di attività multifunzionali. I giovani imprenditori agricoli sono poi più innovativi, hanno un' attenzione superiore alle tecniche e alla sostenibilità dei processi produttivi, una più alta propensione a fare rete e all'export".
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19/11/2016
Il contributo del contoterzismo è determinante nella logica della multifunzionalità in agricoltura e della sostenibilità ambientale. Il Coordinamento Agromeccanici Italiani stima che almeno 1.000.000 di ettari di superficie agricola in Italia potrebbero essere immediatamente convertiti alle modalità dell’agricoltura conservativa senza bisogno di interventi strutturali sugli assetti dei suoli. Ciò comporterebbe una riduzione secca delle emissioni annue di CO2 pari a circa 108.000 tonnellate, su una superficie di 1.000.000 di ettari coltivati a cereali.
Risparmio energetico, idrico e del suolo. Oltre ad essere altamente eco-friendly, infatti, questo nuovo modo di concepire il rapporto con la terra ha interessanti risvolti positivi per l’economia dell’azienda agricola. I maggiori vantaggi si registrano sul fronte delle spese cui gli agricoltori vanno normalmente incontro durante la stagione produttiva: il risparmio di carburante è notevole, fino al 70%, così come si riduce sensibilmente il costo della manodopera.
A ciò si deve aggiungere il significativo risparmio di acqua, risultato che sarebbe di particolare rilievo per l’agricoltura italiana, che si confronta quasi tutti gli anni con il problema della siccità. Secondo i dati diffusi da AIPAS, l’Associazione italiana produttori amici del suolo, il terreno seminato su sodo riduce l’evaporazione del 60%, tagliando drasticamente la domanda di acqua da irrigazione.
Contoterzismo multifunzionale e sostenibile. Quella delle imprese agromeccaniche è un’attività sempre più multifunzionale e sostenibile. E l’adozione di comportamenti virtuosi che vanno dall’attuazione di misure agroambientali facoltative, l’adesione a programmi di rimboschimento, la produzione di energia da fonti rinnovabili, le misure di promozione dell’agricoltura conservativa, permettono alle imprese agricole di beneficiare di aiuti economici dall’Unione europea. L’ambiente paga anche in altre forme – si legge nel Libro Bianco -. Oltre all’ottenimento o meno di determinati finanziamenti pubblici, essere percepiti dall’opinione pubblica come imprenditori attenti all’ambiente può portare evidenti vantaggi di immagine e di mercato agli agricoltori, in particolar modo a coloro che puntano ad avere un rapporto diretto con i consumatori finali.
Una recente indagine dell’Osservatorio nazionale sul Contoterzismo ha sottolineato come l’attività agromeccanica rappresenti una straordinaria opportunità per le aziende agricole, ma anche per la salvaguardia e valorizzazione delle zone rurali nel loro complesso per mezzo di “servizi ecosistemici” e funzioni sociali e paesaggistiche.

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19/11/2016
“L’affermazione dell’agricoltura in outsourcing, con lo sviluppo della terziarizzazione dei servizi, è anche figlia della crisi conseguente alla globalizzazione, che dal 2009 ha lentamente portato all’affermazione di un nuovo paradigma di agricoltura, incentrato su una maggiore specializzazione produttiva e rivolto a una ricerca di nuovi mercati all’interno e all’esterno dell’Unione europea”.
Lo ha detto questa mattina Silvano Ramadori, presidente di Unima, intervenendo al convegno nazionale su Agricoltura e Contoterzismo all’Accademia dei Georgofili, durante il quale è stato presentato il Libro Bianco per la competitività delle aree rurali, voluto dal Coordinamento degli Agromeccanici Italia (formato da Unima e Confai), allo scopo di avviare un dialogo sul futuro dell’agricoltura e dei sistemi rurali fra le imprese e con le istituzioni.
Secondo i dati Istat del 2015, a livello nazionale, il numero di aziende agricole diminuisce ad un ritmo quattro volte superiore rispetto alla contrazione delle superfici coltivate, grazie soprattutto al ruolo e all’impegno dei contoterzisti agrari: questi ultimi si fanno sempre più carico della gestione globale di una quantità crescente di terreni non più condotti da coltivatori diretti e agricoltori affittuari, diventando così determinanti per la tenuta del comparto primario, seppure a fronte di una tendenza alla contrazione dell’attività agricola difficilmente arrestabile.
“Un caso emblematico del nuovo profilo del settore primario – ha specificato Leonardo Bolis, presidente di Confai - è quello della Lombardia, prima regione italiana per valore della produzione lorda vendibile, dove le imprese agromeccaniche effettuano innanzitutto il 97% della raccolta di soia e cereali, quali mais, frumento e orzo”.
Inoltre, più del 70% delle altre lavorazioni in campo nelle aree di pianura è allo stesso modo effettuata da soggetti che lavorano in conto terzi: si va dalla preparazione del letto di semina ai trattamenti antiparassitari, dall’imballatura dei foraggi fino all’essiccazione e ad altre forme di messa in sicurezza del prodotto finale.

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14/11/2016
Oltre 165 milioni di notti passate negli agriturismi negli ultimi 15 anni, oltre 190 mila ettari di paesaggio curato e fruibile grazie alla presenza delle attivita' agrituristiche, e oltre 22.000 fabbricati restaurati con un significativo recupero del patrimonio edilizio rurale; oltre 260 mila aziende con vendita diretta, 2.384 aziende con attivita' didattiche e circa 1200 aziende stimate con attivita' sociali.
Sono, informa l'ismea, i numeri della multifunzionalita' italiana, che da soli basterebbero per testimoniare il valore della diversificazione delle attivita' in agricoltura. L'incidenza delle attivita' multifunzionali sul valore complessivo della produzione passa dal 13,8% del 2000 al 20,9% del 2015. Analizzando il "cavallo di battaglia della multifunzionalita'", cioe' l'agriturismo, si nota come tuttavia, nel 2015, rispetto a 1628 nuove aziende, siano 1134 quelle cessate, a testimonianza di alcune difficolta' che sta vivendo il comparto (Fonte: Agrapress).
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14/11/2016
L'Italia negli ultimi anni ha registrato un vero e proprio boom di birrifici artigianali, uno dei fenomeni più significativi del settore
agro-alimentare. Autori di questo fenomeno sono soprattutto i giovani imprenditori, generalmente under 35, che hanno saputo abilmente trasformare la loro passione per la birra in un'attività imprenditoriale strutturata e dinamica in grado di far fronte al forte periodo di crisi economica
che ha investito il nostro Paese. Giovani che hanno saputo intercettare la richiesta del mercato verso prodotti di qualità ed altamente distintivi per aromi e sapori.
La realizzazione di un prodotto artigianale originale, il mettere a frutto esperienze precedentemente maturate in altri birrifici o la capacità di cogliere le opportunità imprenditoriali offerte dal mercato hanno infatti spinto molti under 35 ad investire nelle craft breweries nonostante le difficoltà del settore legate soprattutto alla tassazione che pesa per circa il 40 % del costo del prodotto finale. Secondo le ultime stime, infatti, il settore dà lavoro ad almeno 5mila under 35 italiani (inclusi i beershops) e ha visto una crescita delle esportazioni pari
al 10 % negli ultimi due anni (Fonte: PianetaPsr Ottbre 2016).
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05/11/2016
Meno mais e più frumento da foraggio nei campi mantovani. È l’effetto dei cambiamenti climatici e della presenza delle aflatossine che da alcuni anni fa capolino nella produzione maidicola virgiliana.
A notare il cambiamento della tendenza, abbastanza marcata, è il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali, che ieri sera è intervenuto alla trasmissione di Telemantova “L’ultimo miglio”, condotta dal direttore Monica Bottura.“L’utilizzo del frumento da foraggio è un ottimo sostitutivo del mais e anche le rese in campo non sono molto inferiori – ha spiegato Speziali – col vantaggio che appunto non si corre il rischio delle aflatossine”.
Fra i primi a cogliere le evoluzioni che investono le campagne, gli imprenditori agromeccanici registrano anche altri elementi significativi: l’influenza dei cambiamenti climatici, che hanno ridotto i tempi di raccolta di mais e cereali, comprimendo i lavori nei campi da un mese di 40 anni fa a 5-10 giorni; la progressiva sostituzione del mais ceroso con nuove miscele alimentari, composte da granella e dal tutolo del mais, elemento che ha comportato l’adozione di nuove macchine da raccolta con doppio cassone per la raccolta.

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05/11/2016
Cresce il ruolo degli agromeccanici nel comparto del biologico. Marco Speziali, presidente di Confai Academy, ha sottolineato come tale produzione non si limiti all’ultimo anella della filiera, ma coinvolga con un ruolo attivo anche le imprese di meccanizzazione agricola. “Il bio sta crescendo a doppia cifra – ha sostenuto Speziali – e richiede alimenti specifici per ottenere produzioni animali organiche, ma anche essiccatoi e magazzini, i quali dovranno essere periodicamente certificati e sottoposti a verifiche. Il biologico necessita dell’apporto significativo dei contoterzisti e, soprattutto, un cambio di mentalità da parte degli agricoltori e di tutti gli operatori”.
Il bio in Lombardia: l’analisi di Fava. Sul tema del biologico è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, riportando le percentuali a doppia cifra dei consumi. “Nel 2014 i consumi di prodotti bio sono cresciuti dell’11% nel 2014 e del 13% nel 2015 – ha spiegato -. Con una domanda che supera comunque l’offerta, è evidente che le importazioni sopperiscono alle richieste dei consumatori”.
Anche la Lombardia cresce nel biologico. “Un anno fa con il Psr abbiamo messo a disposizione una dote finanziaria di 7,5 milioni di euro per la conversione al biologico e la richiesta è stata di circa 3,5 milioni – ha precisato l’assessore Fava -. Nel 2016 abbiamo insistito e abbiamo messi a disposizione 12 milioni, ma dal numero di domande credo che non basteranno. Questo significa che avremo una crescita di prodotti organic significativa da qui al 2020, prevalentemente nelle province di Mantova e Cremona”.
Emblematico il settore lattiero caseario. “Nel 2015 avevamo solamente due caseifici bio in tutta la Regione – ha ricordato Fava -. Credo che nel 2016 ne conteremo più di una quindicina”.
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29/10/2016
L'indice del clima di fiducia elaborato da Ismea per conduttori under e over 40 rivela un consistente vantaggio giovanile, segnando comunque un deciso recupero per le due categorie rispetto al 2014.
Secondo l'analisi, i giovani agricoltori dimostrano una maggiore positività, che corrisponde alla loro più elevata propensione ad investire, ad innovare e a una più spinta reattività ai cambiamenti imposti dal mercato.
Nel confronto con l'agricoltura Ue, l'Italia si contraddistingue per una migliore redditività (Fonte: PianetaPsr).
 
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22/10/2016
Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali rende noto che si e' svolta la riunione del tavolo nazionale della filiera agrumicola, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, delle organizzazioni agricole e della cooperazione, delle imprese di trasformazione e di commercializzazione. Durante il confronto il ministero ha illustrato alcune proposte operative per un piano strategico unitario con il coinvolgimento di tutti i componenti della filiera e delle istituzioni con azioni condivise gia' in corso e da intraprendere. L'obiettivo e' creare nuovi impianti su 35000 ettari con un tasso di ricambio di circa 5000 ettari all'anno (Fonte Agrapress).
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22/10/2016
L'assessore regionale all'Agricoltura Gianni Fava - informa la Regione Lombardia - ha incontrato giovedi' 20 ottobre "i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni dei produttori" per dare inizio ad un tavolo di negoziazione sul prossimo futuro del comparto lattiero-caseario. "C'e' condivisione degli attori presenti al tavolo sul fatto che serva uno sforzo comune da parte del mondo della produzione, che passa per una negoziazione che va coordinata e concordata, senza bisogno di costruire cartelli inutili", ha reso noto Fava al termine del tavolo. "La volonta' del mondo delle imprese che producono il latte e' di rivolgersi alle industrie con la richiesta di convocazione di un tavolo urgente che definisca le strategie per il 2017. Non c'e' dubbio che in questo momento ci siano aspettative del mercato esterno che coincidono con un andamento generale percepito da tutti come positivo, ma che non si ritrova di fatto nella contrattualistica", ha spiegato l'assessore. "In buona sostanza - ha continuato Fava - oggi abbiamo un mercato virtuale che cresce e un mercato reale che resta dov'e', a condizioni inaccettabili in termini di produzione. Sappiamo che la gran parte dei produttori lombardi stanno lavorando al di sotto dei costi di produzione".
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15/10/2016
Il Consiglio regionale della Regione Lazio ha approvato la legge con 'disposizioni per valorizzare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli e alimentari di qualita' provenienti da filiera corta', rende noto il presidente della Regione Nicola Zingaretti. "Da oggi c'e' una maggiore garanzia sull'origine e sulla  provenienza dei prodotti, rivalutando l'aspetto etico dell'agricoltura e creando un rapporto privilegiato e diretto tra consumatore ora consapevole e produttore, basato sulla fiducia" (Fonte: Agrapress).
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08/10/2016
La Commissione europea ha pubblicato oggi un rapporto sulle prospettive a breve termine per seminativi, latte e carne nel 2016 e 2017. Secondo la commissione, "le esportazioni di carne suina dell'Ue raggiungeranno nel 2016 il livello record di 2,7 milioni di tonnellate grazie a un aumento delle vendite in Cina. I prezzi della carne suina dovrebbero pertanto seguire un andamento analogo". "Anche i prodotti lattieri europei - prosegue il comunicato - hanno visto aumentare nelle ultime settimane le loro quotazioni, il che potrebbe ripercuotersi positivamente sul prezzo alla stalla. La durata della ripresa nel settore resta pero' incerta ed e' il motivo per cui la Commissione ha lanciato a settembre un programma di riduzione della produzione lattiera da 150 milioni di euro che e' stato sottoscritto da numerosi allevatori". "Cereali e oleaginose - continua il comunicato - fanno fronte ad una situazione particolare che dipende da una produzione mondiale eccezionale che pero', nell'Unione europea, e' stata scarsa, in particolare per grano e mais. dato che l'offerta mondiale e' comunque largamente sufficiente a rispondere alla domanda, i prezzi dei cereali nella prossima annata resteranno bassi" (Fonte: Agrapress).
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08/10/2016
A settembre i prezzi dei suini pesanti sono aumentati sensibilmente, tanto da risultare i piu' elevati degli ultimi tre anni, e questo e' stato il fattore principale, insieme al calo dei prezzi di mais e soia, che ha portato ad un marcato incremento della redditivita' dell'allevamento calcolata dall'indice Crefis: +4,9% nei confronti di agosto e, soprattutto, +5,4% nei confronti di settembre 2015. D'altro canto, si riduce in maniera marcata, sempre a settembre, la redditivita' delle aziende di macellazione di suini, il cui indice registra una variazione pari a -5,2% rispetto ad agosto e -5% rispetto a settembre dell'anno scorso (Fonte: Crefis).
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01/10/2016
“Il Lambrusco rischia di perdere la propria quota di mercato in Spagna e, di rimbalzo, anche in Brasile. Servono politiche aggregative e di rilancio del prodotto, perché altrimenti verrà soppiantato dalla nuova tendenza esplosa nel paese iberico di bere vini rosati e il contraccolpo si farà sentire anche fra i produttori mantovani”.
È Confai Mantova che mette in evidenza il nuovo fenomeno che dalla Spagna potrebbe estendersi in Sudamerica.
“Il vino cosiddetto claret è divenuto un fenomeno di massa – rilancia Confai Mantova – e si sta diffondendo fra i giovani; si sta hipsterizzando, come ha fatto notare il quotidiano El Pais, trasformandosi in un vero e proprio boom”.
“La conseguenza è che rischiano di essere soppiantati vini facili, di pronta beva come può essere il Lambrusco, che in un recente passato ha vissuto una stagione favorevole in Spagna e in Brasile, pur non azzeccando approcci di marketing favorevoli per premiare adeguatamente la qualità”, osserva Marco Speziali, presidente di Confai Mantova.
“Servono, pertanto, nuove strategie per raccontare un’eccellenza del territorio lombardo ed emiliano”, suggerisce l’organizzazione degli imprenditori agricoli e agromeccanici.
Il Lambrusco Mantovano Dop è prodotto nelle tipologie rosso e rosato in un’area che comprende i comuni di Viadana, Sabbioneta, Suzzara, Gonzaga, Pegognaga, Moglia, Quistello, San Benedetto Po, Revere, Poggio Rusco e Sermide.
Gli ettari coltivati sono 340 circa, per una produzione di 6,5 milioni di bottiglie di vino da pasto frizzante. La produzione complessiva di Lambrusco, la cui denominazione è stata minacciata di subire forti restrizioni in Europa, si aggira intorno a 180 milioni di bottiglie. L’export supera il 63% della produzione totale, con un valore di mercato che si stima superiore ai 570 milioni di euro.
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01/10/2016
“L’accordo dell’Opec sul taglio all’estrazione del greggio porterà all’aumento dei prezzi dei carburanti, compreso il gasolio agricolo per la trazione delle trattrici, ma avrà anche effetti positivi”.
A dirlo è Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, che preconizza un possibile aumento dei costi in agricoltura e nella gestione degli allevamenti, assicurando l’impegno delle imprese agromeccaniche a non ritoccare le tariffe.
Secondo i calcoli di Confai Mantova, un incremento dei costi del gasolio agricolo da 0,55 a 0,60 euro al litro potrebbe significare per le imprese agricole e agromeccaniche che svolgono servizi in conto terzi maggiori spese per quasi 950mila euro. Sempre che la forbice fra l’attuale prezzo e le quotazioni future non si allarghi.
“L’aumento del greggio potrebbe dare una scossa anche ai cereali – prosegue Speziali – e questo, se da un lato l’incremento potrebbe migliorare i margini di guadagno dei produttori di commodity, dall’altro inevitabilmente contribuirebbe alla crescita dei costi di produzione nelle aziende zootecniche”.
Un beneficio dal recupero dei listini del greggio lo dovrebbe risentire il mondo delle rinnovabili, in quanto l’aumento del prezzo del petrolio riaccende l’attenzione su fonti alternative.
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24/09/2016
Dopo l'approvazione all'unanimità alla Camera, il Testo Unico sulla vite e il vino passa all'esame del Senato. Il testo messo a punto dalla Commissione Agricoltura va nella direzione di un taglio ad una serie di appesantimenti  burocratici della normativa vigente, ricercando un punto di equilibrio tra la compatibilita' con la normativa comunitaria e la flessibilita' necessaria al mondo delle imprese e dei produttori. I criteri guida indicati dalla Comagri in sede di esame degli emendamenti sono stati la semplificazione e la sostenibilita' economica, sociale e ambientale del settore.
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24/09/2016
"Dopo l'andamento positivo registrato nei mesi di maggio e giugno, a luglio le spedizioni all'estero dei prodotti agroalimentari registrano una frenata, perdendo 2,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2015, in valore", rende noto l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), rilevando che "il calo e' stato piu' evidente per le esportazioni dei prodotti dell'agricoltura, -5,5%, mentre per quelli dell'industria alimentare la flessione tendenziale e' stata meno marcata, -2,4%, ma tuttavia la piu' significativa degli ultimi due anni".
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17/09/2016
Il CAI, il Coordinamento degli Agromeccanici Italiani, prende atto della fusione tra Bayer e Monsanto e attende ulteriori informazioni in merito alle strategie industriali. È innegabile che l’operazione rappresenti una risposta all’acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina, il colosso dell’agrochimica che solo tre settimane fa ha ottenuto il via libera del CFIUS (Committee on Foreign Investment) sull’operazione.
Le imprese di meccanizzazione agricola aderenti a Unima e Confai rappresentano tra i principali fruitori di sementi e mezzi tecnici.
“Nessun pregiudizio sull’operazione e, anzi, ci auguriamo che la fusione annunciata oggi da Bayer e Monsanto possa inserirsi nei binari dell’innovazione a vantaggio degli agricoltori, degli agromeccanici e di tutte le filiere agroalimentari e agroindustriali coinvolte – commenta il CAI – nel rispetto della biodiversità, dell’ambiente, della sovranità alimentare degli Stati e della tutela del reddito degli operatori del Made in Italy”.

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17/09/2016
Ad agosto 2016 - rende noto l'Istituto Nazionale di Statistica - i prezzi al consumo di prodotti alimentari e bevande analcoliche aumentano dello 0,3% sul mese precedente e dello 0,9% su base annua. "Tra i beni, i prezzi degli alimentari aumentano dello 0,3% su base mensile e fanno registrare un'accelerazione della crescita su base annua, +0,8% da +0,6% di luglio", rileva l'Istat, spiegando che "la dinamica dei prezzi dei beni alimentari e' imputabile principalmente all'andamento dei prezzi dei prodotti non lavorati, che crescono dello 0,9% in termini congiunturali e registrano un'accelerazione della crescita tendenziale, +2,4%, era +1,5% il mese precedente". "I prezzi dei prodotti lavorati, invece, sono fermi sia in termini congiunturali sia, come a luglio, in termini tendenziali", aggiunge l'Istat. "Il rialzo su base mensile dei prezzi degli alimentari non lavorati e' principalmente imputabile all'aumento dei prezzi della frutta fresca, +2,7%, +4,8% su base annua, dei vegetali freschi, +1,5%, +4,9% in termini tendenziali" (Fonte: Agrapress).
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10/09/2016
"Chi rabbocca t'imbroglia": e' lo slogan scelto da Unaprol-Consorzio olivicolo italiano, per una campagna di sensibilizzazione che - secondo quanto afferma un comunicato recentemente diffuso - "mira a far rispettare il divieto di servire oli extra vergine di oliva senza tappo antirabbocco negli esercizi pubblici. Una legge dello Stato vieta categoricamente che cio' possa accadere e prevede severe sanzioni con la confisca del prodotto. Una bottiglia sporca di olio e' la prova evidente che la stessa e' stata rabboccata. La nostra biodiversita' e' il fiore all'occhiello di un'olivicoltura, diversa dalle altre in circolazione, che trova il punto di equilibrio piu' alto nell'eccellenza delle sue produzioni", osserva il Consorzio nella nota (Fonte: Unaprol).
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10/09/2016
"Veronafiere è pronta a realizzare, in partnership con i principali attori del settore vinicolo, la multipiattaforma Italian Wine Channel, per ampliare la commercializzazione online attraverso i canali piu' innovativi e diffondere una piu' puntuale conoscenza delle peculiarita' dei vini e dei vitigni italiani": è quanto hanno affermato recentemente i dirigenti di Veronafiere, sottolineando che con 688 milioni di naviganti, la rete costituisce sempre uno strumento indispensabile per far fronte alla concorrenza dei più qualificati produttori mondiali, a partire dalla Francia, in uno scenario globale in cui tutti i mercati risultano ormai vincolati tra loro.

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04/09/2016
Ancora notizie negative sul fronte europeo delle vendite di trattori. Anche la prima metà dell’anno vede sorridere solo Francia e Spagna, mentre gli altri mercati più importanti continuano a perdere.
La Germania riduce il trend negativo dal -11,1% dei primi cinque mesi al – 9,7% dei primi sei, ma anche giugno lo chiude in rosso e quindi dopo il primo semestre si ferma a 14.228 trattori contro i 15.763 del pari data 2015.
La Francia rimane uno dei pochi mercati in positivo e mette a segno un +16,3% nel primo semestre nonostante un giugno in negativo (unico dei primi sei mesi a registrare un segno meno), chiudendo a 13.533 trattori immatricolati contro gli 11.638 del primo semestre 2015.
L’Italia non si discosta molto dal risultato dei primi cinque mesi e chiude la prima metà dell’anno a -4,4%, con 9.096 trattori immatricolati contro i 9.515 del pari data 2015. Anche il mese di giugno, infatti, ha registrato un -6,3% rispetto a giugno 2015. L'analisi completa su "Il Contoterzista" di luglio 2016.
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03/09/2016
La Commissione europea ha presentato in dettaglio il pacchetto da 500 mln di euro annunciato a luglio dal commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan. Il nuovo pacchetto di aiuti comprende tre elementi principali che mirano in particolare a ridurre la produzione lattiera, a fornire aiuti all'adattamento condizionale e a garantire misure tecniche per dare flessibilita'. La parola passa ora agli Stati membri (Fonte: Agrapress).
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27/08/2016
L'uso sostenibile del suolo rientra a pieno titolo tra le priorità della Pac 2014-2020. Una sfida ripresa nei nuovi Psr con incentivi per le pratiche agronomiche "amiche del suolo" e attività di comunicazione per stakeholder e agricoltori.In questo programma rientra ActiSoil, progetto della RRN, coordinato da Crea, che punta a favorire lo scambio di esperienze e tecniche per un uso sostenibile del suolo. L'iniziativa ha esordito con study visits presso 4 aziende agricole che da tempo utilizzano la semina su sodo (Fonte: Rete Rurale Nazionale).
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27/08/2016
Il mercato cerealicolo è stato dominato dai ribassi dei prezzi anche a luglio. E sulla scia del nuovo arretramento mensile si è accentuato il divario negativo rispetto allo scorso anno, con la sola eccezione del mais, per il quale il confronto con il 2015 rimane positivo.
E’ quanto rileva Borsa merci telematica nella sua analisi mensile sul comparto cerealicolo, compiuta a partire dai listini rilevati dalle Camere di commercio e dalle quotazioni nel mercato telematico. Marcato il ribasso per il frumento duro (fino), con i valori attestati sui 193,50 euro/t, in calo del 10,3% rispetto a giugno. Segno “meno” anche per il frumento tenero (panificabile), i cui valori hanno perso il 7,9% su base mensile, scendendo sui 161 euro/t (Fonte: AgroNotizie).

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13/08/2016
Il Lazio punta sul turismo in campagna. Sarà infatti d'ora in poi più semplice aprire un agriturismo: basterà andare in comune e presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (Ccia) per avere in pochi giorni un nuovo agriturismo senza nessuna complicazione in più. Accanto all'agriturismo, nasce una nuova forma di turismo rurale, svolta nei territori agricoli e basata sull'integrazione tra agricoltori e professionisti del turismo, uniti nel segno della vocazione del territorio. Viene organizzata, inoltre, l'offerta locale delle aziende "multifunzionali": le fattorie didattiche, gli agriasili, gli agrinidi, i pescaturismo, gli ittiturismo e le imprese agro-sociali, che offrono servizi alla persona, saranno riconosciute dalla Regione Lazio in un elenco ufficiale, base di un sistema di garanzia e di controlli più accurati, promuovendo la multifunzionalità e la diversificazione delle attività, nell’ottica di una modernizzazione delle aziende stesse attraverso la fornitura di servizi utili alla collettività. Il nuovo quadro normativo valorizza anche l'edilizia rurale: sarà più facile riutilizzare i fabbricati esistenti, salvando in tal modo l'edilizia tradizionale, riorientandoli verso le attività di servizio e di accoglienza (Fonte: Regione Lazio).
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06/08/2016
"Crescono ancora in modo esponenziale, +245% rispetto al 2007, le domande per il bando previsto dal Piano di sviluppo rurale per l'agricoltura biologica", rende noto la giunta regionale del Friuli venezia-Giulia, precisando che "le richieste pervenute sul secondo bando 2016 del psr 2014-20 sono state 441 rispetto alle 274 sul primo bando del 2015", con un aumento del 150%. "Abbiamo incentivato con maggiore forza che in passato la crescita delle coltivazioni biologiche, con un impegno finanziario che gia' ora vale cinque volte quello dell'intera scorsa programmazione, nella convinzione che una regione piccola come la nostra per essere competitiva deve puntare su peculiarita', eccellenze, biodiversita' e su un'agricoltura sempre piu' sostenibile per l'ambiente", sottolinea l'assessore regionale all'agricoltura Cristiano Shaurli (Fonte: Agrapress).
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06/08/2016
"Luglio si e' rivelato positivo per la suinicoltura italiana, sia in termini di mercato che di redditivita'. I prezzi dei suini pesanti da macello aumentano considerevolmente: a Modena arrivano a quotare 1,475 euro/kg, ovvero +7,7% rispetto a giugno e, soprattutto, +8,5% rispetto a luglio dell'anno scorso", rende noto il Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole, il quale aggiunge che "sale in parallelo anche l'indice di redditivita' dell'allevamento, che si calcola a +6% a luglio rispetto al mese precedente, e a +2,5% rispetto a luglio 2015". Il centro ricerche informa infine che " c'e' da registrare che prezzi e redditivita' sono stati in aumento anche lo scorso maggio e lo scorso giugno: se e' ancora presto per parlare di tendenza positiva, e' certamente un buon segno per la suinicoltura italiana".
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29/07/2016
Con la chiusura dei conti 2015, la Rete Rurale Nazionale traccia un consuntivo dei Psr 2007-2013: ricambio generazionale, investimenti, ecoincentivi e indennità compensative: le misure a maggior impatto, con il 55% dei 17 miliardi di fondi pubblici disponibili. Il primo insediamento ha coinvolto 22mila giovani,   50mila agricoltori hanno ammodernato l'azienda e 188mila i contratti ambientali per 3 milioni di ettari (approfondimenti in PianetaPsr di luglio/agosto 2016).

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23/07/2016
Secondo un rapporto diffuso da Federunacoma, basato su rielaborazioni di dati raccolti dal Ministero dei trasporti, nel primo semestre dell'anno il mercato nazionale dei trattori e delle mietitrebbiatrici presenta un passivo rispettivamente del 4,4% e del 4,1% rispetto allo stesso periodo 2015.
Le immatricolazioni di trattori si fermano a 9.096 unità: la maggiore flessione delle vendite si riscontra  in regioni quali la Campania (-24,1%), il Lazio (-16,8%) e il Piemonte (-9,6%). Una percentuale migliore rispetto alla media nazionale è stata rilevata in Puglia (-1,5%), mentre addirittura in crescita è il mercato della Lombardia, che nel semestre ha visto aumentare le vendite di trattrici di quasi il 5,5%.
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16/07/2016
Secondo l'annuale "Agri-food trade report" della Commissione europea, nel 2015 l'Unione europea e' stato il primo esportatore mondiale di prodotti agroalimentari, per un valore complessivo di 129 miliardi di euro, con un aumento del 5,7% su base annua. Cio' ha assicurato un eccedente commerciale per il comparti, che complessivamente vale 410 miliardi, di 16 miliardi di euro. Agricoltura ed agroalimentare insieme rappresentano il 7,5% dell'occupazione e il 3,7% del valore aggiunto dell'unione, secondo il rapporto (Fonte: Agrapress).
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07/07/2016
Sul sito dell'Accademia dei Georgofili si possono leggere le interessanti riflessioni di Pietro Piccarolo sull'evoluzione del contoterzismo sotto riportate.
Anche se le prime forme di servizio agromeccanico possono essere fatte risalire alla seconda metà del 1800, è solo dopo la seconda guerra mondiale che nasce l’Associazione dei Contoterzisti. E’ infatti del 1947 la fondazione della “Unione nazionale trebbiatori e motoaratori”, divenuta poi Unima (Unione nazionale imprese di meccanizzazione agricola). Il passaggio dalla trebbiatura a punto fisso alla mietitrebbiatura in campo con mietitrebbie sempre più evolute ha consentito, insieme alla riduzione delle perdite di prodotto un forte risparmio di manodopera. La costruzione di trattori e di macchine operatrici con  sempre maggiore capacità di lavoro, ha ulteriormente contribuito al diffondersi del contoterzismo. E’ infatti indubbio il legame tra crescita del contoterzismo e sviluppo della meccanizzazione.
Nel 1983 nasce la Ceetar (Confederazione europea imprese agromeccaniche e forestali), che riunisce le principali associazioni agromeccaniche e forestali dei paesi dell’Unione Europea, allo scopo di dare voce alle stesse in merito alla politica agricola comunitaria. Questa struttura oggi investe 15 paesi dell’UE e riguarda 18 associazioni nazionali, per un totale di circa 15.000 imprese.
A livello nazionale, il rapporto tra Unima e Ministero dell’Agricoltura viene a rafforzarsi nel 1987 con la nascita, voluta soprattutto da Unima e Unacoma (Unione nazionale costruttori macchine agricole) del Conama, divenuto poi Enama (Ente nazionale meccanizzazione agricola).
Nel 2004 avviene la scissione dall’Unima di Confai (Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani); separazione che dura poco più di un decennio. Infatti, già nel 2014 inizia un periodo di collaborazione attraverso la realizzazione di iniziative comuni sotto con la regia  del Cai (Coordinamento agromeccanici italiani), istituito nel 2013 di comune accordo tra le due associazioni. Nel giugno 2016, avviene l’auspicata riunificazione delle due più importanti associazioni agromeccaniche e forestali.
Nei 70 anni dalla fondazione dell’associazione, l’evoluzione del contoterzismo è stata continua, interessando lo svolgimento di sempre più operazioni agricole per arrivare al completo esercizio dell’intera attività di un numero crescente di imprese agricole. Leonardo Bolis, presidente di Confai, sostiene infatti che, rispetto a 15 anni fa, “il contoterzismo agricolo oggi gestisce poco meno di un milione di ettari al servizio delle imprese agricole italiane ed effettua oltre il 60% della generalità delle lavorazioni con punte che superano il 98% se ci riferiamo alla fase di raccolta del prodotto… registrando anche un incremento nella gestione integrale delle aziende”.
Del resto la necessità di praticare un’agricoltura con sistemi di coltivazione e di allevamento sostenibili, attraverso la pratica dell’agricoltura conservativa  e l’esercizio dell’agricoltura e della zootecnia di precisione, impone investimenti in macchine e tecnologie innovative fuori dalle possibilità economiche di molte delle nostre aziende. La dimensione aziendale è infatti un forte vincolo per attuare una moderna meccanizzazione e per essere competitivi sul mercato globale. L’Italia è purtroppo penalizzata dall’eccessiva polverizzazione aziendale in quanto poco meno del 60% delle aziende agricole ha una dimensione che non supera i 4 ettari. Questa è indubbiamente una delle ragioni dell’ascesa del contoterzismo. Non vanno poi dimenticate le prospettive di lavoro offerte dalla multifunzionalità, per l’esercizio della quale occorre anche avere una differenziazione del parco macchine a cui l’impresa agromeccanica può rispondere meglio di altri prestatori.
Ben venga quindi un contoterzismo unito ben organizzato ed efficiente, capace di dare competitività alla nostra agricoltura.

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07/07/2016
Il Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole (Crefis) rende noto che "prosegue a giugno il momento positivo del mercato dei suini pesanti da macello, che a Modena hanno raggiunto la quotazione di 1,369 euro/kg, +8,6% rispetto a maggio". "Dopo molti mesi difficili, e' necessario mantenere alta la prudenza, tuttavia questo andamento di giugno, che segue quello pure positivo di maggio, e' da sottolineare, soprattutto perche' mostra una variazione tendenziale a +6,3% che, raffrontando giugno di quest'anno con lo stesso mese del 2015, depura il dato degli effetti stagionali", spiega il Crefis. "La fase positiva di mercato si e' riverberata a giugno sulla redditivita' dell'allevamento suinicolo che, secondo l'indice crefis, segna +5,5% rispetto a maggio e +1,6% su base tendenziale", prosegue il centro ricerche (Fonte: Agrapress).
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02/07/2016
"Ci risulta francamente incomprensibile che le imprese agromeccaniche continuino ad essere escluse dall'accesso ai fondi europei per la meccanizzazione agricola, a fronte di una situazione di completa stagnazione del mercato delle macchine per l'agricoltura": lo afferma il numero uno di Confai Leonardo Bolis, commentando i dati sull'andamento delle vendite di trattrici e altre macchine diffusi recentemente da FederUnacoma, la Federazione italiana dei costruttori di macchine agricole legata a Confindustria.
Nei primi cinque mesi di quest'anno le vendite di trattrici sono diminuite del 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre la caduta delle immatricolazioni è risultata quasi doppia nel caso delle mietitrebbiatrici. "L'analisi è chiara - fa notare Bolis -: le aziende agricole cui sono attualmente riservati i fondi Ue non sono in grado di spenderli, mentre le imprese agromeccaniche, che sarebbero disposte ad investire sulle misure comunitarie, continuano inspiegabilmente a rimanere escluse dalla pianificazione nazionale riservata al settore".

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02/07/2016
“Il Rapporto Istat, presentato recentemente sullo stato di salute dell’agricoltura italiana, ci lascia francamente disorientati. Si cerca di sostenere che l’agricoltura sta andando bene, dando una lettura dei dati che non corrisponde all’effettiva realtà. Il valore finale dei prodotti agricoli è principalmente acquisito dall’industria di trasformazione e dalla distribuzione mentre agli agricoltori rimangono le briciole. Segno negativo, e non ultimo, è il calo dei giovani agricoltori. Questo significa una sola cosa: nel futuro aspettiamoci sempre meno imprese agricole, sempre più terreni distolti dalla loro funzione agricola, anche per effetto del consumo di suolo e, fortunatamente per la tenuta della vera agricoltura di produzione, un aumento delle attività di coltivazione affidate ai contoterzisti agrari”.
L’analisi è di Leonardo Bolis, Presidente della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, che aggiunge: “Non siamo affatto contenti, anche perché, ad un incremento dei lavori affidati alle nostre imprese agromeccaniche, aumenta il disinteresse delle istituzioni e delle rappresentanze agricole nei confronti degli agromeccanici, che sono gli unici apportatori dell’innovazione e della specializzazione in agricoltura, fattori questi che consentono di ridurre consistentemente i costi di produzione”.
Secondo Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai, le soluzioni si potrebbero attuare in brevissimo tempo se vi fosse la volontà politica. “Bisogna rivedere la Pac a livello europeo, equiparando gli agromeccanici agli agricoltori al fine di acconsentire il loro accesso ai finanziamenti previsti allo Sviluppo Rurale – spiega – nonché incentivare l’integrazione di filiera e la crescita di una interprofessione coesa verso obiettivi di innalzamento della qualità delle produzioni. Inoltre, per favorire un adeguato ricambio generazionale nelle campagne non si dovrebbe continuare a penalizzare i giovani contoterzisti, in quanto ci ritroveremo presto ad avere un’Italia ridotta a colonia dei cinesi, sempre più attratti dal nostro agroalimentare. Quando accadrà, e non ce lo auguriamo, i benpensanti di ogni categoria non si azzardino a gridare allo scandalo”.
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25/06/2016
Nel corso dell'assemblea annuale di Federunacoma, la Federazione italiana dei costruttori di macchine agricole di Confindustria, sono stati presentati i dati sulle immatricolazioni, elaborati sulla base delle registrazioni effettuate al ministero dei trasporti. "Le vendite di macchine agricole in Italia risultano in calo nei primi cinque mesi del 2016, confermando il trend negativo che caratterizza, da un decennio ormai, il mercato nazionale", rende noto Federunacoma, spiegando che "i dati sulle immatricolazioni indicano nel periodo gennaio-maggio una flessione del 4% per le trattrici rispetto allo stesso periodo 2015, e un calo del 9,6% per le mietitrebbiatrici". "In crescita risultano invece le trattrici con pianale di carico, +9%, a fronte pero' di un calo drastico, -25%, avuto nel 2015, e i rimorchi, per i quali il lieve incremento, +3,4%, non compensa i forti cali subiti sistematicamente negli ultimi anni", aggiunge la Federazione, informando che "su questa base, le previsioni circa il bilancio di fine anno sono negative e prefigurano un ulteriore decremento delle vendite, che prolunghera' la 'striscia negativa' che ha visto dal 2005 al 2015 un vero e proprio crollo delle immatricolazioni di trattrici, -42%" (Fonte: Agrapress).
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25/06/2016
Secondo un'indagine della Dg Agricoltura dell'Ue sulle esigenze dei giovani agricoltori, rispetto al resto d'Europa i giovani italiani pongono l'accento innanzitutto sulla necessità di un migliore accesso al credito. Non è certo una novità, ma ciò che stupisce è che superi di molto quella dell'accesso alla terra, da sempre considerata un obiettivo di miglioramento per il nostro settore. Il tema è stato trattato anche nel corso del focus group con esperti del settore (istituzioni, associazioni, stakeholders) tenutosi successivamente all'indagine, nel quale è stato fatto rilevare come quella dell'accesso alla terra rimanga una problematica da affrontare e da risolvere  con ogni mezzo, ma che le risultanze evidenziano come esista una particolare sensibilità dei giovani agricoltori verso il tema del credito e, come risulta dall'indagine, anche rispetto alla facilità di accesso alle informazioni sui servizi/opportunità a livello pubblico (Approfondimenti su Pianetapsr.it n. 53).
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19/06/2016
Da inizio programmazione a marzo 2016, sui nuovi Psr italiani sono stati spesi 265 milioni, pari a 124 milioni di quota Feasr. In particolare, nel primo trimestre 2016 14 regioni hanno rendicontato spese per 129 milioni,  di cui 65 di quota Ue.  Va anche segnalato che la clausola di flessibilità ottenuta a Bruxelles dall'Italia (4 miliardi per gli investimenti) consentirà un più ampio margine di utilizzo dei fondi Feasr, riferito alla spesa effettiva (per cassa) e non a semplici impegni (approfondimenti in Pianetapsr.it).
 
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11/06/2016
Nel primo trimestre del 2016 - rende noto l'Istituto nazionale di statistica - le ore lavorate in agricoltura aumentano dell'1,7% sul mese precedente e del 5,8% su base annua, facendo registrare una aumento superiore alla media, che e' dello 0,5% sul trimestre precedente e del 2,1% su base annua. Sempre nel primo trimestre del 2016, su base annua - rileva l'istat - le retribuzioni in agricoltura aumentano dell'1,7%. In generale si nota quindi un certo dinamismo del settore primario, seppure a fronte di una congiuntura di mercato non certo favorevole (Fonte: Agrapress).
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04/06/2016
L’andamento stagionale ha messo in ginocchio almeno il 30% delle piantine di pomodoro, al punto che in alcuni casi è stato necessario procedere con un nuovo trapianto. La conseguenza è che i costi complessivi per la coltura sono cresciuti fra i 700 e i 1.000 euro all’ettaro, raddoppiando quasi i valori delle spese necessarie per la semina dell’oro rosso.
A dare la notizia è Confai Mantova, i cui associati operano su tutto il territorio provinciale e nelle province limitrofe. “Per colpa di temperature anomale, delle precipitazioni e della forte escursione termica fra il giorno e la notte – racconta Guido Cecchin, imprenditore agromeccanico di Marcaria – molte piantine di pomodoro hanno contratto la peronospora o altre malattie fungine, in alcuni casi addirittura prima ancora di essere trapiantate in campo”.
Si è così reso necessario un secondo trapianto o, nel caso in cui le piantine non fossero già state collocate nel terreno, la sostituzione delle stesse in quanto non utilizzabili.
“Con una cifra di 850 euro alla tonnellata del contratto interprofessionale – commenta Cecchin – alcune realtà rischiano di collocarsi fuori mercato già ad inizio stagione”.
In Lombardia sono circa 8.000 gli ettari coltivati a pomodoro, dei quali la metà si trovano in provincia di Mantova.
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21/05/2016
Confai Mantova, fondata nel 1936 con il nome di Consorzio Trebbiatori (primo presidente Temistocle Cappellini), ha festeggiato i primi 80 anni dalla costituzione e annuncia un cambio di strategia a livello nazionale per raggiungere l’obiettivo del riconoscimento degli imprenditori agromeccanici nell’alveo dell’agricoltura.
L’agricoltura in questi 80 anni è cambiata profondamente e oggi vive nuove sfide, ha detto il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali. Allo stesso tempo anche il contoterzismo è cambiato. “Possiamo fare i conti con una maggiore specializzazione – ha specificato Speziali, che insieme al direttore Sandro Cappellini e al consiglio direttivo è l’anima del sindacato – e con una gestione sempre più ampia dei diversi processi agricoli e nell’agroalimentare, grazie a una multifunzione che nelle nostre aziende è reale”.
Per dare qualche numero, oggi in provincia di Mantova le circa 240 imprese di contoterzismo agricolo generano un fatturato che ha superato i 120 milioni di euro, offrendo i propri servizi alla maggioranza delle 8.200 aziende agricole professionali, al punto da gestire una superficie di 165.000 ettari.
E si tratta, ha rilevato Speziali, di un fenomeno con un trend positivo. “L’operatività del comparto agromeccanico denota tassi di crescita positivi, segno del fondamentale apporto che i servizi in conto terzi sono in grado di offrire, nell’ambito della moderna agricoltura professionale, mentre il numero delle imprese agricole è in costante diminuzione”.
Rimane tuttavia ancora l’incongruenza che inquadra l’imprenditore agromeccanico nel comparto artigiano.
“La non inclusione degli imprenditori agromeccanici nel comparto agricolo è una vicenda surreale – ha espresso l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, intervenendo all’assemblea -. In tutta Europa c’è la tendenza a utilizzare il contoterzismo per evitare di farsi carico di oneri di meccanizzazione che non sono più sostenibili dalle imprese agricole, eppure si sconta nei vostri confronti una chiusura che, mi auguro, possa terminare con la revisione di medio termine della Pac”.
“La Lombardia è stata la prima a credere a un passaggio pieno del contoterzismo in agricoltura – ha proseguito Fava – al punto che abbiamo realizzato l’Albo degli agromeccanici, al quale vi invito ad aderire; non tanto perché siamo gli unici in Italia ad averlo realizzato per certificare le vostre imprese, quanto perché, se dovesse avvenire l’auspicato ingresso in agricoltura, sono convinto che chi è iscritto all’Albo regionale partirà con evidenti vantaggi”.
Sono stati numerosi gli interventi delle istituzioni e dei rappresentanti del mondo economico e delle professioni, mentre gli auguri sono arrivati anche dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. “L’agroalimentare si dimostra non solo settore vivo, ma uno dei motori del rilancio dell’economia italiana – ha scritto il Ministro Martina -. In questa storia gli agromeccanici hanno svolto un ruolo centrale, affiancando le aziende agricole nel rinnovamento e nella strada della qualità e della sostenibilità”.
Sul fronte dell’inquadramento professionale, il ministro Martina ha reso noto che “ci sono alcuni ostacoli normativi di cui siamo consapevoli e sui quali è necessario un confronto parlamentare. Soprattutto per cogliere le nuove opportunità offerte dall’innovazione, perché dovete essere soprattutto voi i protagonisti dell’affermarsi dell’agricoltura di precisione in Italia. su questo siamo al lavoro per presentare nelle prossime settimane le linee guida che indirizzino la crescita del comparto. Non è la soluzione di tutti i problemi, ma è un grande passo in avanti verso un futuro da costruire insieme”.
La linea di Confai - che a livello nazionale ha avviato un percorso di riunificazione con i colleghi agromeccanici di Unima e che il prossimo 28 maggio affronterà un’assemblea comune a Sarteano (Siena) – è quella dell’azione legale. Lo ha fatto sapere, nel corso del suo intervento, il presidente nazionale Leonardo Bolis. “La politica non ci ascolta – ha esordito il numero uno della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani – e lo ha dimostrato più volte, perché non è possibile rifiutare di adottare un provvedimento che è a costo zero per le casse dello Stato e che sarebbe solamente un atto di equità nei confronti di una categoria che vive un paradosso inspiegabile”.
La situazione infatti è questa, come ha spiegato Bolis. “L’attività agromeccanica è classificata come agricola, i miei dipendenti sono classificati in agricoltura – ha sintetizzato - mentre io come imprenditore sono classificato come artigiano. A questo punto, dal momento che non abbiamo avuto in 12 anni alcuna risposta, faremo ricorso in tribunale e sentiremo che cosa ci dicono nelle aule di giustizia”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il vicepresidente nazionale di Unima, Gianni Dalla Bernardina, al vertice di Apima Verona e della Federazione del Veneto. “La politica non ascolta e va contro gli interessi del mondo agricolo – ha esordito -. Credo che ora però dovrà fare una riflessione del tutto diversa, dal momento che gli imprenditori agromeccanici hanno avviato un percorso di riunificazione a livello nazionale che non ammette più alibi”.
Fra le numerosi autorità e istituzioni presenti, a partire dal prefetto di Mantova Carla Cincarilli, si è levato unanime il riconoscimento a Confai come sindacato di rappresentanza inserito nel mondo agricolo, forte per ruolo all’interno del sistema primario e autorevole per correttezza dei vertici sindacali e lungimiranza nelle politiche agricole.
“Con la volontà di avviare un percorso di riunificazione a livello nazionale – ha detto il presidente onorario di Confcooperative Mantova, Maurizio Ottolini – avete dato l’esempio al mondo agricolo di quale sia la strada per dare più peso al comparto primario”.
D’altronde, secondo il presidente di Confcooperative, Fabio Perini, “oggi non si può più ragionare in termini di contrapposizioni, se si vuole costruire un progetto vincente per l’agroalimentare”.
Idem sentire anche per il presidente della Camera di commercio, Carlo Zanetti: “La serietà del presidente e del direttore fa il paio con la caparbietà con la quale portate avanti la vostra battaglia per il riconoscimento dell’imprenditore agromeccanico nel settore primario”.
Improntato allo spirito di collaborazione anche l’intervento di Francesco Ferrari, presidente di Apindustria e componente del consiglio di FederUnacoma. “Gli agromeccanici rappresentano una forza di innovazione di cui l’agricoltura non può fare a meno”, ha detto Ferrari.
Ha invocato equità di trattamento anche il sen. Luigi Gaetti, già componente della Commissione Agricoltura al Senato, con particolare riferimento alle assegnazioni di gasolio agricolo. È noto, infatti, che vi siano alcuni agricoltori che abusano del diritto delle assegnazioni, prevaricando così i diritti delle imprese agromeccaniche.
Nella battaglia per l’accesso alle misure dello Sviluppo rurale ha ribadito il proprio impegno anche l’on. Marco Carra, componente della Commissione Agricoltura alla Camera. “Sento il peso della responsabilità”, ha fatto sapere.
Attenzione a Confai anche da parte del sindaco di Rodigo, Gianni Chizzoni, che ha donato una targa ricordo per i primi 80 anni di Confai Mantova, e dell’assessore all’Ambiente del Comune di Mantova, Andrea Murari, che ha sottolineato l’importanza dell’agroalimentare nel tessuto economico e sociale della provincia e del capoluogo, quest’anno capitale italiana della cultura.
E un riconoscimento del ruolo delle imprese agromeccaniche nell’economia agricola è arrivato anche dall’assessore provinciale Maurizio Castelli e da Nardino Mosconi, in rappresentanza dei dottori agronomi e forestali. “Credo che sempre di più debba rafforzarsi il rapporto fra contoterzisti e agronomi – ha spiegato – per una crescita dell’agricoltura nel rispetto dei suoli e dell’ambiente”.
Presenti in sala, inoltre, fra gli altri, il vicepresidente di Camera di commercio Fabio Paloschi e i consiglieri Alberto Righi e Graziano Ronca e il direttore di Confcooperative, Guido Beccari.

L’omaggio di Confai Mantova a Silvana Giglioli

Nel corso dell’assemblea di Confai Mantova il presidente Marco Speziali, il direttore Sandro Cappellini e il Consiglio di Amministrazione ha salutato Silvana Giglioli, storica segretaria della presidenza e direzione, prossima al traguardo della pensione.
Accanto a un omaggio a ricordo di questi anni di servizio, il messaggio di gratitudine “per aver svolto il suo lavoro con competenza, professionalità, spirito di collaborazione per il buon andamento dell’associazione, svolgendo il difficile compito di gestirne la segreteria, conquistando la totale fiducia sia della presidenza che della direzione nonché di tutti gli associati”.
Fino alla fine di luglio, però, sarà operativa nella sede di via Altobelli 3, a Mantova.

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21/05/2016
FruitImprese rende noto che "nel primo bimestre del 2016 e' proseguito il trend positivo delle esportazioni italiane  di ortofrutta che sono cresciute in volume (8,2%) ed in maniera meno consistente in valore (3,2%); analoga situazione per le importazioni che crescono del 6,4% in volume e del 9,4% in valore. Il saldo e' di circa 244 milioni di euro con una riduzione dell'8,3% rispetto al primo bimestre del 2015. Complessivamente nel primo bimestre l'Italia ha esportato oltre 731mila tonnellate di prodotti per un valore di 789 milioni di euro" (Fonte: Agrapress).
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30/04/2016
"Nel 2015 le risorse del Psr lombardo messe a disposizione del settore biologico ammontavano al doppio di quanto richiesto con le domande presentate", ha sottolineato l'assessore regionale all'Agricoltura Gianni Fava nel corso di un incontro svoltosi in un istituto alberghiero. "Quella del biologico e' una filosofia che si sposa con tendenze e domanda della fase attuale, in cui bisogna produrre meglio e non tanto, anche se non sempre a cio' corrisponde la giusta remunerazione", ha aggiunto l'assessore, invitando gli studenti a "guardare al biologico, come a una modalita' nuova, dove non manca l'innovazione, ma che a volte poggia su pratiche antiche".
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23/04/2016
A febbraio 2016 le esportazioni agroalimentari comunitarie hanno raggiunto i 10.2 miliardi di euro, valore "ben al di sopra" di quello delle esportazioni a gennaio 2016 e "anche leggermente superiore" a quello delle esportazioni a febbraio 2015: lo rende noto la Commissione europea nel proprio rapporto statistico mensile. I piu' alti aumenti delle esportazioni, su base mensile, si registrano verso gli Usa (+ 15%) e la Cina (+ 13,5%), evidenzia la Commissione europea, rilevando che negli ultimi 12 mesi le importazioni sono aumentate dell'8,4% su base annua (Fonte: Agrapress).
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16/04/2016
A marzo 2016 - rende noto l'Istituto nazionale di statistica - i prezzi al consumo di prodotti alimentari e bevande analcoliche calano dello 0,2% sul mese precedente e dello 0,4% su base annua. Tra i beni, i prezzi degli alimentari, incluse le bevande alcoliche, diminuiscono dello 0,1% su base mensile e registrano una flessione su base annua stabile e pari a -0,3%, rileva l'Istat, spiegando che la dinamica dei prezzi dei beni alimentari e' da imputare soprattutto all'andamento dei prezzi dei prodotti non lavorati, i quali, influenzati in parte da fattori stagionali, diminuiscono dello 0,3% (Fonte: Agrapress).
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02/04/2016
“L’emergenza latte preoccupa anche le imprese di meccanizzazione agricola, molto spesso esposte per migliaia di euro di servizi erogati per conto terzi a realtà oggi in forte sofferenza. Ai colleghi allevatori, alcuni dei quali nostri associati, va tutta la nostra solidarietà”.
Così dichiara il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali, che invita la filiera lattiero casearia a individuare una soluzione rapida, per scongiurare la chiusura delle stalle e, in questa fase di avvio della campagna produttiva 2016-2017, una situazione paradossale in cui il rischio concreto è che il prodotto non venga ritirato, quando l’Italia importa quasi il 40% del proprio fabbisogno.
“Molto spesso ci si dimentica degli agromeccanici – commenta Speziali – che svolgono un lavoro costante nelle imprese zootecniche, dalla gestione dei reflui alla foraggicoltura, anticipando costi che per mesi rimangono sulle spalle dei contoterzisti. Se la filiera del latte è in crisi, il peso lo sopportano anche le imprese agromeccaniche”.
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26/03/2016
"La filiera italiana del pomodoro da industria - nonostante la forte competizione internazionale e le tensioni sul fronte interno - si conferma componente molto importante del made in Italy. A dimostrarlo e' un'analisi del commercio estero italiano dei derivati del pomodoro a cura dell'Organizzazione Interprofessonale del pomodoro da industria del Nord Italia, l'OI che raggruppa i soggetti economici della filiera del pomodoro prodotto e trasformato nel nord della penisola", sottolinea un comunicato stampa dell'associazione. "Il nostro studio elaborato su dati Istat relativi al 2015 - rende noto l'OI - dimostra non solo che l'Italia riesce a soddisfare largamente e da tempo la domanda nazionale di derivati del pomodoro, ma registra anche una crescita costante, evidente dal 2011 ad oggi, dei valori dell'export e del saldo commerciale. Non a caso proprio con le conserve di pomodoro e i pelati del 2015 le vendite sui mercati esteri hanno raggiunto il livello record di 1 miliardo e 536 milioni di euro, a fronte di importazioni che equivalgono a circa un decimo, ossia solo 157 milioni di euro".
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26/03/2016
Nel 2014 l'Italia si conferma il primo paese per numero di riconoscimenti dop, igp e stg conferiti dall'Unione europea, rende noto l'Istituto nazionale di statistica, precisando che i prodotti agroalimentari di qualita' riconosciuti al 31 dicembre 2014 sono 269, 8 in piu' del 2013. Isettori con il maggior numero di riconoscimenti - sottolinea l'Istat in un rapporto sui prodotti agroalimentari di qualita' - sono gli ortofrutticoli e cereali (Fonte: Agrapress).
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26/03/2016
"Il 2015 e' stato un anno da record per l'export del vino italiano che vale 5,39 miliardi di euro, +5,4% sul 2014", rende noto l'Osservatorio del Vino italiano, confermando le proprie stime provvisorie, elaborate dall'Ismea sulla base di dati Istat. "I vini spumanti sono i veri protagonisti di questo successo, con un valore di 985 milioni di euro, +17%, e un volume scambiato pari a circa 2,8 milioni di ettolitri, +15%", rileva l'Osservatorio, informando che "la voce che comprende il prosecco guida questa domanda con un incremento del 30% a volume, oltre 1,8 milioni di ettolitri, e del 32% a valore, oltre 660 milioni di euro" (Fonte: Agrapress).
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19/03/2016
Il settore gode di buona salute. In un anno +20% in valore. Dopo la pubblicazione del Rapporto sull’andamento del settore 2015, il Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica) commenta che la crescita dei consumi interni di prodotto biologico in Italia ha fatto registrare un aumento del 20% in valore nel solo periodo novembre 2014-novembre2015, un dato che dimostra la vitalità del settore. Le categorie più richieste sono rappresentate da derivati dei cereali (23% del totale) ortaggi e frutta freschi e trasformati (più del 17% in entrambi i casi) e lattiero-caseari (11,5%). Le regioni dove si conta il maggior numero di operatori biologici sono la Sicilia con 9.660 aziende; la Calabria, con 8.787; la Puglia con 6.599: in queste tre regioni si concentra il 45% del totale degli operatori italiani (Fonte: Osservatorio Agri&Food di Cremona Fiere).
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19/03/2016
I prezzi agricoli continuano a calare, per il quinto mese consecutivo, rileva l'Ismea, rendendo noto che l'indice dei prezzi agricoli ha registrato a febbraio una flessione del 2,8% rispetto a gennaio e del 10,9% su febbraio 2015. "La dinamica negativa - prosegue l'Ismea - e' confermata dall'andamento prezzi al consumo dei beni alimentari e bevande, inclusi gli alcolici, rilevati dall'Istat e che hanno riportato una variazione dello -0,1% rispetto a gennaio e del -0,3% su base annua. In particolare, e' determinante nella flessione dei prezzi al consumo la voce dei beni alimentari non lavorati, che a febbraio ha mostrato una variazione dei prezzi al consumo pari al -1,2% rispetto allo stesso mese del 2015" (Fonte: Agrapress).
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19/03/2016
"Crescita del pil e della produttivita', maggior tutela ambientale, grazie alla riduzione delle emissioni di Co2 e salvaguardia della biodiversita' sono i risultati dell'innovazione varietale dal 2000 a oggi nell'Unione europea", secondo i dati che sono stati presentati a Bruxelles dalla Piattaforma tecnologica europea (Etp) "Plants for the Future".
Lo studio, dal titolo "il valore economico, sociale e ambientale del breeding vegetale in Europa", ha l'obiettivo di portare all'attenzione delle istituzioni comunitarie e dell'opinione pubblica i benefici a livello socio-economico e ambientale che l'attivita' di costituzione delle varieta' sementiere ha prodotto nell'Unione europea negli ultimi quindici anni. Secondo lo studio - rileva Assosementi - "l'innovazione varietale ha concorso per il 74% alla crescita della produttivita' totale, con un incremento delle rese dell'1,24% l'anno, contribuendo con 14 miliardi di euro all'aumento del pil europeo. L'incremento della produttivita' ha poi consentito una significativa crescita delle scorte di prodotti alimentari che hanno permesso di stabilizzare i mercati e ridurre la volatilita' dei prezzi" (Fonte: Agrapress).
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13/03/2016
Con la nuova programmazione 2014-2020 ormai a regime è possibile confrontare i nuovi piani finanziari con i vecchi Psr. La tabella di concordanza consente infatti di spalmare i nuovi budget sul calco dei vecchi Assi e misure e calcolare la differenza. Emerge così, a esempio, che l'agroambiente guadagna 240 milioni e 356 milioni le immobilizzazioni materiali; perdono invece quote le misure forestali, l'indennità compensativa e i giovani agricoltori. E' possibile consultare i risultati completi della comparazione su pianetapsr.it).
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13/03/2016
Dal Rapporto recentemente diffuso da Ismea emerge la fotografia  di un Paese leader della qualità certificata, con 805 prodotti che valgono il 21% dell'export agroalimentare, e 9 new entry nel 2015. La vera sfida è superare asimmetrie geografiche  e frammentazioni che rendono poco incisivi sul mercato alcuni prodotti meno conosciuti, grazie alle sinergie fra istituzioni, consorzi e aziende per far "salire di livello" la competitività made in Italy su tutti i mercati. Una sintesi del Rapporto in pianetapsr.it.
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28/02/2016
Nel 2015 - rende noto l'Istituto nazionale di statistica - il commercio al dettaglio di prodotti alimentari su base annua aumenta dell'1,3% in valore e rimane invariato in quantità. Quanto al commercio al dettaglio per forma distributiva l'Istat rileva, sempre nel 2015 sull'anno precedente, un aumento dell'1,9% nella gdo alimentare ed un calo dello 0,4% per le imprese alimentari operanti su piccole superfici. In riferimento alla tipologia di esercizio - informa l'Istat - si registrano aumenti del commercio al dettaglio negli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare (+1,2%), negli ipermercati (+0,3%), nei supermercati (+1,2%) e nei discount alimentari (+3,4%) (Fonte: Agrapress).
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28/02/2016
Il 2015 si è chiuso con segni negativi in quasi tutti i Paesi dell’Ue per quanto riguarda la vendita di trattori. In positivo solo Spagna, Francia, Italia e Bulgaria. Tardano ad arrivare i segnali di ripresa concreta sui mercati europei per i costruttori. In linea generale, infatti, i prime dati sulle vendite di trattori nell’Unione Europea indicano un calo del 10% circa nel 2015 rispetto al 2014.
In parziale controtendenza il nostro Paese con un +1,4%: il segno positivo è da attribuire soprattutto alla forte accelerazione delle immatricolazioni nella fase finale del 2015, dovuta in buona parte al moltiplicarsi delle richieste di finanziamento legate ai Piani di sviluppo rurale, in vista della chiusura delle pratiche amministrative per l’anno 2015.
Per quanto riguarda la Germania, primo mercato europeo in assoluto, il calo è stato del 6,9% (Fonte: Agricoltura24).
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22/02/2016
L'Italia rimane leader mondiale per numero di certificazioni, con 805 prodotti iscritti nel registro UE, di cui 282 Food e 523 Wine (dati al 10.02.2016): è quanto emerge dal tredicesimo rapporto Ismea - Qualivita sulle produzioni italiane agroalimentare e vitivinicole Dop, Igp e Stg, presentato nei giorni scorsi a Roma. Un sistema che garantisce qualità, sicurezza e trasparenza anche attraverso i 219 Consorzi di tutela riconosciuti dal MIPAAF, 124 per i prodotti agroalimentari certificati e 95 per i vini DOP e IGP.
Complessivamente il valore alla produzione Food e Wine raggiunge i 13,4 miliardi di euro, per una crescita del +4% su base annua (raffronto tra 2015 e 2014) e un peso del 10% sul fatturato totale dell'industria agroalimentare; il valore delle esportazioni è di 7,1 miliardi di euro, un incremento di oltre il +8% su base annua, per un peso del 21% sul totale dell'export agroalimentare italiano (il rapporto è consultabile sul sito dell’Ismea).

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22/02/2016
Dopo due anni di contrazione della spesa delle famiglie italiane destinata all'alimentazione, il 2015 si è chiuso con un segno positivo.
Le rilevazioni Ismea attestano, infatti, una mini ripresa dei consumi alimentari domestici dello 0,4% nel 2015 sul 2014.
L'analisi per comparto evidenzia tendenze diverse e contrapposte tra i prodotti confezionati a peso fisso e quelli a peso variabile. Per i primi, la dinamica è risultata in netta crescita sul 2014 (+2,2%), grazie soprattutto al contribuito di bevande e olii (acqua: +9%; birra: + 6%; oli di oliva: +19%), mentre la spesa complessiva dei prodotti a peso variabile, essenzialmente freschi, ha accusato una flessione del 2,8%, maturata soprattutto nei reparti carne (-5,8%) e lattiero caseari (-3,4%), a fronte di aumenti anche sostenuti per prodotti ittici (4,8%), ortaggi e frutta freschi (2,5% e 4,7%).
"Tra i driver che guidano i comportamenti d'acquisto delle famiglie - sottolinea l'Ismea - ha assunto un ruolo chiave la consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere che, amplificato dai recenti messaggi dei media, si è riflesso nell'aumento degli acquisti di frutta, verdura e pesce e una contestuale riduzione della spesa di carni fresche (specie suine) e salumi" (Fonte: www.ismea.it).
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19/02/2016
Un'interessante valutazione d'impatto, ancorché parziale, condotta dalla Commissione Ue sulla base dei Psr degli Stati Membri, fa emergere le prime stime su lavoro e crescita grazie alle politiche di sviluppo rurale. Tra l'altro, Bruxelles prevede l'insediamento di 170mila nuovi giovani agricoltori, 140mila adesioni ai sistemi di qualità e ben 340mila progetti per l'ammodernamento aziendale. Lo studio analizza anche l'importante impatto sull'indotto collegato a monte e a valle dell'attività agricola: un sistema integrato che a livello europeo conta già 44 milioni di occupati (Fonte: Rete Rurale Nazionale).
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14/02/2016
"Il mercato mondiale del biologico è fortemente in crescita, tanto che "nel 2014 ha visto un giro d'affari di oltre 60 miliardi di euro", e anche quello europeo "nel 2014 ha continuato a crescere, con un aumento del 7,6%, raggiungendo i 26 miliardi di euro, quasi a pari merito con il mercato degli Stati Uniti, che ha un giro di 27 miliardi e che è il piu' grande mercato mondiale", sottolinea l'Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica), sulla base di dati diffusi al Biofach di Norimberga. "Per quello che riguarda le aree coltivate, nell'Unione europea sempre nel 2014, il 6% e' bio" e "l'Italia spicca con circa l'11% di superficie agricola coltivata col metodo biologico", aggiunge l'Aiab (Fonte: Agrapress).
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31/01/2016
Il sistema della cooperazione agroalimentare italiana è stato in grado di crescere nonostante la crisi. Negli anni 2011-2013, infatti, ha registrato una crescita del fatturato quasi doppia rispetto all’industria alimentare del Paese (+9% contro +5%). E' quanto ha evidenziat nei giorni scorsi l’Osservatorio della cooperazione agricola italiana, istituito dal ministero delle Politiche agroalimentari e forestali e sostenuto dalle quattro Organizzazioni di rappresentanza delle cooperative dell’agroalimentare. Per Nomisma è di 36,1mld di euro il fatturato annuo prodotto dalle oltre 5.000 imprese collettive associate, con 92mila addetti: numeri che collocano l’Italia al terzo posto per fatturato nella speciale classifica Ue della cooperazione agroalimentare e al primo posto per numero di imprese, rispettivamente con quote del 10% e del 27% sul totale delle compagini europee.
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01/01/2016
Anche per il 2015 lo spumante italiano ha battuto ogni record, confermandosi il piu' venduto nel mondo con oltre 2,7 milioni di ettolitri contro gli 1,8 di quelli francesi e gli 1,6 di quelli spagnoli: è quanto emerge dai dati internazionali sul settore diffusi da Nomisma mediante il proprio osservatorio "Wine Monitor". Sotto il profilo commerciale risulta ancor più evidente il divario in valore, pari a 990 milioni di euro per i francesi contro 3 miliardi di euro per i prodotti italiani, che mostrano così un totale dominio del mercato di riferimento.
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19/12/2015
Un’agricoltura sempre più terziarizzata e legata a doppio filo alla realtà del mondo agromeccanico: è quanto emerge dalle anticipazioni del "Rapporto 2015 sul contoterzismo agrario in Bergamasca", in corso di ultimazione da parte di Confai Academy per conto di Confai Bergamo.
"A fronte di una contrazione di circa il 3% del numero delle aziende agricole che figurano quali utenti dei servizi agromeccanici - osserva Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy - nel 2015 abbiamo riscontrato una sostanziale tenuta nella superficie agraria globale dalle imprese agromeccaniche bergamasche, pari a oltre 30.000 ettari, e perfino un incremento nel numero complessivo di lavorazioni effettuate sulla stessa superficie. Si stima che a fine anno il fatturato totale del comparto agromeccanico in Bergamasco potrebbe risultare pari a circa 92 milioni di euro, in crescita del 2,2%  rispetto al 2014".
L'Osservatorio economico sta ancora elaborando i dati a disposizione, ma le prime interpretazioni andrebbero nella direzione di un rafforzamento del fenomeno della cosiddetta agricoltura in outsourcing o terziaria.
"Anche nella nostra provincia si riscontra la tendenza ad un sempre maggiore ricorso alla cosiddetta agricoltura di servizio, propria dei principali sistemi agricoli europei ed extra-europei - fa notare Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai -. Oserei dire che emerge con sempre maggiore evidenza il fenomeno del contoterzismo all inclusive: assistiamo di fatto alla progressiva chiusura dell’attività d'impresa da parte di un certo numero di piccoli e medi proprietari terrieri, che successivamente affidano le proprie superfici ad imprese contoterziste, affinché queste realizzino una gestione completa dei terreni, dalle lavorazioni alla raccolta, inclusa la commercializzazione dei prodotti e la pianificazione delle scelte colturali per i successivi cicli produttivi".
La crescente richiesta di pacchetti di servizi ‘tutto compreso’ da parte dei proprietari di piccoli e medi appezzamenti, impossibilitati a detenere in proprio un oneroso parco macchine agricolo, induce gli stessi agromeccanici a incrementare gli investimenti in tecnologia ed innovazione, nonostante la congiuntura economica. Tali investimenti, peraltro, generano quale evidente esternalità positiva, una maggiore sostenibilità ambientale della stessa attività agricola.
"Da qualche tempo - conclude Bolis - si assiste infine ad un trend relativamente nuovo: aumenta il numero delle aziende contoterziste che, a loro volta, si avvalgono servizi di altre aziende agromeccaniche. Si tratta di una tendenza alla specializzazione del contoterzismo, per cui alcuni imprenditori agromeccanici esternalizzano alcune operazioni verso colleghi specializzati in certi ambiti, al fine di offrire il miglior livello possibile di servizio ai clienti che richiedono prestazioni all inclusive".

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12/12/2015
Il direttore generale dell'Ismea Raffaele Borriello ed il presidente dell'Unione italiana vini (Uiv) Domenico Zonin hanno presentato nei giorni scorsi a Roma l'osservatorio del vino italiano, che rappresentera' - e' stato spiegato - "il primo e unico punto di riferimento istituzionale per la raccolta, l'analisi, il commento e la diffusione dei dati statistici del settore vitivinicolo, sia sul fronte produttivo che su quello dei mercati interno e internazionale". "L'osservatorio - ha detto Borriello - rafforza e consolida la collaborazione che va avanti da anni tra l'Ismea e l'Unione italiana vini". Sara' un luogo di confronto per l'analisi dei dati e delle informazioni riguardanti il comparto vitivinicolo e sara' "al servizio delle imprese, ma anche e soprattutto delle istituzioni", ha aggiunto. "Le esportazioni di vino nel 2015 potrebbero raggiungere il risultato record di 5,5 miliardi di euro, mettendo a segno un aumento di circa il 7% sul 2014" e questo sarebbe un "risultato storico", ha reso noto Borriello (Fonte: Agrapress).
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12/12/2015
L'analisi Ismea sulla congiuntura agricola 2014 evidenzia maggior ottimismo e un approccio gestionale più intraprendente degli under 40 rispetto ai "senior", nonostante l'annata difficile. E grazie alla fiducia cala anche il timore di dover chiudere la propria attività. I risultati dell'indagine, in sintesi, sul portale pianetapsr.it.
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06/12/2015
Dopo un rallentamento ad agosto, il valore delle esportazioni agroalimentari dell'Unione europea ha ripreso a crescere (+13%) e le esportazioni mensili a settembre hanno superato le importazioni di due miliardi di euro. A registrare risultati particolarmente positivi sono state le vendite negli Stati Uniti (+19%) e in Cina (+18%) (Fonte: Agrapress).
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27/11/2015
Dopo quasi due anni di crisi, con quotazioni all’origine passate da poco più di 9 euro a meno di 7,60/kg, il mercato del Parmigiano Reggiano sembra mostrare qualche segnale di ripresa. Lo afferma in una nota il Consorzio di tutela che sottolinea come sia prematuro parlare di vera e propria inversione di tendenza, pur registrando un lieve rialzo delle quotazioni e soprattutto una ripresa dei consumi interni.
A questa tendenza si abbina l’aumento delle esportazioni che a fine agosto ha registrato un +7,2% per il prodotto in forme o porzionato e addirittura un +14,7% per il grattugiato. Il dato più significativo è rappresentato dal flusso verso gli Stati Uniti, cresciuto di oltre il 20% (Fonte: Osservatorio Agri&Food di CremonaFiere, Notiziario n.72).
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27/11/2015
Secondo i dati dell’Indagine sul mercato fondiario condotta dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nel 2014 la flessione del prezzo della terra in Italia si è accentuata, confermando per il terzo anno consecutivo una contrazione dei valori come media nazionale. Lo riporta il sito assomais.it che sottolinea il dato dell’indagine secondo la quale la diminuzione è stata pari a -0,6%, una variazione tutto sommato lieve e tipica di un bene immobiliare che non presenta variazioni annuali particolarmente significative. Il valore medio nazionale della terra si mantiene intorno ai 20mila euro a ettaro con punte decisamente più elevate nelle aree di pianura e nelle zone collinari particolarmente vocate per colture di pregio (Fonte: Osservatorio Agri&Food di CremonaFiere, Notiziario n. 72).
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21/11/2015
A settembre 2015 - rende noto l'Istituto Nazionale di Statistica - il capitolo riguardante i prodotti agricoli fa registrare su base annua aumenti delle esportazioni del 14% e delle importazioni del 10,3%. Per prodotti alimentari, bevande e tabacco si rilevano, sempre su base annua, aumenti delle esportazioni del 4,3% ed un calo delle importazioni del 2,3%. Nei primi nove mesi del 2015 l'export agricolo italiano ha toccato quota 27 miliardi, +8% rispetto allo scorso anno (Fonte Agrapress).
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20/11/2015
“Fare di Astino un centro di ricerca per l’agricoltura multifunzionale di caratura internazionale, in grado di rappresentare una concreta attuazione della Carta di Milano promossa da Expo 2015 per affermare i valori della sostenibilità e dello sviluppo delle aree rurali”, così si esprime il presidente provinciale e nazionale della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, Leonardo Bolis, in vista dell’approssimarsi della fase conclusiva dell’Esposizione universale di Milano.
Con l’espressione ‘agricoltura multifunzionale’, lo ricordiamo, si indicano le attività agricole che non si limitano alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma che puntano ad integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società, dalla didattica in fattoria alle agroenergie.
"Il recupero del complesso monumentale bergamasco di Astino, coinciso con l’apertura di Expo - osserva il numero uno di Confai – ha riempito di soddisfazione tutta la comunità bergamasca ed ha avviato un processo virtuoso che non deve arrestarsi. Con il suo imponente patrimonio di architettura e di cultura e con la cornice naturalistica della ‘Valle della Biodiversità’, auspichiamo che Astino rappresenti ora il punto di partenza di un percorso dalle potenzialità infinite”.
I dirigenti di Confai rivolgono all’amministrazione comunale di Bergamo e al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, quali grandi promotori dell’iniziativa di recupero del complesso storico, l’invito a non fermarsi. “Vediamo in Astino la sede ideale di un Centro internazionale di ricerca sull’agricoltura multifunzionale – afferma Bolis -, che concentri proprio nella nostra terra gli sforzi di una task force di ricercatori, esperti e addetti ai lavori incaricati di tracciare le future linee di sviluppo della cosiddetta agricoltura di servizio, la quale ricopre ormai un ruolo di primo piano in tutto il territorio dell’Unione europea e in molti Paesi extra-Ue”.
“Da diversi anni a questa parte l’agricoltura multifunzionale si sta affermando come uno dei principali orizzonti per l’evoluzione futura del mondo rurale – ricorda Enzo Cattaneo, direttore di Confai e segretario generale di Confai Academy - e, proprio nella Bergamasca, essa presenta un notevole riscontro in termini di numero di aziende che vi si dedicano, oltre che essere un campo di prova privilegiato sia per i giovani under 40 sia per le imprenditrici agricole”.
L’agricoltura multifunzionale, peraltro, non è apprezzata solo per la forte componente di ecosostenibilità e inclusione sociale collegata ad attività quali l’agriturismo e la vendita diretta, ma anche per il significativo impatto economico che genera sulle comunità locali. “Secondo i dati rilevati da Confai Academy – spiega Cattaneo -, negli ultimi sei anni nella nostra provincia si è verificata una crescita importante delle ‘attività connesse’ all’attività produttiva agricola in senso stretto, a partire dalla filiera corta. Benché infatti il fatturato totale del settore primario orobico sia da tempo ancorato alla soglia dei 570 milioni di euro, il volume d’affari di tali attività secondarie è passato dal 2009 ad oggi da 72 a 77 milioni di euro”.
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07/11/2015
“Nonostante la crisi, gli agricoltori lombardi scommettono sull’innovazione e i risultati del bando sulla misura 4.1.01 del Psr 2014-2020, che ha messo a disposizione 60 milioni di euro, sono impressionanti”.
Così l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, commenta le 515 domande inoltrate a Regione Lombardia dalle imprese agricole, per un totale di oltre 100 milioni di euro richiesti, in grado di generare investimenti complessivi – stimati sulla parte pubblica - per più di 279 milioni di euro.
“C’è una forte propensione a ristrutturare e innovare, in special modo nelle aree di pianura – specifica Fava – dove sono state inoltrate domande di contributi per 87,7 milioni di euro, che significa, essendo la cifra erogata pari al 35% degli investimenti totali, 468 progetti di investimento per oltre 250 milioni di euro”.
Per questo primo bando della misura 4.1.01 sugli “Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole” del Psr 2014-2020 (per chi è del mestiere, la misura è assimilabile alla ex 121 del Psr precedente), le risorse messe a disposizione da Regione Lombardia sono state di 60 milioni di euro, destinate per 20 milioni alle aree svantaggiate di montagna.
Gli investimenti di ammodernamento nelle aree montane hanno avuto minore slancio: 47 domande e investimenti totali per 29,4 milioni di euro. In questo caso la cifra erogata da Regione Lombardia sarà di 13,2 milioni di euro, corrispondente al 45% delle spese previste.
“Ad aprile pubblicheremo un altro bando – annuncia Fava – con molte più risorse a disposizione, alla luce di una propensione ad investire da parte degli agricoltori lombardi molto forte”.
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31/10/2015
"I dati dell'associazione dei costruttori europei CEMA evidenziano un calo significativo delle vendite di trattori nei primi otto mesi dell'anno", sottolinea il presidente di Federunacoma Massimo GOLDONI, facendo notare che "continua il trend negativo per il mercato italiano, che tuttavia potrebbe dare segnali di ripresa a partire dal prossimo anno". "L'arrivo di incentivi pubblici nel 2016 per l'acquisto di macchine agricole potrebbe stimolare il mercato, ma non deve far dimenticare che ci sono ancora fondi europei, nell'ambito dei piani di sviluppo rurale, che se non vengono impegnati dovranno tornare nelle casse dell'Unione europea", aggiunge il presidente. Secondo le stime dell'associazione europea dei costruttori CEMA, che include nelle statistiche anche la Turchia, "le vendite di trattrici nei principali paesi europei segnano, nei primi otto mesi dell'anno, un calo del 7,6 per cento" ed "a fine agosto il numero di macchine immatricolate si è fermato a quota 109 mila, rispetto alle 117 mila dello stesso periodo 2014 (Fonte: Agrapress).
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24/10/2015
“Ci riserviamo un giudizio più completo non appena si saprà qualcosa di più sulla bozza della Legge di Stabilità e sarà magari iniziato l’iter in Parlamento, ma sinceramente dal governo attendevamo maggiore chiarezza, perché le aziende agricole e le imprese del comparto
agromeccanico sono pronte a investire, ma non nell’incertezza”. Lo dice Leonardo Bolis, presidente di Confai, la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, in un’intervista rilasciata ad Agricolae.
Presidente Bolis, questa volta i fondi sulla meccanizzazione agricola ci sono. Che cosa non va?
“Innanzitutto non è chiaro se i 45 milioni di euro destinati al fondo per le macchine agricole costituiscono nuove risorse messe a disposizione dal governo oppure se si tratta di fondi già disponibili nell’Inail. Sembra sottile la distinzione, ma potrebbero cambiare i soggetti e le modalità
di erogazione. In ogni caso, questo ci fa ipotizzare che si tratti più di una misura rivolta alla sostituzione di macchine agricole obsolete finalizzato solo a promuovere la sicurezza, magari alla luce della revisione, e non per gli investimenti in sé. L’innovazione, dunque, non c’entra”.
Gli agromeccanici sono però compresi fra i destinatari?
“Non è chiaro. Il governo, attraverso esponenti autorevoli al ministero delle Politiche agricole, ci hanno assicurato di sì e non abbiamo motivo di dubitare che sia diversamente, però bisogna riconoscere che la norma, così come formulata nelle bozze che sono circolate e che la stessa
Agricolae ha trasmesso, qualche margine di incertezza lo lascia”.
"E' scritto che al Fondo macchine agricole possono accedere le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli. Cosa vuol dire questa formula? Capirà che non è chiaro e che le imprese agromeccaniche, che già hanno macchine e
mezzi agricoli che non rientrano fra quelli obsoleti, perché mediamente immatricolati entro gli ultimi 5/8 anni, non rientrano nella casistica relativa all’innovazione per la riduzione di emissioni inquinanti. Gli agromeccanici che lavorano sull’innovazione hanno superato il problema delle emissioni e delle norme di sicurezza”.
Fra i vostri associati molti sono imprenditori agricoli. Contenti almeno che Imu e Irap siano stati eliminati?
“Non potremmo non esserlo. Però dobbiamo riconoscere che siamo di fronte a poca chiarezza poichè per quanto attiene l’esenzione dall’Imu, è rivolta solo ai terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli, discriminando gli altri agricoltori mentre, per quanto
riguarda l’Irap, l’esenzione è rivolta ai soggetti che esercitano l’attività agricola non tenendo conto però degli imprenditori agromeccanici, la cui attività è considerata agricola ai sensi dell’art.5 del Decreto Legislativo 99/2004”.
"Siamo inoltre critici sulla rivalutazione dei redditi agrari e dei redditi dominicali, con un incremento monstre del 30%, poiché si penalizzano in maniera considerevole categorie di soggetti con una modalità decisamente discriminatoria e anticostituzionale. Una rivalutazione dei redditi dominicali così come proposta dal governo penalizza i proprietari con beni affittati, anche se agricoltori, e questo porterà al rialzo degli affitti.”.

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24/10/2015
"Settembre conferma sui mercati agricoli la svolta positiva gia' rilevata in agosto", rende noto l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, rilevando che con un valore pari a 122,1 l'indice dei prezzi all'origine elaborato dall'Ismea (base 2010=100) registra, per l'insieme dei prodotti agricoli, un aumento sia rispetto ad agosto (+8,6%) sia sul settembre del 2014 (+10,1%). "I prezzi al consumo dei beni alimentari e delle bevande, alcolici inclusi, risultano, dalle indicazioni dell'Istat sempre riferite al mese di settembre, in crescita dello 0,7% su base mensile e dell'1,5% se rapportati ai livelli dell'anno scorso, in forte accelerazione rispetto al piu' 0,9% di agosto", informa l'Ismea (Fonte: Agrapress).
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16/10/2015
Le importazioni di macchinario agricolo nei paesi del bacino mediterraneo "risultano in netta crescita nel 2014 e nella prima meta' del 2015" e l'industria italiana e' "protagonista, con consistenti quote di mercato in vari paesi", anche se "un peso crescente assumono nell'area anche le importazioni da paesi emergenti come la Cina e l'India", sottolinea Federunacoma sulla base di un'indagine sul mercato dei trattori e delle macchine operatrici nei paesi del bacino mediterraneo condotta in collaborazione con nomisma e presentata alla fiera "Agrilevante". "L'economia agricola ed il mercato dei trattori e delle macchine per le operazioni colturali sono in pieno rilancio nell'area mediterranea; dopo la fase recessiva iniziata nel 2008 con la crisi economica internazionale, aggravata nel 2010 con le tensioni politiche e militari legate alla primavera araba, la vasta area che comprende l'Europa meridionale, i balcani, il medioriente e l'Africa settentrionale torna a crescere e prospetta buone opportunita' di business, soprattutto per le industrie italiane", prosegue Federunacoma, evidenziando che "i dati piu' recenti indicano una ripresa dell'agricoltura e di conseguenza una crescita della domanda di macchine e attrezzature specifiche molto consistente in tutti i principali paesi". 
L'industria italiana e' in grado di soddisfare la crescente domanda di tecnologie nell'area mediterranea, ma deve essere sostenuta con strategie di marketing e comunicazione in grado di valorizzare la qualita' dei prodotti made in Italy e di contrastare l'ascesa di sistemi industriali emergenti, vedi in particolare quelli di Cina ed India, che stanno penetrando rapidamente sui mercati del Mediterraneo (Fonte: Agrapress).
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10/10/2015
Le materie prime agricole stanno attraversando un periodo di prezzi più bassi e meno volatili, secondo il recente rapporto Fao "Food Outlook" (prospettive alimentari). Nel rapporto si osserva che la maggior parte dei prezzi degli oli vegetali e dei cereali sono su una traiettoria che è allo stesso tempo stabile e in calo. Tra i motivi - secondo la Fao - vi sono livelli di giacenze alti, prezzi del petrolio nettamente più bassi e la rinnovata forza del dollaro, fattori che non appaiono suscettibili di un'inversione di tendenza nel breve termine (Fonte: Agrapress).
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10/10/2015
Un'analisi realizzata da realizzata da Unioncamere Lombardia  sulle dinamiche dei prezzi nel comparto zootecnico lombardo ha evidenziato nel terzo trimestre 2015 un leggero incremento dei prezzi all'ingrosso dei principali tagli di carne suina fresca. Tali rialzi sono stati trainati dal buon andamento della domanda.
All'inizio del terzo trimestre sono stati rilevati prezzi in crescita anche per il comparto avicolo, dopo il calo che si era registrato nella parte finale del secondo trimestre 2015.
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03/10/2015
Nel secondo trimestre del 2015 - rende noto l'Istituto nazionale di statistica - il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti e' aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell'1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2014, mentre il potere di acquisto e' aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell'1,1% su base annua. Ciò costituirebbe la premessa per una prossima crescita della spesa alimentare (Fonte: Agrapress).
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03/10/2015
In base alle stime Ismea il mercato domestico dei prodotti biologici in Italia ha espresso nel 2014 un valore al consumo superiore ai 2,1 miliardi. A farla da padrone sono la Gdo e i negozi specializzati, che muovono oltre il 75% del giro d'affari complessivo; ma c'è spazio anche per mercatini e vendite dirette, e-commerce e farmacie.  Si ampliano i consumi e si allarga anche l'offerta: nel paniere della spesa aumenta il peso degli ortaggi freschi e trasformati e dei prodotti derivati dai cereali (Fonte: PianetaPsr).
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24/09/2015
Entra in vigore, dopo due anni di lavoro parlamentare, la legge sull'agricoltura sociale, che prevede nuovi modelli sostenibili di assistenza e cura verso le persone in difficoltà all'insegna del "green welfare".
Si delinea così un quadro normativo per un importante comparto dell'agricoltura multifunzionale, che riunisce nel nostro Paese oltre 4 mila addetti attivi su tutto il territorio nazionale e in grado di generare un valore della produzione che ha raggiunto la soglia dei 200 milioni di euro.
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12/09/2015
Ad agosto 2015, l'indice dei prezzi agricoli della Fao e' calato del 5,2% rispetto a luglio, la contrazione maggiore su base mensile dal 2008. Lo rende noto l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'agricoltura e l'alimentazione, secondo la quale cio' e' dovuto all'abbondante produzione, alla riduzione dei prezzi energetici ed alle preoccupazioni causate dalla crisi cinese. In particolare, per i cereali il calo e' stato dell'8,6% rispetto a luglio e del 15,1% rispetto allo scorso anno; quello degli oli vegetali dell'8,6%; per i prodotti lattieri del 9,1% e per lo zucchero del 10% (Fonte: Agrapress).
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05/09/2015
“Il rapporto dell’Istat sull’agricoltura nel 2013 evidenzia che, se da un lato il numero di aziende agricole diminuisce del 9,2%, la superficie coltivata registra una minima contrazione del 2,4%, merito anche del ruolo dei contoterzisti, sempre più integrati nel sistema agro-silvo-pastorale, al punto da costituire una rappresentanza determinante per la tenuta del comparto primario”.
Così commenta Leonardo Bolis, presidente di Confai, alla luce della rilevazione Istat. “Anche l’Istituto nazionale di statistica evidenzia la flessione della manodopera familiare e come il contoterzismo, vero e proprio fenomeno di agricoltura in outsourcing, garantisca non soltanto maggiore qualità, ma anche sostenibilità economica e ambientale”.
Merito delle nuove tecnologie adottate dagli imprenditori agro meccanici e degli investimenti - che mediamente per azienda nel 2013 hanno superato i 200mila euro – i quali hanno fatto per loro bandiera il rispetto del suolo, la precision farming e la tracciabilità delle produzioni.
“Anche all’Istat – mette in luce Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai e direttore dell’associazione di Mantova – non è sfuggito il fenomeno della crescita del terziario agricolo che certifica la piena partecipazione della categoria dei contoterzisti al settore agricolo”.
L’unico rammarico, per la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, è che il recente appello all’unità del mondo agricolo per uscire dalla crisi lanciato dall’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, per colpa di qualche rappresentante agricolo agganciato a visioni palesemente antiquate dell’agricoltura, potrebbe cadere nel vuoto, con grave danno nell’avvio di una nuova Rivoluzione verde, di cui i contoterzisti sono fra i principali protagonisti.
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16/08/2015
“La produzione di mais per ettaro in provincia di Mantova potrebbe essere inferiore in quantità rispetto allo scorso anno, ma l’aspetto che maggiormente preoccupa gli allevatori è la presenza della aflatossina B1, che mette a rischio l’utilizzo del raccolto per la zootecnia”.
Nessun allarme, per ora, ma una forte attenzione alla campagna maidicola giunta nella fase cruciale della raccolta c’è nelle parole di Marco Speziali, presidente di Confai Mantova. Sul territorio provinciale si coltivano circa 60mila ettari di mais.
“Per ora registriamo un primo bilancio dei raccolti di mais precoce, che non è stato di grande soddisfazione, con un calo sul 2014 anche del 20-30 per cento, causato dalla siccità”, afferma Speziali.
È ancora prematura una previsione sugli esiti dei raccolti del mais da granella, anche se – osserva Confai – le elevate temperature che hanno caratterizzato il mese di luglio e i primi giorni di agosto, anche di notte, rivelano che le piante di mais sono state sottoposte a un forte stress idrico. “Maggiore sofferenza è stata registrata nelle coltivazioni servite da irrigazione a scorrimento rispetto al più diffuso sistema a pioggia – precisa Speziali – ma ora a turbare il sonno degli imprenditori agricoli è la probabile presenza di aflatossina B1, che costringerebbe gli allevatori ad acquistare il mais per la razione alimentare degli animali all’estero, con l’eventualità di importare mais geneticamente modificato”.
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16/08/2015
Si e' svolta nei giorni scorsi presso il Mipaaf una riunione della filiera sulla crisi della zootecnia da carne. Secondo fonti Agrapress, si e' trattato di una riunione essenzialmente interlocutoria che si e' conclusa con l'idea di mettere a punto prossimamente un pacchetto sintetico di proposte. Una delle idee su cui si starebbe lavorando è la possibilità di valorizzare il prodotto tramite un marchio ombrello per la carne italiana, che poi possa essere promosso dalle istituzioni pubbliche, sull'esempio di quanto fatto in Francia. Nel frattempo, si confida in un'accelerazione del Sistema di qualità nazionale (Sqn), il cui iter per ora procede a rilento.
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08/08/2015
“Il caldo anomalo che ha caratterizzato il mese di luglio e questo inizio di agosto sta portando a un’accelerazione delle colture in campo, per cui si tratta di poter contare su un fabbisogno idrico adeguato solo per poco tempo. Altrimenti le rese in campo saranno compromesse”.
Così Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, sollecita Regione Lombardia e consorzi di bonifica a contrastare l’emergenza idrica.
“L’apertura del Psr lombardo, che prevede incentivi anche all’ammodernamento dei mezzi per l’agricoltura – ricorda Sandro Cappellini, direttore di Confai Mantova – è lo strumento idoneo per fare ricorso a strumentazioni per irrigare in grado di risparmiare acqua anche fino all’80% rispetto all’irrigazione a pioggia o a scorrimento”.
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08/08/2015
Ancora in fase positiva il mercato italiano delle macchine per il giardinaggio. secondo i dati diffusi da Comagarden (Federunacoma) insieme con il gruppo di rilevamento Morgan. Dopo la robusta crescita messa a segno nel 2014 (+7,6% sul 2013), il settore chiude in territorio positivo anche nel primo semestre 2015, con un aumento complessivo delle vendite pari al 2,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (Fonte: Agrapress).
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01/08/2015
Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è in corso un'analisi dell'andamento del mercato del latte per approfondire le necessita' della filiera italiana in vista del Consiglio Ue straordinario del 7 settembre, che Italia e Francia hanno chiesto sia dedicato al comparto lattiero caseario e al settore delle carni bovine e suine. I rappresentanti di queste ultime due categorie saranno convocati al ministero mercoledì 5 agosto con lo stesso obiettivo. Nel corso dell'incontro il ministro ha presentato le nuove azioni che il governo metterà in campo per il settore del latte con investimenti complessivi che supereranno i 120 milioni di euro nel triennio fino al 2017 (Fonte: Agrapress).
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26/07/2015
Stato di salute e razione alimentare monitorati in tempo reale grazie a un sistema di sensori della zootecnia di precisione. Si va dal monitoraggio automatico per la ruminazione a quello per controllare le malattie respiratorie nei vitelli ma anche all'analisi in tempo reale degli alimenti caricati nel carro miscelatore, passando da una centralina meteo per garantire la qualità del foraggio. È il benessere animale l'obiettivo dei sistemi innovativi incentrati sulla zootecnia che sono alla base del progetto DairyFarm, esempio di collaborazione tra enti di ricerca e aziende private, promosso dalla Fondazione Parco Tecnologico Padano (Ptp) di Lodi, a cui ha aderito  il Cra, con il Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero-casearie (Cra-Flc) e il suo caseificio sperimentale ubicato presso l'azienda La Baroncina di Lodi.  
Il progetto si fonda sulla formazione e sulla dimostrazione delle tecnologie più avanzate che rappresentano, oggi più che mai, lo strumento risolutivo in grado di fare evolvere l'azienda zootecnica in termini di efficienza e redditività (Fonte: PianetaPsr).

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12/07/2015
Condizioni favorevoli a livello mondiale per i raccolti cerealicoli porteranno ad una produzione migliore del previsto, ma crescono le preoccupazioni per il brusco calo della coltivazione di mais nell'africa sub-sahariana, insieme alla scarsa stagione produttiva in altre aree fortemente caratterizzate da insicurezza alimentare. Lo afferma la Fao nell'ultima edizione del rapporto mensile "Indice Fao dei prezzi alimentari".
La produzione cerealicola mondiale di quest'anno dovrebbe ammontare a 2.527 milioni di tonnellate. Ciò rappresenta un calo dell'1,1% rispetto al livello record del 2014, ma un miglioramento rispetto alle proiezioni fatte nei mesi scorsi (Fonte: Agrapress).
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27/06/2015
“I contoterzisti sono in preallarme per contrastare la diabrotica del mais con trattamenti specifici, perché i primi adulti sono già comparsi in Lombardia e in Veneto e la presenza è destinata ad aumentare nelle prossime settimane”.
A richiamare l’attenzione sul problema è Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, che mette in luce come la maggiore presenza dell’insetto si ritrovi dove c’è un uso intensivo del mais, per uso zootecnico o energetico e, di conseguenza, è messa in crisi la rotazione dei terreni. “Attaccando gli apparati radicali – prosegue Speziali – nella fase di sviluppo della pianta e durante l’irrigazione dei terreni si manifesta il danno”.
Fra le conseguenze la perdita totale o parziale della produzione. Maggiormente esposte alla diabrotica sarebbero quei terreni non soltanto che non hanno osservato la rotazione, ma anche che in passato non hanno effettuato trattamenti di contrasto.
Confai Mantova ricorda che i trattamenti eseguiti nel corso della stagione aiutano a ridurre la presenza di insetti anche nell’anno successivo; il rischio di danno alla fioritura esiste solo con popolazioni di adulti significative e in appezzamenti in condizioni di stress; non sono ammessi trattamenti insetticidi in fase di fioritura.
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21/06/2015
Si è conclusa VinExpo a Bordeau. "La tendenza piu' rilevante che e' emersa da questa edizione di VinExpo è che Stati Uniti e Cina si confermano ai vertici del del settore wine & spirits. Altro orientamento che va consolidandosi è quello della crescita del vino rosato in Francia, Italia e Spagna soprattutto e della crescita degli spumanti e dell'enoturismo in Europa", sostiene l'amministratore delegato di VinExpo, Guillaume Deglise.
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30/05/2015
Ismea e Unioncamere nel consueto appuntamento con Agrosserva, l'osservatorio sull'agroalimentare italiano, rilevano che nel primo trimestre del 2015 si registra una "partenza sprint per il settore agroalimentare italiano, seppure in presenza di un quadro non privo di elementi di incertezza sia a livello nazionale che estero". "Particolarmente positivo il dato delle vendite all'estero di prodotti agricoli e di alimenti e bevande trasformati, con una crescita del 6,2% su base annua nel periodo gennaio-marzo 2015 - rendono noto ismea ed unioncamere -. La dinamica appare in forte accelerazione rispetto all'anno scorso, specie verso i mercati extra Ue, e nettamente piu' sostenuta se confrontata con l'andamento generale dell'export nazionale" (Fonte: Agrapress).
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17/05/2015
"Da oggi sara' piu' facile esportare i nostri salumi verso un mercato strategico come quello degli Stati Uniti, grazie al lavoro di squadra del governo e in particolare del ministero della salute. Continuiamo a lavorare per favorire l'ingresso dei nostri prodotti in tutti i mercati, puntando sulla qualita' e sulla sicurezza del nostro modello", ha detto il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, ricordando che obiettivo del governo "è raggiungere quota 50 miliardi di euro di export agroalimentare nel 2020 e 36 miliardi nel 2015" (Fonte: Agrapress).
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08/05/2015
Su oltre un miliardo e 90 milioni di euro di valore di olio di oliva oggetto di importazione da parte degli Usa nel 2014, circa la metà del valore è rappresentata da prodotto italiano: è quanto riferisce Agrapress, riportando le conclusioni di un seminario dedicato al mercato statunitense, promosso dal consorzio olivicolo italiano Unaprol nell'ambito della fiera milanese dell'alimentare "tuttofood".
Secondo quanto emerge dal convegno, nel panorama internazionale gli Stati Uniti si confermano il Paese di sbocco principale per gli oli extra vergine di oliva Made in Italy.
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01/05/2015

All’indomani della convocazione di un nuovo Tavolo regionale sul prezzo del latte alla stalla, annunciata  dall’assessore lombardo all’agricoltura Gianni Fava, giunge l’apertura di credito di Confai Bergamo verso la proposta che consentirebbe di mettere a punto nuovi criteri di determinazione del prezzo per litro di latte corrisposto dagli industriali agli allevatori”.

“L’idea dell’assessore Fava – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – consiste nell’indicizzare il prezzo del latte pagato agli allevatori, non più basandolo sui costi di produzione, ma legandolo al valore del prodotto trasformato e venduto al consumatore finale, soprattutto per quanto riguarda i prodotti a denominazione d’origine protetta”.

“Si tratta di una proposta semplice e al tempo stesso fortemente innovativa – fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo -, in quanto punta a rifondare la relazione tra produttori e industria di trasformazione sulla base di una condivisione del rischio di mercato. Qualora il principio fosse accolto, allevatori e industriali finirebbero per dividersi in base ad accordi trasparenti il valore aggiunto generato in una parte ben definita della filiera. Ciò potrebbe porre fine alle estenuanti trattative che per molti mesi all’anno vengono condotte in materia di latte, senza che peraltro si giunga mai ad accordi duraturi e improntati ad equità”.

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01/05/2015
Il sistema agroalimentare cooperativo ha registrato nel 2014 una leggera crescita in termini di fatturato e di occupazione, soprattutto nei settori ortofrutticolo e lattiero-caseario. Molto incoraggianti si sono rivelate le performance nelle vendite all'estero del settore lattiero-caseario, mentre il vino e' il settore che ha liquidato a prezzi piu' alti i propri soci.
É quanto riferisce Agrapress citando il report preconsuntivo 2014 dell'Osservatorio della cooperazione agricola, redatto sulla base di interviste e rilevazioni condotte tra fine febbraio e inizio marzo su un campione di 386 imprese di riferimento del mondo cooperativo. Le aziende incluse nel campione detengono complessivamente un fatturato di oltre 11 miliardi di euro, pari a circa un terzo del giro d'affari dell'intera cooperazione di settore.
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11/04/2015

“Il settore vitivinicolo sta vivendo nel nostro Paese una delicata fase di transizione e merita ogni possibile attenzione da parte delle istituzioni e delle associazioni di categoria”. Così il presidente di Confai, Leonardo Bolis, all’indomani della pubblicazione in sede Ue del regolamento esecutivo destinato a pianificare le politiche pubbliche comunitarie di lungo periodo per il comparto.

È in gioco il futuro di un settore guida del made in Italy agroalimentare, che attualmente può contare su una superficie vitata di poco più di 640.000 ettari, peraltro in diminuzione di circa il 6% rispetto allo scorso anno.

“È ancora possibile recuperare il terreno perduto - ricorda Bolis - ma occorre fare buon uso dei diritti di reimpianto a disposizione del sistema Italia. Il ministro Martina ha dimostrato di avere a cuore le sorti del settore e ha tracciato una linea d’azione i cui principi sono senz’altro condivisibili. Nondimeno, nella fase di applicazione nazionale delle normative comunitarie sarà necessario porre attenzione affinché gli imprenditori del settore possano contare su meccanismi di regolazione del comparto agili e improntati alla massima razionalità”.

Sul versante dell’export si registra ad ogni modo una positiva controtendenza, rispetto alla diminuzione delle superfici: secondo le previsioni, il vino italiano sui mercati esteri potrebbe passare dalla quota di 5,1 miliardi di euro del 2014 a 5,5 nel 2015.
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27/03/2015

A seguito della proclamazione da parte dell’ONU del 2015 quale Anno Internazionale dei suoli, Confai Bergamo ha varato un’iniziativa di studio finalizzata a fare il punto della situazione sulle condizioni di utilizzo del suolo in provincia di Bergamo, al fine di far luce sulle prospettive future di questa risorsa fondamentale per la vita.

“La nostra indagine – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – sarà svolta mediante l’intervento dell’Osservatorio economico di Confai Academy e avrà come obiettivo principale l’analisi dell’attuale stato del suolo bergamasco in riferimento all’esercizio dell’attività agricola”.

“La superficie agraria totale gestita dalle aziende agricole e agromeccaniche – fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Confai e segretario generale di Confai Academy - è pari complessivamente a poco più di 74.000 ettari e ha fatto registrare nel corso degli anni un importante calo in pianura e in collina. Se si considera ad esempio il periodo 2006-2012 si vedrà che in questo sessennio la superficie agricola della sola pianura è diminuita di quasi 1.500 ettari, una porzione rilevante di terreno che è stata sottratta alla sua primaria funzione di base per la produzione di alimenti”.

Ma quella agricola non è l’unica funzione fondamentale svolta dal suolo, che consente di filtrare e depurare l’acqua, immagazzinare il carbonio e regolare le condizioni di equilibrio degli ecosistemi naturali. A ciò si aggiungono funzioni energetiche legate alla produzione di materie prime rinnovabili ed una non trascurabile funzione estetico-paesaggistica.

“Alla luce della valenza multifunzionale del sistema agricolo – conclude Bolis - per il futuro è indispensabile che le istituzioni puntino a garantire il massimo livello di difesa del suolo mediante un’accurata pianificazione del suo impiego e attraverso una più puntuale valorizzazione dell’apporto fornito quotidianamente da imprenditori agricoli e agromeccanici”.

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19/03/2015

“Ci avviciniamo alla fine del regime delle quote latte in una situazione di grave crisi per le aziende agricole e per il mercato mondiale, caratterizzato da una flessione preoccupante dei prezzi. È assolutamente necessario prevedere formule che assicurino i produttori da precipitazioni brusche dei listini e la proposta avanzata dall’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, di attivare strumenti assicurativi su scala europea, trova piena condivisione da parte di Confai”.

Lo dichiara il presidente di Confai, Leonardo Bolis, che sottolinea come i prezzi del latte abbiano subito un arretramento ragguardevole rispetto a 12 mesi fa, nell’ordine del 20% in Italia, fino a quasi il 40% nei paesi baltici.

“A livello nazionale – afferma Bolis – è apparso ormai chiaro che al di sotto dei 5.000 quintali di produzione di latte per anno, a meno che non si tratti di aree di montagna, l’allevamento non è efficiente”.

Confai è preoccupata per le conferme che l’Annuario del Sistema lattiero caseario di Smea-Università Cattolica ha messo in luce, relativamente in particolare all’erosione del valore aggiunto prodotto lungo la filiera da parte della distribuzione.

“La distribuzione – ricorda il coordinatore nazionale di Confai, Sandro Cappellini - intercetta infatti il 53,2% della ricchezza generata, a fronte del 22,4% che va al produttore agricolo e del 24,5% alla trasformazione. È evidente che così non può continuare: serve una ripartizione più equilibrata”.

Anche la produzione lattiera conferma la propria localizzazione nelle regioni dell’Italia settentrionale, con il 76,6% dell’offerta di latte bovino italiano.

“Finalmente dal prossimo 1° aprile l’Europa dirà addio al regime delle quote latte – commenta Bolis – visto che l’incidenza delle quote sui costi aziendali, secondo i tecnici dell’Osservatorio Latte, incide per un costo di 5 centesimi di euro per litro di latte. Una spesa davvero consistente, considerando che le quote di produzione non sono state efficaci a salvaguardare il reddito degli allevatori, come invece era negli obiettivi iniziali”.
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07/03/2015
Alla vigilia dell'assemblea annuale di Confai Bergamo, l'associazione di imprenditori agricoli e agromeccanici bergamaschi fa il punto sulla situazione dell’agricoltura provinciale.
“Da circa cinque anni a questa parte – osserva il presidente provinciale e nazionale di Confai, Leonardo Bolis – il Pil agricolo bergamasco, rappresentato per due terzi dalle produzioni animali, non aumenta e nel 2014 è tornato addirittura sotto la soglia dei 570 milioni di euro, che era stata raggiunta nel 2008”.
In cima alla lista dei comparti che non riescono a vedere l’uscita dal tunnel figura la zootecnia da latte, alle prese con il pressante problema di un prezzo di mercato che non copre neppure i costi di produzione. “Si stanno già facendo sentire le conseguenze della fine del regime europeo delle quote  latte - ricorda il direttore di Confai Bergamo, Enzo Cattaneo -.  Alla fine del mese, infatti, terminerà ufficialmente l’era dei diritti di produzione, iniziata nel lontano 1983”
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12/01/2015

“Con il prossimo Piano di sviluppo rurale agricoltori e agromeccanici potrebbero disporre di strumenti per dare corso ad un’alleanza strategica a sostegno della competitività del settore primario”: così Leonardo Bolis, presidente provinciale bergamasco e nazionale di Confai, commenta le opportunità insite nel prossimo Psr lombardo, in attesa di approvazione a Bruxelles, così come nella complessiva programmazione Ue 2015-2020 per l'agricoltura.
“Non possiamo certo considerare la nuova politica agricola comunitaria come la migliore possibile - osserva Bolis -, soprattutto per le aperture ancora troppo timide verso la valorizzazione del comparto agromeccanico. Ad ogni modo apprezziamo gli sforzi della Regione Lombardia al fine di realizzare un Psr più attento alle esigenze della categoria”.
Tra le opportunità da cogliere Confai Bergamo indica le misure applicabili ad azioni di cooperazione in senso lato.
“Viviamo nell’era della collaborazione e delle economie di rete – commenta Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy – e non possiamo esimerci dal progettare azioni comuni tra tutti gli operatori del settore primario al fine di potenziare il tessuto imprenditoriale della nostra provincia e della nostra regione. A questo proposito dovremo utilizzare al massimo grado le misure collegate all’articolo 27 del nuovo regolamento Ue sullo sviluppo rurale”.

Il regolamento n. 1305 del 17 dicembre 2013 propone infatti misure specifiche per la realizzazione di accordi di filiera e la costituzione di associazioni e organizzazione di produttori, volte a favorire l’instaurazione di rapporti di collaborazione economica tra gli attori del sistema agroalimentare.

“Riteniamo che nel nuovo Psr lombardo – continua Cattaneo – si possa finalmente tentare di incardinare il modello degli ‘accordi globali di coltivazione’ tra imprese agricole e agromeccaniche, che tanto successo ha avuto in Paesi come Francia e Stati Uniti”.

La formula, spiegano dall’Osservatorio economico di Confai Academy, consiste nel pianificare anticipatamente e per più anni le esigenze di servizio delle aziende agricole in materia di coltivazione e raccolta, in modo da realizzare risparmi in tutta la filiera dei seminativi e ripartire i benefici tra gli attori in campo.

“Per raggiungere questo obiettivo – conclude Cattaneo – associazioni e istituzioni dovranno lavorare insieme agli operatori del settore per innescare un vero e proprio cambio di cultura imprenditoriale in molte delle nostre aziende e favorire l’affermarsi di una mentalità più fortemente orientata all’integrazione e all’innovazione”.

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09/01/2015

“In attesa che entrino nella propria fase operativa i nuovi Piani di sviluppo rurale, il consiglio generale è quello di subordinare qualsiasi nuova iniziativa d’impresa in agricoltura alla ricerca della massima eco-sostenibilità”.

A raccomandare un’attenzione specifica ai requisiti agroambientali è Marco Speziali, presidente di Confai Mantova e di Confai Academy, che diffonde alcuni spunti di riflessione per la nuova annata produttiva.

“I requisiti ambientali imposti dalle pubbliche amministrazioni divengono infatti sempre più stringenti – osserva – anche perché questa è la nuova concezione dell’agricoltura come Public good, cioè bene pubblico, rilanciato dalla Pac di imminente applicazione. Inoltre, i mercati internazionali dei prodotti agricoli e agroalimentari premiano la sensibilità dei produttori verso gli habitat naturali”.

Farsi interpreti di un’agricoltura più verde diventa sempre più vantaggioso anche dal punto di vista dei bilanci aziendali. Per le imprese agromeccaniche, in particolare, si apriranno inoltre prospettive interessanti nel campo dei servizi verdi a supporto dell’attività agricola.

In mercati sempre più globalizzati e competitivi la leva della differenziazione e dell’innovazione sarà peraltro fondamentale per quelle realtà imprenditoriali attive nel campo dei prodotti agricoli trasformati o delle materie prime di qualità.

“Per chi opera nel campo dell’agricoltura multifunzionale, dell’agriturismo e dell’educazione rurale - osserva Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy - sarà indispensabile attuare assidue e ripetute iniziative di marketing sui social network, al fine di raggiungere e fidelizzare un qualificato pubblico di consumatori finali. Questi ultimi sono sempre più esigenti, ma anche disposti a premiare in maniera sorprendente piccoli imprenditori con grandi idee”.

“In una fase di perdurante crisi del settore primario – spiega Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai – diventa imprescindibile per le imprese agromeccaniche e agricole affrontare scenari internazionali sempre più competitivi. Per questo è indispensabile poter fronteggiare le nuove sfide globali con il sostegno di informazioni specifiche, che Confai Academy continua a fornire ai propri associati”.
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08/01/2015

“È sempre complicato fare previsioni di mercato, ma nelle prossime settimane ci attendiamo un moderato aumento dei prezzi del mais”. Così prevede Marco Speziali, presidente di Confai Academy, alla luce delle dinamiche internazionali. “Le uniche incognite riguardano la campagna sudamericana, i cui raccolti dovrebbero essere soddisfacenti in termini quantitativi”.

In ogni caso i mercati internazionali si caratterizzano per una marcata volatilità.

Il Matif, il mercato internazionale dei future con sede a Parigi, sottolinea Confai Academy, per la scadenza di marzo ha oscillato fra 162 e 168 euro alla tonnellata, per stabilizzarsi a 166,75 €/ton lo scorso 5 gennaio. “Rileviamo dunque una tendenza all’acquisto dei futures – segnala Speziali – a conferma di segnali rialzisti in atto”.

Sempre a Bordeaux, altra importante piazza di riferimento a livello internazionale, le mercuriali del mais hanno registrato un incremento, con vendite a 162 €/ton, “più elevate rispetto alla quotazione di 155 euro del 6 gennaio scorso”.

Dall’altra parte dell’Atlantico, il future di marzo ha chiuso al Chicago Board of Trade, principale borsa merci cerealicola a livello mondiale, con un posizionamento di 132,48 €/ton, calamitando – anche per effetto di mercati finanziari tutto sommato incerti – una forte attenzione all’acquisto.
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29/12/2014
Innovazione, diversificazione e accurata pianificazione degli investimenti: questi gli ingredienti della ricetta suggerita da Confai al mondo agricolo e agromeccanico bergamasco per affrontare un 2015 che si preannuncia all’insegna dell’incertezza.

“Per il prossimo anno risulta assai difficile fare previsioni sull’andamento del settore primario – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – in quanto ci si trova di fronte ad una serie di variabili di carattere non solo economico, ma anche di politica agraria, che nel giro di pochi mesi potrebbero disegnare un quadro dell’agricoltura bergamasca e lombarda profondamente diverso da quello attuale”.

Tra le partite aperte sul fronte delle scelte istituzionali il 2015 potrebbe portare cambiamenti da un duplice punto di vista. “Innanzitutto confidiamo in uno sblocco della direttiva nitrati – auspica Bolis – e in una revisione delle cosiddette ‘zone vulnerabili’ in senso più favorevole al comparto zootecnico: sotto questo profilo apprezziamo il notevole attivismo dell’assessore all’agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, che da tempo ha avviato una serrata interlocuzione con il Governo e con l’Unione europea a difesa degli interessi della nostra zootecnia”.

Il secondo punto riguarda il varo definitivo della nuova politica agricola europea. “La Lombardia ha presentato da tempo a Bruxelles il proprio progetto di Piano di sviluppo rurale – ricorda Bolis -, condizione indispensabile per l’erogazione dei nuovi fondi comunitari. Stiamo ora aspettando il via libera dell’Ue, ma attendiamo nel contempo che il Governo consenta anche alle imprese agromeccaniche, come già annunciato, di concorrere per il riparto delle risorse europee per il settore primario”. L’accesso dei contoterzisti agrari alle misure del Psr rappresenterebbe infatti l’unica strada per sbloccare gli investimenti in meccanizzazione e tecnologie innovative per l’agricoltura e per fare uscire il settore da una crisi che si trascina da oltre un quinquennio”.

A tutto ciò si aggiungeranno le conseguenze della fine del regime europeo delle quote latte. “A partire dall’aprile del prossimo anno – ricorda Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy - tutte le aziende del comparto dovranno operare confrontandosi con il mercato globale senza nessuna rete di salvataggio. Secondo l’Osservatorio economico di Confai Academy, lo smantellamento del regime di protezione offerto dalle quote di produzione potrebbe mettere fuori mercato circa 250 allevamenti bergamaschi, ovvero quasi un quarto delle nostre aziende zootecniche”.

Tra i comparti che stanno vivendo una situazione di evidente negatività rientra senz’altro quello suinicolo, che in Bergamasca annovera attualmente più di 700 aziende, di cui tuttavia gli allevamenti ad alta specializzazione sono poco più di un centinaio.

Si registra un perdurante stato di difficoltà anche per il comparto dei bovini da carne, che negli ultimi otto anni ha fatto registrare un calo costante nel numero dei capi allevati, riflesso della generale tendenza alla diminuzione dei consumi di carne e della crescita dei costi di produzione della nostra zootecnia.

Quali strategie dovranno adottare le imprese agricole per il prossimo anno? “Uno dei punti chiave sarà l’innovazione – suggerisce Cattaneo -. In presenza di contesti internazionali sempre più competitivi chi non innova finisce per autoescludersi dal mercato, pregiudicando irrimediabilmente il futuro della propria azienda”.

Ad uno spirito innovatore bisogna però aggiungere una buone dose di prudenza sotto il profilo gestionale. “Purtroppo – fa notare Cattaneo - molti imprenditori agricoli oggigiorno ancora non compilano sistematicamente uno schema delle entrate e delle uscite. Come organizzazione non ci stanchiamo mai di ripetere ai nostri associati che il flusso di cassa deve essere il ‘sorvegliato speciale’ in ogni attività d’impresa, anche nelle più piccole”.

Un’importante via d’uscita alla crisi per molte imprese agricole potrebbe essere data dall’agricoltura multifunzionale con la sua varietà di attività, che vanno dalla vendita diretta alle iniziative in materia di didattica rurale e di agricoltura sociale. A questo proposito Expo 2015 potrebbe rappresentare la giusta occasione per superare un orizzonte strettamente agricolo e puntare a situare la propria impresa a cavallo tra agricoltura, agroindustria, commercio e terziario.

Da non trascurare il comparto dell’agroenergia: dopo l’euforia dei primi anni gli scenari sono per certi versi meno incoraggianti, ma nel contempo meglio definiti e presentano margini di sviluppo interessanti nel medio-lungo periodo: tutto questo in relazione alla caduta dei costi marginali di produzione dell’energia verde e al crescente sostegno dell’opinione pubblica verso il processo di riduzione della dipendenza globale dai combustibili fossili.

Per far fronte alle complesse sfide che attendono l’agricoltura bergamasca nel 2015 sarà infine essenziale approfondire ancor di più la collaborazione già esistente tra imprese agricole e agromeccaniche, considerando la funzione che i servizi di coltivazione in conto terzi svolgono da tempo ai fini della riduzione dei costi di produzione in agricoltura.

 

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24/12/2014

“Per l’agricoltura mantovana è stato un anno complesso, con un bilancio non troppo favorevole, ma credo che il 2015 possa offrire, almeno sulla carta, migliori opportunità. La nostra organizzazione nel 2014 ha ottenuto risultati che ci incoraggiano a proseguire sulla strada del dialogo di filiera, al servizio sia delle imprese agromeccaniche che di quelle agricole”.

Traccia un bilancio in chiaroscuro Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, che scorre rapidamente gli ultimi 12 mesi dell’attività sindacale e dell’annata agraria e che ha visto l’associazione mantovana dei contoterzisti cambiare il nome da Apima (fondata nel 1936) a Confai Mantova, “per sottolineare ancora di più la condivisione degli intenti della Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani”.

“Quest’anno, in particolare, hanno pesato il crollo di circa il 30-40% dei prezzi dei cereali – osserva Speziali – che hanno compresso i margini di guadagno di parte delle imprese agricole”. Ma nonostante la diminuzione dei listini cerealicoli abbia alleggerito in parte i costi di produzione per gli allevamenti, anche questi ultimi si sono ritrovati in sofferenza.

“La suinicoltura vive una situazione di pesante negatività – prosegue Speziali – così come il segmento della carne bovina e il comparto lattiero caseario, nel secondo semestre in una fase di depressione alquanto marcata”. A trarne vantaggio, molto spesso, è la grande distribuzione organizzata.

A livello mantovano, come nel resto dell’Italia e in buona parte dell’Unione europea, hanno pesato anche le conseguenze dell’embargo russo. “Per quanto in alcuni casi la chiusura delle frontiere da parte della Federazione Russa sia stata un pretesto per innescare spirali speculative a danno del sistema agroalimentare – osserva Confai – è innegabile che il Sud Europa ne abbia risentito in misura superiore ad altre aree”.

Nel bilancio del 2014, il pensiero di Confai va anche a quanti sono rimasti colpiti dal maltempo che ha afflitto molte aziende agricole e agromeccaniche. E c’è attenzione anche alle imprese che non hanno ancora chiuso la partita dolorosa del sisma 2012.

Confai Mantova è comunque lieta di annunciare la nascita di altre due sedi provinciali della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, nella confinante provincia di Parma e a Vercelli.

Le attese per il 2015. “Nel 2015 – afferma il direttore di Confai Mantova, Sandro Cappellini – ci attendono due risvolti positivi, che sortiranno i loro effetti non soltanto nel Mantovano: lo sblocco della direttiva nitrati, con la revisione delle zone vulnerabili in senso più favorevole al comparto zootecnico e l’annunciata della Pac e dei Programmi di sviluppo rurale alle imprese agromeccaniche”.

Obiettivi che dovrebbero essere raggiunti col prossimo anno, “grazie soprattutto all’azione incisiva dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, che ringraziamo per l’impegno costante”.

Se il 2014 è stato l’anno internazionale dell’impresa agricola familiare, il prossimo anno celebrerà il suolo. “E chi meglio dei contoterzisti, operatori qualificati nell’agricoltura di precisione coi sistemi satellitari, l’agricoltura blu, le macchine innovative per la minima lavorazione o la semina su sodo può essere il testimonial dell’anno del suolo?”, si chiede Speziali.

Il 2015 sarà un anno unico per la concomitanza di tre variabili indipendenti, difficilmente sincronizzabili nel calendario: l’applicazione innanzitutto della nuova Pac (in ritardo di un anno rispetto alla tempistica ipotizzata), che prevede una forte componente agroambientale. “È la conseguenza della nuova concezione dell’agricoltura come bene pubblico per i cittadini europei, che tuttavia deve poter sviluppare una certa competitività, altro elemento chiave secondo Bruxelles”, spiega il presidente di Confai Academy.

Da maggio a ottobre, Milano ospiterà l’Expo, evento mondiale che, secondo Speziali, “accanto alla politica per la tutela dei prodotti tipici dalla contraffazione alimentare sarà anche una vetrina per la meccanizzazione agricola sul territorio, grazie alla collaborazione tra Confai, la Camera di Commercio e l’azienda speciale regionale della Carpaneta, tramite l’organizzazione di una Demo-Farm”. Questo a dimostrazione che il contoterzismo mantovano è in grado di fare scuola a livello internazionale”.

Nel 2015 finirà – con marzo – il regime delle quote latte. “Un aspetto delicato – valuta Confai Mantova – che non ci lascia indifferenti, alla luce di uno scenario internazionale che potrebbe portare alla chiusura del 20% delle aziende da latte della provincia, nell’arco di un biennio, oltre cioè 150 imprese”.

Un’altra incognita concerne la meccanica agricola. I timori dell’organizzazione guidata da Speziali è che si assista ad un ulteriore calo delle immatricolazioni di trattrici agricole, trend che ha interessato l’Italia negli ultimi anni in maniera evidente. “A livello internazionale registriamo un’inaspettata sofferenza anche del mercato statunitense – rende noto Cappellini – con vendite in flessione anche del 50% nello scorso mese di novembre rispetto allo stesso periodo del 2013 e con politiche di tagli annunciate sia da John Deere che, per i mezzi tecnici e gli agrofarmaci, da Syngenta. In Italia l’unica strada per frenare il calo delle immatricolazioni è l’apertura della Pac e dei Psr ai contoterzisti, che ci è stata assicurata dal governo e che ci attendiamo”.

“La parola d’ordine è ricostruire e non certo ristrutturare, perché da questa crisi si esce solo con idee nuove, con una nuova impostazione di fare agricoltura e soprattutto con una nuova mentalità e una nuova cultura di fare impresa. La moderna agricoltura dovrà necessariamente fare i conti non solo con il bisogno di nuove tecnologie, ma anche con la necessità di professionisti preparati e capaci”.

Questo è il monito lanciato da Speziali già dal 2010 e purtroppo ancor oggi più che mai attuale.
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27/11/2014

Un settore con un fatturato che nel 2014 dovrebbe chiudere oltre la soglia dei 90 milioni di euro, realizzato da una task force di un centinaio di aziende, di cui il 60% professionali, e oltre 1200 operatori: questi i numeri del comparto bergamasco della coltivazione in conto terzi, costituito da imprese che offrono i propri servizi alla maggioranza delle 5.200 aziende agricole orobiche su una superficie coltivabile di circa 72.000 ettari. Alle ditte agromeccaniche propriamente dette occorre inoltre aggiungere le aziende agricole che svolgono prestazioni in conto terzi in forma di attività “connesse”, ovvero come integrazione del reddito agricolo.

“Negli ultimi anni il fenomeno dell’agricoltura in outsourcing ha fatto segnare un trend crescente – osserva Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e dell’Osservatorio economico di Confai Academy -. La perdurante crisi del settore primario ha inoltre visto accentuarsi il ricorso alla terziarizzazione delle attività di coltivazione e raccolta anche da parte di aziende agricole medio-piccole. È la conseguenza di un semplice ragionamento in termini di costo-opportunità: per chi non beneficia di significative economie di scala il ricorso ai servizi agromeccanici risulta, a conti fatti, assai più conveniente rispetto agli ingenti costi di manutenzione e di ammortamento delle necessarie attrezzature agricole”.

Peraltro, secondo un’indagine a campione condotta sui soci di Confai Bergamo, circa il 40% delle aziende agricole bergamasche che ricorrono all’esternalizzazione delle operazioni colturali affida alla propria impresa agromeccanica di fiducia una parte significativa dell’intera gestione aziendale, dalla scelta di quali colture seminare fino allo stoccaggio del raccolto e alla sua commercializzazione.

“Si sta assistendo ad un vero e proprio cambio di profilo dell’operatore agricolo tradizionale – osserva Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale dei Confai – Con l’eccezione di alcune aree agricole marginali o a bassa produttività, è ormai molto difficile imbattersi nella classica figura del coltivatore diretto in grado di fare tutto da sé. Oggigiorno vi sono sempre più imprenditori agricoli che, indipendentemente dalle dimensioni della propria azienda, optano per un mix di manodopera interna e di servizi esterni basato su criteri di convenienza economica e di efficienza produttiva”.

Tra le ragioni del crescente ricorso ai servizi agromeccanici vi è infatti la possibilità di fruire di prestazioni tecnologicamente sempre all’avanguardia, oltre che più rispettose dell’ambiente e con rischio di infortunio ridotto pressoché a zero”. “Chi opera in conto terzi – ricorda Bolis – è costretto dal mercato a dotarsi delle più moderne macchine agricole e di strumenti in grado di garantire i migliori standard di sicurezza. Il contoterzismo rappresenta senz’altro la via più rapida ed efficace per porre rimedio alla spinosa questione dell’invecchiamento delle macchine in uso alle aziende agricole bergamasche, tra le quali si possono contare ancora circa 13.000 mezzi con oltre dieci anni d’età”.

Nonostante una crescente domanda di servizi da parte degli agricoltori, le imprese agromeccaniche si devono confrontare con una serie di criticità rilevanti, tra cui il costo del gasolio, le condizioni di accesso al credito e i lunghi tempi di pagamento da parte degli stessi agricoltori-clienti, che pagano le prestazioni agromeccaniche solo dopo la fine della campagna produttiva.

“Resta infine da risolvere – sottolinea Cattaneo – il nodo del mancato accesso delle imprese agromeccaniche agli aiuti dei piani di sviluppo rurale. Occorre sanare quanto prima le contraddizioni di una normativa che consente alle aziende agricole di operare anche in ambito agromeccanico e di ricevere al tempo stesso sovvenzioni, mentre alle imprese agromeccaniche professionali non è consentito di accedere a tali provvidenze, con conseguente distorsione delle più elementari condizioni di libera concorrenza”.

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16/11/2014

“La ricerca che Confai, fra gli altri, ha commissionato a Nomisma evidenzia che l’agricoltura non può prescindere dal contoterzismo, vero motore del comparto primario e strumento determinante per alcune operazioni in campo. Escluderlo dalla filiera, come qualcuno ancora si ostina inspiegabilmente a fare è antistorico e contrario allo spirito di crescita imprenditoriale”.

Lo dice il presidente di Confai, Leonardo Bolis, a margine della presentazione della ricerca elaborata da Nomisma sul “Contoterzismo come elemento chiave della competitività per l’agricoltura italiana”, presentata all’Eima di Bologna, l’esposizione internazionale di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio.

AL SERVIZIO DI 534.000 IMPRESE AGRICOLE. Fra i dati più interessanti della ricerca è emerso che il 33% delle aziende agricole italiane (534.000 con riferimento ai dati numerici dell'ultimo censimento ISTAT) fa ricorso ampiamente al contoterzismo agricolo, rappresentato da un esercito di circa 18.000 imprese (anche agricole) che svolgono servizi in outsourcing. Il 48% di queste si concentra fra Nord-Est e Nord-Ovest

OTTIMIZZAZIONE DEI COSTI. Molto più flessibile e versatile, l’impresa agromeccanica è in grado di ottimizzare i costi di esercizio attraverso una gestione efficiente delle macchine, realizzando una molteplicità di lavorazioni in campo, dalle più basilari alle più complesse.

Le imprese agricole si affidano alle lavorazioni in contoterzi principalmente per motivazioni economiche, legate alle difficoltà a reperire le risorse per realizzare l’investimento o all’impossibilità di effettuare le lavorazioni in conto proprio a costi inferiori.

Addirittura circa 1/3 delle imprese che utilizzano i contoterzisti, pari al 10% delle imprese agricole, lascia libertà totale all’imprenditore agromeccanico, concedendogli la scelta delle colture in campo, la gestione amministrativa, le lavorazioni e la commercializzazione del prodotto. In termini di Sau (Superficie agricola utilizzata) parliamo di 790.000 ettari circa, pari al 6,2% della superficie agricola italiana.

MEZZI E MACCHINE RECENTI. L’innovazione è affidata agli agromeccanici. L’età media delle macchine dei contoterzisti, infatti, è inferiore ai 10 anni (per l’80% degli intervistati), mentre per le aziende agricole invece solo il 23% delle trattrici ha meno di 10 anni. “Ciò significa – afferma Bolis – che ormai gli imprenditori agromeccanici sono rimasti gli unici, o quasi, a investire per una meccanizzazione all’avanguardia, che assicura migliori performance, minori costi di produzione, maggiore rispetto del terreno e delle colture, oltre a una sicurezza nella gestione del prodotto migliore”.

Mietitrebbiatura, lavorazione del terreno, semina e trapianto sono i servizi maggiormente richiesti ai contoterzisti.

LE CRITICITÀ. Fra le criticità evidenziate dalle imprese agromeccaniche, gli intervistati (un campione di 377 imprese con un portafoglio di 21.334 clienti) hanno elencato nell’ordine i tempi di pagamento dei clienti, il costo degli input (gasolio in primis) e quello di acquisto di trattrici e macchine operatrici, l’accesso al credito. “In più di un’occasione – commenta Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai – il nostro sindacato ha messo in luce che le imprese agromeccaniche troppo spesso sono costrette a fungere da banca degli agricoltori, anticipando prestazioni e spese per l’impresa agricola e incassando il corrispettivo, quando va bene, a fine campagna”.

Dall’indagine di Nomisma emergono anche ostacoli di sistema, derivanti dall’eccessiva burocrazia, e dalla mancanza di manodopera qualificata.

CONFAI ACADEMY PER LA FORMAZIONE. “Per ovviare a quest’ultimo problema – specifica Marco Speziali, presidente di Confai Academy, prima corporate university dedicata alla formazione – la nostra organizzazione ha preso accordi con le scuole per gli stage nelle aziende agromeccaniche e si preoccupa di organizzare corsi qualificati, anche attraverso materiale informativo sul sito di Confai Academy”.

“Come imprese agromeccaniche – conclude Bolis - vogliamo uscire dal ghetto in cui parte del sistema agricolo ha interesse a relegarci. È giunto il momento in cui il governo deve assumersi la responsabilità di agire nell’interesse di tutta la catena agroalimentare, privilegiando la crescita complessiva del settore e ponendo fine a certe rendite di posizione che solo alcuni rappresentanti di qualche sindacato agricolo non si rassegnano ad abbandonare”.

La ricerca di Nomisma è stata realizzata con la collaborazione della stessa Confai insieme a Unima, Enama, Unacma, FederUnacoma.
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12/11/2014

Presentazione all’Eima di Bologna della ricerca elaborata da Nomisma e commissionata da Confai insieme a Unima, Enama, FederUnacoma e Newbusiness Media, sul “Contoterzismo come elemento chiave della competitività per l’agricoltura italiana”.

“La meccanizzazione agricola in Italia sta acquisendo un ruolo sempre più importante con riferimento alla sostenibilità e alla sicurezza delle produzioni – commenta il presidente di Confai, Leonardo Bolis – e non si può prescindere dal contoterzismo professionale per garantire una filiera di qualità e per migliorare la competitività delle imprese”.

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01/11/2014

All’indomani delle dichiarazioni con cui l’assessore lombardo all’Agricoltura, Gianni Fava, affermava l’impossibilità di trovare soluzioni alla questione nitrati in assenza di un intervento del ministero dell’Ambiente, Confai Bergamo propone un cambio di strategia.

“Di fronte ad una questione annosa e addirittura più grave di quella delle quote latte - afferma Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai– in Bergamasca e in Lombardia è venuto il momento di varare un ‘Piano B’ e di ricercare soluzioni diverse da quelle di carattere politico-amministrativo”.

La direttiva n. 676 del 1991, altrimenti nota come “direttiva nitrati”, è la normativa europea che impone alle aziende agricole notevoli vincoli nello spandimento dei liquami con conseguenti danni al consolidamento e alla crescita dei principali comparti zootecnici bergamaschi, a partire da latte e suini.

“Fino ad oggi – osserva Bolis - abbiamo confidato in un possibile percorso di modifica legislativa rispetto ad una normativa che presenta profili paradossali: si pensi che gli allevatori non sanno dove spandere il surplus di fertilizzanti naturali, ossia di liquami, ma sono autorizzati a sopperire alle esigenze di azoto delle colture con dosi supplementari di fertilizzanti chimici. Ora purtroppo occorre seguire altre strade rispetto a quella strettamente politica”.

In che cosa consiste la proposta di Confai Bergamo? “Riteniamo che a questo punto si debba puntare ad una strategia coordinata d’impresa – afferma Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo -, che risolva il problema nitrati facendo leva su tecnologia e cooperazione. Nelle prossime settimane, attraverso l’Osservatorio economico di Confai Academy, è nostra intenzione realizzare una prima esplorazione circa l’ipotesi di costituire un distretto dell’agroenergia, che miri a valorizzare il surplus di liquami presenti sul nostro territorio”.

Tra le esperienze modello cui Confai guarda con interesse vi è il progetto interprovinciale per la produzione di biogas da reflui zootecnici, promosso dallo Studio Agriter con baricentro a Caravaggio. “Si tratta di un’iniziativa che ha saputo riunire un numero significativo di aziende zootecniche attorno all’idea di un impianto di biogas all’avanguardia – spiega Cattaneo –, trasformando un problema in un’opportunità. Il nostro auspicio è che si possano realizzare iniziative che, prendendo spunto da esempi come questo, inneschino significative economie di scala. Il mondo agromeccanico è pronto a mettere a disposizione la propria professionalità e i propri mezzi tecnici per favorire un progetto di tale portata”.

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20/10/2014

“Ritengo sia giunto il momento che i due consorzi di tutela del Grana Padano e del Parmigiano-Reggiano uniscano le forze e si muovano coordinati all’estero, per una maggiore penetrazione sui mercati. Non è più il momento di affrontare separatamente i mercati al di fuori dell’Italia o farsi la guerra fra marchi privati e cooperazione. Ciascuno nel rispetto della propria identità, bisogna compiere un passo in avanti e creare sinergie più ampie”.

Auspica l’unità sul piano operativo Davide Lorenzi, allevatore di Marmirolo e fra gli opinion leader di Confai Mantova, il sindacato delle imprese agromeccaniche e agricole.

“Credo che per un sindacato in crescita come Confai sia giusto avere una visione anche più ampia nel mondo lattiero caseario – è convinto Lorenzi – perché limitarsi al prezzo del latte è francamente riduttivo. Il prezzo di conferimento all’industria è una componente imprescindibile per il futuro delle aziende agricole, ma non è più sufficiente, da sola, a garantire un’adeguata pianificazione”.

In una provincia come Mantova, ma il discorso vale secondo Lorenzi anche allargando l’orizzonte alla macroregione agricola del Nord, leader a livello nazionale nella produzione di latte, “è giunta l’ora di creare una rete unita per promuovere le grandi Dop casearie, per contrastare l’Italian sounding e la concorrenza sleale, se necessario vietando alle aziende aderenti ai consorzi di produrre formaggi sbiancati”.

“Inoltre – prosegue – è venuto il tempi di rivolgersi alla grande distribuzione organizzata con un’offerta coordinata e avviando missioni all’estero sotto una medesima cabina di regia. Questo non significa che i singoli marchi devono rinunciare alla loro individualità, ma che ci si deve muove all’unisono. Credo che il ruolo di un sindacato agricolo che vuole vincere le sfide del futuro sia quello di combattere a vantaggio dei propri associati su più fronti, stringendo alleanze e promuovendo azioni coordinate”.
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12/10/2014
È una vera e propria “emergenza latte” quella che Confai Bergamo e l’Osservatorio economico di Confai Academy prevedono a partire dalla prossima primavera.
“Ci troviamo ormai alla vigilia della fine del regime di quote di produzione per il settore latte, stabilita dall’Unione Europea per il 31 marzo del 2015- ricorda  Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai –. Come stiamo ricordando da tempo a imprese e istituzioni, ciò comporterà un inevitabile aumento della produzione nelle regioni dell’Ue in grado di espandere il proprio potenziale in termini di capi e di impianti. Mentre in Lombardia e nel Nord Italia dovremo in ogni caso continuare a fare i conti con i rigidi vincoli della normativa sui nitrati, abbiamo già sentore che in vari Paesi dell’Europa centro-orientale sono in previsione investimenti, anche da parte di gruppi multinazionali, per realizzare significative economie di scala nel comparto lattiero”.
In altre parole, i produttori di casa nostra non potrebbero beneficiare dell’aumento della richiesta di latte da parte del mercato mondiale in quanto frenati dai limiti della normativa ambientale riguardante il rapporto tra capi allevati e disponibilità di terreno.
Che cosa potrebbe succedere concretamente in Bergamasca? “Prevediamo una fase di grande difficoltà per gli allevamenti di pianura di dimensione medio-piccola – afferma Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy -, ovvero di tutte quelle aziende non in grado di ascendere ad una scala produttiva che consenta di ridurre i costi e, allo stesso tempo, non avvezze alla pratica della trasformazione diretta e alla ricerca di un rapporto con il consumatore finale. Temiamo che anche da noi possa accadere quanto avvenuto in Svizzera cinque anni or sono, dove l’abolizione del regime nazionale di regolamentazione delle produzioni ha generato uno stato di difficoltà delle PMI del settore che tuttora non può dirsi risolto”. Secondo Confai Academy, il contraccolpo post quote latte potrebbe portare alla chiusura o ad un drastico ridimensionamento per oltre 250 allevamenti bergamaschi, ovvero quasi un quarto delle aziende zootecniche della provincia.
Che fare di fronte a questa prospettiva? “Nel medio periodo occorre ragionare in termini di diversificazione – sottolinea Bolis -: le aziende ad indirizzo lattiero devono pensare a mettere un piede anche in altre filiere, utilizzando le provvidenze del nuovo Psr lombardo. Molto dipenderà anche dall’intervento delle istituzioni. Abbiamo apprezzato la recente iniziativa dell’assessore lombardo all’agricoltura, Gianni Fava, a sostegno dei formaggi Dop. Occorre ora ragionare nei termini di un vero patto di settore che coinvolga imprese, associazioni, amministrazioni pubbliche e industria di trasformazione. Neppure a quest’ultima conviene un indebolimento eccessivo dell’anello produttivo della catena, se non si vuole rischiare che si verifichi il caos nell’intera filiera con ripercussioni sulla qualità stessa dei prodotti caseari regionali e nazionali”.

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24/09/2014

Il valore complessivo della produzione agricola biologica in Italia ha superato la soglia dei 3 miliardi di euro. Per la precisione 3,1 miliardi, sommando consumi interni ed export: questi i dati diffusi recentemente dal Sistema d'Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica (SINAB).
Nel primo semestre di quest’anno i consumi domestici di prodotti bio hanno fatto registrare una crescita di oltre il 18%.
Per il prossimo futuro al comparto dovrebbe giungere per di più il sostegno della nuova programmazione comunitaria per lo sviluppo rurale, che in nel nostro Paese destinerà al biologico oltre 1,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020.

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08/09/2014

“Il prossimo avvio del nuovo Piano di sviluppo rurale dell’Unione europea ci offre l’occasione per riflettere sull’applicazione delle più avanzate tecniche di coltivazione finalizzate al raggiungimento di livelli minimi di impatto ambientale dell’attività agricola, così come di interventi a saldo positivo per l’ambiente generati mediante l’impegno delle imprese agricole e agromeccaniche”: così si esprime Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai, annunciando la recente decisione di Confai Bergamo di condurre, a partire dalla prossima stagione produttiva, uno studio in campo su una serie di pratiche colturali eco-friendly che potranno essere implementate grazie al sostegno dei fondi comunitari. L’indagine sarà condotta in Bergamasca e sarà coordinata da Confai Academy, la Corporate University per l’agricoltura avente la propria sede centrale nella nostra provincia.
“Si tratterà di una ricerca di carattere eminentemente pratico  – sottolinea Enzo Cattaneo, direttore provinciale di Confai e segretario generale dell’Academy –, alla quale parteciperanno inizialmente cinque imprese agromeccaniche operanti sul nostro territorio, congiuntamente ad un numero variabile di aziende agricole. L’obiettivo è di testare la sostenibilità ambientale ed economica di modalità colturali sulla cui applicazione le autorità di Bruxelles contano molto in vista di un’agricoltura sempre più attenta alla conservazione e al miglioramento degli ecosistemi rurali”.
Di quali tecniche si tratta? “Con la nuova programmazione per lo sviluppo rurale – spiega Cattaneo – l’Ue punterà molto sul cosiddetto no tillage, ovvero su una tecnica conservativa di gestione del suolo che prevede la realizzazione di coltivazioni erbacee senza previa lavorazione del terreno, in modo da cercare di preservare la naturale fertilità dei suoli. Ma vi sono molte altre pratiche colturali che potrebbero essere oggetto degli incentivi comunitari, quali piani per evitare il compattamento e l’erosione dei suoli, strumenti per l’ottimizzazione del ciclo dell’azoto, realizzazione di siepi e frangivento, oltre che strategie per un utilizzo più efficiente delle risorse idriche”.
“Si tratta di misure con finalità lodevoli e condivisibili – osserva il presidente Bolis -. L’unico rammarico è che, anche nella prossima programmazione 2014-2020, le imprese agromeccaniche del nostro Paese saranno escluse dall’accesso diretto ai fondi Ue riservati allo scopo, i quali saranno destinati alle sole imprese agricole in senso stretto. Nondimeno, da parte dei contoterzisti agrari vi sarà come sempre la piena disponibilità a supportare con ogni mezzo le aziende agricole nel percorso verso il raggiungimento di standard agroambientali sempre più elevati”.

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01/08/2014
Con il raccolto di questa estate 2014 entra nel vivo l’accordo che vede protagonisti l’Associazione Trebbiatori ed Imprese Meccanizzate Agricole della Provincia di Asti e il Mulino Marino.

Alcune aziende associate Atima e certificate bio hanno infatti iniziato da alcuni giorni a conferire il proprio frumento tenero al noto mulino biologico piemontese realizzando così un sistema perfetto di microfiliera di territorio.

“La collaborazione nata tra alcuni dei nostri associati della zona del Monferrato e il Mulino Marino realizza un collegamento diretto tra il mondo dell’agricoltura e dell’agromeccanica e quello della trasformazione - ha spiegato Gianluca Ravizza, direttore Atima -. La nostra associazione ha promosso e seguito passo dopo passo la creazione di questa sinergia che, dopo due anni di lavoro, vede finalmente il proprio compimento. Si tratta di un traguardo importante per Atima che conferma così la grande attenzione per il territorio e premia chi ha scelto soluzioni biologiche e tecniche di agricoltura rispettose della sostenibilità”.

Il mulino della famiglia Marino di Cossano Belbo(Cuneo), certificato biologico dal 1997, macina da tre generazioni diverse tipologie di cereali sia a cilindri che a pietra naturale.

La collaborazione ha permesso la semina di varietà di frumento tenero biologico che ben si adattano alla zone del Monferrato accentuando quindi criteri di sostenibilità ambientale e biodiversità.

Le farine biologiche così prodotte, esaltano il sapore vero del territorio in quanto il Mulino Marino macina i cereali senza nessun miglioratore esterno. Questo processo di macinazione, lento e naturale, dà la massima importanza alle materie prime e al lavoro degli agricoltori preservando al meglio i gusti e i profumi della farina come prodotto di utilizzo per fornai, pizzaioli, pasticcieri, ristoratori e privati.

Atima è presente nella provincia di Asti dal 1949. Conta oggi 800 associati tra aziende agromeccaniche (il 60% di quelle attive sulla provincia di Asti) e agricole alle quali garantisce rappresentanza sindacale in tutte le sedi istituzionali, facendo capo all’organizzazione nazionale Confai  (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani). Atima inoltre affianca i propri associati in tutti gli adempimenti necessari per espletare la propria attività (pratiche sindacali di categoria, fiscali, tecniche, ecc).

“La nostra associazione - dichiara Paolo Pregno, presidente Atima – intende non soltanto sostenere ma anche promuovere le attività delle proprie aziende: accordi come questo con il Mulino Marino evidenziano come si stiano mettendo in campo strategie che ottimizzano le potenzialità della nostra rete favorendo lo sviluppo”.

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15/07/2014

“La crisi della risicoltura nazionale pesa anche sulle imprese agromeccaniche, che negli anni hanno investito risorse ingenti in mezzi, macchine da raccolta e tecnologie per la coltura del riso. Macchine che rischiano di diventare ferro vecchio, senza terminare la fase di ammortamento e con lo spettro di non tornare più utili per l’abbandono dell’indirizzo risiero da parte delle imprese del Nord”.

Lo afferma il presidente di Confai, Leonardo Bolis, che sollecita il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a chiedere l’applicazione della clausola di salvaguardia in sede comunitaria.

“In questa fase in cui le importazioni a dazio zero del riso dal Sud Est asiatico sono aumentate del 754% in pochi mesi – continua Bolis – dobbiamo rinsaldare le fila e ritrovare quell’unità che il mondo agricolo, purtroppo, da tempo fatica ad esprimere”.

Secondo le stime di Confai, i redditi delle imprese di meccanizzazione agricola che operano nel mondo del riso potrebbero subire un calo nel 2014 intorno al 20 per cento. Con le prospettive, però, di subire un contraccolpo più pesante con la campagna successiva.

“La situazione è estremamente complessa – afferma il coordinatore nazionale di Confai, Sandro Cappellini – ma ritengo che sul piano politico, dal ministero alla Regione Lombardia con l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, ci sia l’impegno per non cancellare i 216mila ettari coltivati a riso in Italia”.

Confai fa presente inoltre il ruolo delle imprese agromeccaniche nella filiera risicola Made in Italy. “Abbiamo macchine e strumenti in grado di monitorare in tempo reale la salubrità e la qualità del riso – sottolinea Enzo Cattaneo, segretario alla presidenza di Confai – variabili che confermano l’esigenza di tutelare la filiera italiana”.
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03/07/2014
Prezzi agricoli in calo nel 2014 rispetto al 2013 (con conseguente flessione dei redditi del settore primario). È quanto emerge dai dati ISMEA riferiti dalla Rete Rurale nazionale.
Su base annua si evidenzia il crollo dell'11% tra maggio 2014 e maggio 2013 per l'aggregato delle coltivazioni: la classifica dei ribassi è guidata  dai prezzi dei vini con un tonfo del 21%; seguono ortaggi (-16,7%), cereali (-10%), coltivazioni industriali (-8,2%) e frutta (-4%). Si salva solo il settore dell'olio d'oliva, in controtendenza con + 2,1%.

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28/06/2014

È un’agricoltura bergamasca ancora in affanno quella che emerge dall’analisi di metà anno realizzata da Confai Bergamo attraverso l’Osservatorio economico che fa capo a Confai Academy.

“Ci troviamo di fronte ad un settore con numeri ancora significativi nella nostra provincia - afferma  Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai–, ma che stentaad uscire da un ciclo di crisi iniziato di fatto nel 2010. Da circa quattro anni a questa parte il Pil agricolo bergamasco, rappresentato per due terzi dalle produzioni animali, non aumenta. In base alle proiezioni a nostra disposizione abbiamo motivo di ritenere che anche per quest’anno non ci scosteremo dalla soglia dei 570 milioni di euro”.

Tra i comparti che faticano ancora ad uscire dal tunnel vi è innanzitutto la zootecnia da latte: questa resta alle prese con il pressante problema dei costi, legati al prezzo dell’energia e di altri fattori di produzione. “Ma non possiamo nascondere il fatto – fa notare Bolis - che sui costi pesa la taglia ridotta di gran parte delle strutture produttive bergamasche, tra cui rientrano spesso allevamenti di dimensioni medio-piccole”.

“Un altro comparto in crisi in Bergamasca è senz’altro quello suinicolo – ricorda Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo e segretario generale di Confai Academy -. Bene ha fatto l’assessore all’Agricoltura lombardo, Gianni Fava, a sollecitare una nuova convocazione d’urgenza del Tavolo nazionale della filiera suinicola al fine di riportare una minima redditività ad una catena produttiva in cui gli allevatori rappresentano in questo momento l’anello di gran lunga più debole”.

Tutto ciò nonostante in Lombardia si allevi circa il 40% dei suini prodotti a livello nazionale, con contributi significativi anche da parte della nostra provincia, dove il numero totale di suini all’ingrasso sfiora i 270.000 capi. Il settore suinicolo, peraltro, deve fare i conti con la scarsa disponibilità di superficie agricola che, in base alle normative comunitarie, limita drasticamente le possibilità di crescita della filiera.

“Un altro punto dolente – ricorda Cattaneo – riguarda la presenza in Bergamasca di oltre 13.000 macchine agricole ormai obsolete, di cui almeno un terzo dovrebbe essere prudentemente avviato alla rottamazione. Tuttavia l’acquisto di nuove macchine da parte delle imprese agricole è in netto calo da tempo a causa della crisi”.

Le uniche imprese disposte ad acquistare nuove macchine e tecnologie innovative sono quelle dedite al contoterzismo. “A questo riguardo – sottolinea Bolis – auspichiamo che in sede di applicazione delle misure Ue sullo sviluppo rurale si aprano effettivamente spazi di finanziamento per l’acquisto di macchine a beneficio delle imprese agromeccaniche, in modo da dare un reale impulso alla nostra agricoltura sul fronte dell’innovazione”.

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28/05/2014

Multifunzionalità, filiera corta e servizi connessi all’attività agricola sono le strade scelte da una parte significativa dell’agricoltura bergamasca per rispondere alla crisi che colpisce il settore da oltre 5 anni: è quanto emerge da uno studio effettuato dall’Osservatorio economico di Confai Academy analizzando i dati rilevati periodicamente da Regione Lombardia sull’andamento dell’agroalimentare italiano.
“Dal 2009 ad oggi – rende noto Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy – si è verificata una crescita importante delle cosiddette ‘attività connesse’ all’attività produttiva agricola in senso stretto, dall’agriturismo alle diverse forme di filiera corta. Benché il fatturato totale del settore primario orobico sia rimasto nel quinquennio sostanzialmente ancorato alla soglia dei 570 milioni di euro, il volume d’affari di tali attività secondarie è passato da 72,4 a 77 milioni di euro”.
Secondo l’analisi realizzata dall’Osservatorio economico dell’ente di formazione, l’accresciuto peso dell’agricoltura multifunzionale sarebbe legato alla volontà delle imprese agricole bergamasche di diversificare per ridurre i rischi.
“A fronte di una crescente imprevedibilità dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli sui mercati internazionali - afferma Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai molti imprenditori hanno ridotto il proprio impegno nei comparti delle commodity e deciso di investire in attività più a valle della filiera, in grado di generare flussi di cassa più rapidi e certi, anche se a volte meno consistenti”.
Della cosiddetta agricoltura terziaria o di servizio fanno parte anche i servizi di coltivazione in conto terzi erogati dalle imprese agromeccaniche professionali, computati a parte rispetto al resto dell’agricoltura multifunzionale. “Nella Bergamasca – ricorda Cattaneo – il comparto dei servizi agromeccanici realizza complessivamente un volume d’affari stimato in quasi 90 milioni di euro: questa è la conseguenza del fatto che molti agricoltori preferiscono terziarizzare la maggior parte delle operazioni colturali per non doversi sobbarcare investimenti troppo onerosi in termini di parco macchine”.

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19/05/2014

È di 20,8 miliardi di euro la cifra complessiva che nei prossimi sette anni sarà disponibile per le politiche dello sviluppo rurale in Italia. è quanto previsto nel cosiddetto Accordo di Partenariato, ossia nel documento con cui ogni Paese deve comunicare all’Unione europea come intenderà spendere i fondi comunitari che ad esso sono stati assegnati.
Tale documento è stato ufficialmente spedito dal governo a Bruxelles alla fine del mese scorso.
“Se vogliamo veramente far ripartire il settore primario – osserva il presidente di Confai, Leonardo Bolis, il punto chiave consisterà nell’impiegare in maniera adeguata la dotazione di risorse della prossima programmazione per lo sviluppo rurale. È auspicabile che tali somme siano impiegate per tipologie di investimento in grado di generare vera competitività,  a partire dalla meccanizzazione, e non siano disperse in mille inutili rivoli”.

 

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01/05/2014

I dati europei sull'immatricolazione delle macchine agricole a fine 2013 diffusi da FederUnacoma nei giorni scorsi sono incoraggianti, ma purtroppo non sono applicabili al nostro Paese. Mentre nell’Ue si è registrata una crescita media delle vendite del 2,1%, l’Italia ha fatto segnare un -1,7 per cento. La crescita europea è invece trainata dalla Francia con un +9,9% nelle vendite delle trattrici, cui si aggiunge una sostanziale tenuta del mercato tedesco.
"Il confronto tra Italia ed Europa è senz'altro preoccupante - afferma il numero uno di Confai, Leonardo Bolis - perché gli scarsi investimenti in tecnologia e innovazione hanno come immediata conseguenza la perdita di competitività dell'intero settore primario".
Confai rimarca l'impegno del mondo agromeccanico per il settore, ma con un avvertimento. "Le imprese agromeccaniche sono quasi le uniche che hanno continuato ad investire in tecnologia agraria, nonostante la crisi - osserva Bolis -, ma anche i nostri imprenditori si trovano ora a fare i conti con oggettive difficoltà di bilancio. È pertanto urgente che il governo consenta anche ai contoterzisti agrari l'accesso alle risorse Ue per la meccanizzazione. Non è un caso che le migliori performance di vendita di macchine agricole abbiano luogo in Francia, dove i fondi comunitari sono distribuiti al contoterzismo attraverso il canale consortile delle CUMA, le cooperative di utilizzo delle macchine e dei mezzi agricoli".

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09/04/2014

È quanto emerge da un interessante studio della rete Rurale Nazionale, che ha recentemente analizzato l’attuale posizionamento dei prodotti italiani nella grande distribuzione organizzata in Europa.

Tra le sorprese degne di menzione il posizionamento dei formaggi italiani in Francia: nonostante il Paese transalpino vanti una qualità riconosciuta a livello mondiale delle proprie produzioni casearie, i formaggi italiani hanno raggiunto una quota di oltre il 30% sugli scaffali dei supermercati francesi.

Una notizia altrettanto positiva riguarda il comparto oleario: l’olio extra vergine d’oliva italiano ha raggiunto una quota di mercato del 50% in Europa superando l’olio spagnolo, nonostante quest’ultimo possa vantare prezzi mediamente inferiori rispetto alla media degli oli italiani.

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21/03/2014

Buon tessuto imprenditoriale e presenza di giovani nelle aziende, ma redditività ancora troppo bassa per configurare una vera e propria ripresa: questa la fotografia dell’agricoltura montana bergamasca risultante dalle prime anticipazioni di uno studio in corso ad opera dell’Osservatorio economico di Confai Academy, la ‘corporate university’ per agricoltori e agromeccanici con sede a Bergamo.

“Siamo ancora nella fase iniziale del nostro approfondimento – osserva Enzo Cattaneo, segretario generale del centro di formazione e direttore di Confai Bergamo –, ma stanno già emergendo alcuni interessanti aspetti di fondo, utili per decifrare le tendenze in atto nel settore primario nelle nostre zone montane”.

La superficie agricola montana in provincia di Bergamo raggiunge la soglia di circa 32.000 ettari, pari a oltre il 42% dell’intera superficie agraria utile, ripartita tra poco meno di 1200 aziende agricole professionali.

“Dalle prime osservazioni – fa notare Cattaneo – risulta un’immagine dell’agricoltura montana bergamasca caratterizzata da un buon tessuto imprenditoriale, dove anche la presenza di giovani leve è piuttosto significativa, se si considera che oltre un quarto delle aziende può beneficiare della presenza di un titolare o di un contitolare giovane, ossia con meno di 40 anni. Ciò garantisce un certo dinamismo ad un significativo numero di aziende, per le quali il ricambio generazionale e la propensione all’innovazione sembrano essere maggiormente garantite”.

Nondimeno il punto debole è rappresentato dai ricavi aziendali: in base ad un’analisi a campione condotta dalla stessa Confai Academy emergerebbe un reddito lordo standard -coincidente, grosso modo con il fatturato aziendale medio- pari a 21.800 euro, una cifra decisamente ancora troppo bassa per stimolare ulteriori ingressi nell’economia agricola montana, soprattutto in tempo di crisi. Ad ogni modo l’asse portante dell’agricoltura montana bergamasca continua ad essere l’attività zootecnica, praticata sia a fondovalle sia in alta quota, negli oltre cento alpeggi orobici.

Quali le ricette suggerite per migliorare le prospettive future delle aziende agricole montane? “Nessuno di noi ha la sfera di cristallo – ammette il presidente provinciale e nazionale di Confai, Leonardo Bolis –,ma quel che è certo è che anche nelle aree montane occorre puntare su una gestione di tipo professionale, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. Sicuramente positivo il percorso della multifunzionalità agraria già imboccato da molte aziende bergamasche: si pensi che oltre il 25% del latte prodotto in montagna viene trasformato direttamente in laboratori aziendali o cooperativi, garantendo un maggiore valore aggiunto agli allevatori”.

Per Confai l’agricoltura montana, al fine di acquisire ulteriore dinamismo, dovrà esplorare una pluralità di strade, incluse la realizzazione di impianti agroenergetici di taglia medio-piccola e una più decisa valorizzazione delle risorse forestali. “Un riscontro positivo potrebbe venire anche dalla nuova politica agricola europea 2014-2020 – sottolinea Bolis – che promette di favorire rispetto al passato gli imprenditori agricoli montani sul fronte dei cosiddetti ‘aiuti diretti’ al reddito. Nell’intento dell’Unione europea questi ultimi dovrebbero raggiungere progressivamente la cifra di circa 250-300 euro all’anno per ettaro di superficie coltivata”.

Infine, se si vorrà incentivare la presenza delle imprese familiari nelle aree svantaggiate, le istituzioni dovranno necessariamente rafforzare le politiche pubbliche di rivitalizzazione delle zone marginali, dal potenziamento dei trasporti e della rete viaria minore fino all’espansione della banda larga.

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18/03/2014

Messo a punto da Regione Lombardia un progetto a sostegno del credito in agricoltura, che dovrebbe essere adottato dall’amministrazione regionale nelle prossime settimane. "Accanto alle misure del Programma di sviluppo rurale che partiranno dal 2015, puntiamo a sostenere in maniera concreta il credito alle imprese. L'agricoltura è un settore strategico, che non può essere abbandonato".

E' quanto ha affermato l'assessore regionale lombardo all'Agricoltura Gianni Fava, presso l’Aula Magna dell'Università Cattolica di Cremona. Fava ha annunciato che "nelle prossime settimane daremo vita al Credito verde, all’interno di Finlombarda. Questo permetterà alle aziende di accedere alle risorse a condizioni agevolate e con le garanzie delle strutture regionali".

 

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13/03/2014

È l’interpretazione offerta da un’analisi condotta dalla Rete Rurale Nazionale sul fenomeno dell’abbandono dell’attività agricola da parte dei giovani che si avviano verso un’età più matura.
In base a quanto riferisce la rete finanziata con le risorse dello sviluppo rurale, dalle dinamiche demografiche relative ai capi-azienda (periodo 2000-2010) si evince un significativo incremento della tendenza all'abbandono dell'attività da parte di agricoltori con età compresa tra i 35 e i 44 anni. “Parliamo quindi di imprenditori che proprio al raggiungimento della maturità professionale abbandonano – si legge in PianetaPsr.it -, rinunciando agli sforzi fatti per l'avvio dell'impresa”.
Le motivazioni? Non ultimo il fatto che, quando si decide di metter su famiglia, ci si rende conto pienamente che i redditi e le condizioni di vita garantite dall'agricoltura sono inferiori, in media, rispetto ad altri settori, soprattutto se comparati con il volume di capitali che occorre investire nel settore primario per generare un reddito familiare soddisfacente.
“Inoltre – osserva la Rete Rurale Nazionale - i territori rurali, in cui sono ubicate le imprese, spesso non garantiscono il livello di servizi necessario e adeguato alle esigenze di un nucleo familiare”.

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11/03/2014

Dopo aver resistito per tutto il 2012 e nei primi mesi del 2013, anche in agricoltura l’occupazione ha subito un calo. Secondo i dati di AgriOsserva (Ismea-UnionCamere) lo scorso anno si è concluso con un saldo negativo pari a -4,2%.
La contrazione dell’occupazione nel settore primario è da ascrivere alle scelte operate dalle imprese del settore di fronte alla significativa contrazione dei consumi, in quantità e in qualità, nel settore agroalimentare.

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27/02/2014

Nel 2014 in Bergamasca si stima una flessione della produzione di mais dell’ordine di quattro o cinque punti percentuali in termini di superficie adibita a questa produzione, pari a circa 800-1000 ettari in meno: questa, in sintesi, la previsione dell’Osservatorio economico di Confai Academy circa le intenzioni di semina degli agricoltori bergamaschi.

“Le ragioni di una riduzione delle superfici adibite a mais – rende noto Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy – sono da ricollegare principalmente ai risultati non certo incoraggianti dello scorso anno, caratterizzato da un andamento climatico imprevedibile e assai sfavorevole. Gli imprenditori sono inoltre in parte intimoriti dalla probabilità, sempre presente negli ultimi anni, di attacchi di piralide o di diabrotica. La produzione maidicola dovrebbe comunque far registrare una sostanziale tenuta in tutte quelle aree in cui essa è collegata alle esigenze del comparto zootecnico e all’approvvigionamento degli impianti agro energetici”.

“I produttori sono ancora comprensibilmente scoraggiati per le performance negative del 2013 - osserva il numero uno di ABIA-Confai, Leonardo Bolis -. Nondimeno la flessione pronosticata non intaccherà il primato del mais nella nostra provincia, che anche per il 2014 si manterrà comunque sopra la soglia dei 20.000 ettari complessivi di superficie coltivata”.

Secondo Confai Academy le superfici non più coltivate a mais potrebbero essere destinate, almeno in parte, alla coltivazione di soia, che in tempi recenti si era attestata nella nostra provincia su limitati livelli di semina, pari a circa 300 ettari.

“La principale criticità per la coltivazione del mais in Bergamasca – conclude Bolis – rimane comunque quella della disponibilità idrica e dei costi che l’irrigazione comporta. Le rilevazioni effettuate mostrano che nel 2013 la cifra complessiva investita dagli agricoltori bergamaschi per l’irrigazione del mais ha superato abbondantemente la soglia complessiva dei 10 milioni di euro”.

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27/02/2014
Secondo l'osservatorio agricolo AgriOsserva, istituito presso la sede del ministero delle politiche agricole, nel settembre 2013 si registrava un calo del 4% nel numero delle aziende agricole italiane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
“I dati AgriOsserva presentati oggi sono tutt’altro che confortanti per le imprese agricole e l’unica soluzione possibile è quella dell’aggregazione vera. Occorre fare sintesi seriamente. Non serve un’aggregazione parziale e riteniamo che anche le imprese agromeccaniche debbano essere adeguatamente valorizzate. Ormai è lampante che l’agricoltura moderna è strettamente dipendente dal contoterzismo. Ipotizzare aggregazioni parziali portano solamente all’inefficienza del sistema agroalimentare, senza alcun riequilibrio della redditività. Bisogna che la filiera agricola lasci da parte rivalità i divisioni, per ragionare su una effettiva collaborazione”.
Lo dice Leonardo Bolis, presidente di Confai, a margine della presentazione dei dati di AgrOsserva – Ismea - Unioncamere.
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20/02/2014

“Occorrono strutture ancora più competitive, perché in Italia sta calando il numero di imprese agricole, a fronte di un aumento della superficie media. Ma solo un terzo delle aziende agricole può dirsi efficiente”.

A dirlo è il Rapporto dell’Osservatorio economico di Confai Academy sull’evoluzione della  struttura agricola nel nostro Paese, in fase di ultimazione, ad opera della corporate university del settore agricolo e agromeccanico.

“Le nostre elaborazioni su dati Istat e Unioncamere – osserva Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy - mostrano un trend di diminuzione del numero delle aziende agricole nel nostro Paese di circa il 35% dal 2000 ad oggi. D’altro canto la superficie media aziendale è cresciuta di oltre il 30%: scontando l’inevitabile perdita di superficie agricola legata ai processi di urbanizzazione e infrastrutturazione del Paese, possiamo in ogni caso affermare che ci stiamo movendo verso modelli aziendali più consoni alle esigenze di un’agricoltura moderna”.

Tuttavia il processo in atto nel nostro Paese è ancora troppo lento. “Parliamo in definitiva di una superficie aziendale media di soli 8 ettari – fa notare Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai -. Questo è l’effetto della persistenza di oltre 1,6 milioni di aziende agricole, nel cui novero rientra una miriade di entità assolutamente non professionali, tenute in vita dagli aiuti diretti della Pac e assolutamente incapaci di confrontarsi con i mercati”.

L’analisi effettuata prevede che il trend di diminuzione debba proseguire ancora per molti anni. “Se compariamo le nostre strutture agricole con quelle francesi o tedesche – afferma senza mezzi termini Cappellini - ci renderemo conto che In Italia sono solo poco più di mezzo milione le aziende agricole veramente efficienti”.

Rispetto al quadro così delineato, il rapporto di Confai Academy individua nel ruolo delle imprese agromeccaniche un importante fattore di dinamizzazione della struttura aziendale agricola italiana.

In particolare si osserva come la moderna agricoltura stia generando da tempo una nuova tipologia di azienda agricola: si tratta di quelle grandi aggregazioni di terreni e di produzioni che ruotano attorno ad ognuna delle aziende agromeccaniche professionali. Ogni impresa agromeccanica lavora generalmente vaste superfici, che vanno da 250 ad oltre 1000 ettari, giungendo in alcuni casi perfino alle ragguardevoli dimensioni di 2500 ettari. Tali estensioni sono coltivate da ognuna delle imprese dell’outsourcing agricolo applicando economie di scala e dosando in maniera oculata i fattori di produzione, come se questi appezzamenti fossero parte di un’unica realtà aziendale.

“Nei prossimi anni - afferma il presidente di Confai, Leonardo Bolis – questo modello gestionale potrà rappresentare un valido antidoto all’eccessiva parcellizzazione delle proprietà agricole che è tipica di molte aree del nostro Paese e che rischia di portare alla chiusura un numero sempre più rilevante di aziende”.

A margine dell’analisi di carattere economico Confai offre alcune considerazioni di politica agricola nazionale. “Affinché la nostra agricoltura possa fare un rapido balzo in avanti sullo scenario della competizione internazionale – osserva Bolis – occorre promuovere corposi investimenti in tecnologia e innovazione, oltre che in metodi di coltivazione altamente ecosostenibili. Sotto questo profilo le imprese agromeccaniche sono pronte ad accompagnare la crescita del settore e ad investire nonostante la crisi, ma vogliamo ricevere finalmente la dovuta attenzione sul fronte governativo”.

Per Confai il punto chiave consisterà nell’impiegare in maniera adeguata la dotazione di risorse per lo sviluppo rurale che l’Unione europea ha recentemente messo a disposizione del nostro Paese, che ammontano a 10,42 miliardi di euro in sette anni, cui è da aggiungere una quota equivalente sotto forma di cofinanziamento regionale e nazionale. “È auspicabile – rileva Bolis – che tali somme siano impiegate per tipologie di investimento in grado di generare vera competitività, a partire dalla meccanizzazione, e non siano disperse in mille inutili rivoli”.

L’associazione attende ora la decisione del governo circa la possibilità d’accesso delle imprese agromeccaniche alle risorse dello sviluppo rurale, dopo che Bruxelles ha dato segnali positivi in questa direzione.

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10/02/2014
Di questi tempi i pensieri degli allevatori bergamaschi non sono occupati unicamente dalla questione dell’accordo regionale sul prezzo del latte corrisposto dagli industriali. Vi sono infatti fattori strutturali che potrebbero mettere in serio pericolo la tenuta dell’intero comparto latte di pianura. Secondo un’analisi effettuata dall’Osservatorio economico di Confai Academy, la corporate university agricola con sede a Bergamo, il principale nemico per la futura espansione del settore lattiero nella nostra provincia è l’applicazione della “direttiva nitrati”, vale a dire la normativa europea che impone alle aziende agricole notevoli vincoli nello spandimento dei liquami. “La direttiva comunitaria n. 91/676 – ricorda Enzo Cattaneo, segretario generale di Confai Academy – ha fissato il vincolo di 170 chilogrammi di azoto per ettaro in un anno, spandibili sotto forma di liquami. Ciò significa che, per aumentare la produzione, un allevatore deve aumentare la superficie aziendale in modo da non sforare i limiti imposti dalla norma. Tuttavia gli oltre 950 allevamenti bergamaschi hanno già raggiunto abbondantemente il massimo livello di carico zootecnico consentito e il trend di terreno disponibile è in diminuzione. La superficie agricola utile di pianura è infatti diminuita dai 38.500 ettari del 2006 ai poco più di 37.000 ettari attuali”. Quali prospettive si aprono ora per il settore? “Il punto è che tra poco più di un anno sarà decretata la fine del regime di quote di produzione, stabilita dall’Unione Europea per il 31 marzo del 2015 – afferma Roberto Valota, rappresentante della Sezione Zootecnica di ABIA-Confai -. Ciò significa che in diverse aree europee con maggiore disponibilità di terreno, tra cui i Paesi comunitari dell’Europa centro-orientale, si potrebbe scatenare una corsa all’aumento delle produzioni, causando una perdita di competitività per gli allevatori bergamaschi e lombardi, che vedrebbero calare il prezzo del prodotto senza potere compensare tale contrazione con la ricerca di economie di scala”. A questo riguardo l’associazione bergamasca delle imprese agromeccaniche e agricole, sostenuta dalla propria confederazione nazionale Confai, ha già preso posizione per sollecitare l’avvio di una revisione nell’applicazione dei parametri della direttiva sul territorio lombardo. “La nostra associazione – rende noto il presidente di Abia-Confai, Leonardo Bolis – appoggia l’iniziativa dell’amministrazione regionale per riconsiderare i criteri sui nitrati applicati alla Lombardia attraverso un dialogo diretto con l'Europa. Il limite ‘burocratico’ dei 170 chilogrammi per ettaro l’anno di azoto di origine zootecnica di per sé ha poco senso e rischia solo di criminalizzare un comparto che non è certo popolato da nemici dell’ambiente. Occorrerebbe invece modulare tali limiti in rapporto al reale fabbisogno azotato di ogni coltura praticata dall'azienda agricola. Ecco allora che in una provincia come la nostra, in cui il principale prodotto agricolo è il mais, i vincoli reali di immissione di azoto apparirebbero molto meno stringenti”. Altrimenti, conclude il rapporto di Confai Academy, continuerà a perpetuarsi una situazione che ha ormai assunto contorni paradossali: gli allevatori non sanno dove spandere il surplus di fertilizzanti naturali, ossia di liquami, ma sono autorizzati a sopperire alle esigenze di azoto delle colture con dosi supplementari di fertilizzanti chimici.
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03/02/2014
“I cereali autunno vernini possono andare in aiuto degli allevatori, smaltendo parte del carico di azoto e riducendo, contemporaneamente, le spese per la concimazione chimica per 150 euro ad ettaro”. Lo afferma il presidente di Apima Mantova, Marco Speziali, analizzando l’andamento stagionale dei frumenti e dell’orzo, che ricoprono una superficie di circa 25mila ettari, il 10% in più rispetto all’annata precedente. “Nel Mantovano, così come in tutta Europa – dichiara Speziali – la situazione è positiva. Le piante si stanno sviluppando in maniera armonica, sostenute anche dal meteo”. Il trend potrebbe portare, come stimano gli analisti a livello internazionale, ad una maggiore produzione, nell’ordine del 6-7 per cento, dovuta anche al miglioramento delle rese per ettaro. L’invito dell’organizzazione dei contoterzisti e degli agricoltori della provincia di Mantova è comunque rivolta ad utilizzare i nitrati di origine animale, attraverso una distribuzione a dischi, in grado di iniettare la sostanza organica (digestato o liquami) direttamente sotto l’apparato radicale dei cereali autunno vernini. Un’operazione possibile, spiega Speziali “fino alla levata del grano, prima cioè del passaggio dalla struttura erbacea della pianta a quella tubolare”. Per tale modalità di interramento dei reflui è necessario un attrezzo multi-disco leggero. “Si tratta di un’operazione in campo – conclude Speziali – che costituisce una soluzione di carattere agroambientale, seppur parziale, al problema dei nitrati. Nel Nord Europa viene praticata anche sulle colture erbacee, fra uno sfalcio e l’altro”.
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03/02/2014
“L’ulteriore incremento degli oneri previdenziali sul lavoro dipendente non fa che aggravare la struttura dei costi delle imprese agricole, già difficilmente sostenibile a causa della perdurante situazione di crisi del settore”: questo il commento del presidente di ABIA-Confai, Leonardo Bolis, circa l’aumento delle aliquote previdenziali per la manodopera agricola previsto per il 2014, che porterà il gravame complessivo pari al 45,14% della retribuzione. “Il nuovo aumento – spiega Enzo Cattaneo, direttore dell’associazione provinciale dei contoterzisti agrari – è la conseguenza di una norma contenuta nel decreto legislativo n. 146 del 1997 che stabilisce, a certe condizioni, un automatismo di incremento annuale del contributo al fondo pensioni pari allo 0,70% annuo. Benché non vi sia stata quindi una deliberata volontà di inasprimento previdenziale da parte di questo governo, quel che è certo è che nessuno ha fatto niente per evitare l’applicazione di un meccanismo che infierisce su aziende messe già da tempo a dura prova dalla difficile congiuntura economica”. Per l’associazione agricola e agromeccanica l’ulteriore crescita dei contributi colpisce soprattutto l’agricoltura professionale lombarda, la quale fa ricorso in modo significativo a manodopera esterna rispetto a quella familiare per conseguire obiettivi di maggiore efficienza, oltre che di sostenibilità ambientale. “La situazione di incertezza che regna presso il ministero delle politiche agricole a causa delle recenti dimissioni del ministro De Girolamo non aiuta certo il settore – commenta Bolis -. Auspichiamo pertanto che a breve il governo possa rivedere la questione previdenziale tenendo conto delle oggettive difficoltà sperimentate dalle nostre imprese. Altrimenti si finirà per indurre una riduzione dei posti di lavoro anche nel settore agricolo, l’unico che abbia cercato di garantire una certa stabilità dell’occupazione nonostante la crisi”.
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13/01/2014
“La posizione espressa durante il comitato di indirizzo dell’agrimeccanica di Fieragricola dai principali costruttori mondiali di macchine e mezzi agricoli sulla necessità di definire al più presto la Pac sul territorio nazionale è l’auspicio di Confai”. Così ha dichiarato il presidente di Confai, Leonardo Bolis, che ritiene di rivolgere un plauso anche “a Veronafiere, per aver rilanciato con tempismo e rispetto un tema che non può essere rinviato ulteriormente. Parliamo sia della Pac che della necessità, ormai evidente anche ai costruttori di macchine agricole, di prevedere all’interno dei Programmi di sviluppo rurale, misure specifiche per l’innovazione e le nuove tecnologie alle quali anche le imprese agromeccaniche abbiano la possibilità di accedere”. “Come Confai lo ripetiamo da tempo – ha affermato Bolis –: le imprese in grado di investire nella meccanizzazione sono quelle guidate dagli agromeccanici, che meritano attenzione e sostegno in una fase in cui la crisi di redditività del mondo agricolo minaccia la stabilità finanziaria dei nostri associati”. Il fenomeno del contoterzismo in Italia, secondo quanto rilanciato lo scorso ottobre da Nomisma, ha consentito agli agromeccanici di coprire quasi 4 milioni di giornate nelle aziende agricole, tanto che appena il 28% delle imprese agricole ha effettuato acquisti di macchine agricole (nuove e usate) negli ultimi 5 anni. Confai sarà presente alla 111ª edizione di Fieragricola, in programma a Verona dal 6 al 9 febbraio prossimi.
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08/01/2014
“Nel 2014 il pareggio di bilancio per la maggior parte delle aziende agricole bergamasche si giocherà sul versante del contenimento dei costi, in quanto gli scenari internazionali non lasciano presagire una dinamizzazione positiva dei prezzi e dei mercati agricoli”: così il numero uno di ABIA-Confai, Leonardo Bolis, riassume le previsioni sull’andamento dell’agricoltura provinciale per il 2014 effettuate dall’associazione bergamasca dei contoterzisti agrari. “Da circa quattro anni il pil agricolo bergamasco, rappresentato per due terzi dalla zootecnia, non aumenta – osserva Bolis – e in base alle proiezioni dell’Osservatorio economico di Confai Academy abbiamo motivo di ritenere che anche nel 2014 non ci si scosterà di molto dalla soglia dei 570 milioni di euro”. Tra i comparti che faticheranno ancora ad uscire dal tunnel occorre includere la zootecnia da latte, che resterà alle prese con il pressante problema degli elevati costi di produzione, in parte legato al costo dell’energia e di altri fattori di produzione, ma in certa misura dovuto all’alta parcellizzazione delle strutture produttive bergamasche, tra cui rientrano spesso allevamenti di dimensioni medio-piccole. Per ragioni analoghe si prevede un ulteriore anno di difficoltà anche per il comparto della carne bovina. Il settore suinicolo, a sua volta, dovrà fare i conti con la scarsa disponibilità di superficie agricola che, in base alle normative comunitarie, limita drasticamente ogni possibilità di espansione della filiera. L’Osservatorio di Confai Academy ipotizza inoltre alcuni trend di medio periodo, con particolare riferimento al numero delle imprese agricole. “Rispetto alle quasi 5.200 aziende agricole attive ora in Bergamasca – dichiara Enzo Cattaneo, direttore di ABIA e segretario generale di Confai Academy – ci aspettiamo entro la fine del 2016 un calo che potrebbe portare per la prima volta sotto la soglia delle 5.000 unità il numero delle imprese orobiche operanti nel settore. La crescita dell’imprevedibilità e del rischio connessi alla natura degli scenari internazionali determinerà verosimilmente la fuoriuscita dal mercato di molte aziende non attrezzate per competere: ciò avverrà in modo più evidente verso la fine dell’attuale decennio, ovvero con la fine del ciclo di aiuti comunitari previsti dall’ultima riforma della Politica agricola comunitaria”. Nondimeno, la stessa natura della nuova politica di aiuti europei dovrebbe favorire l’ingresso di nuove leve in agricoltura. “Potrebbe pertanto continuare il ciclo favorevole iniziato nel 2012-2013 – sottolinea Cattaneo – che ha visto invertirsi il preoccupante fenomeno di senilizzazione dell’agricoltura bergamasca. Entro la fine dell’anno in corso prevediamo un ulteriore miglioramento del cosiddetto indice di ricambio generazionale, che potrebbe toccare finalmente l’auspicata soglia del 100 per cento, ovvero di un nuovo insediamento per ogni titolare over 65 che abbandona l’attività”. Per far fronte ad un anno che si prospetta ancora marcato dai segni della crisi, Confai Academy raccomanda agli imprenditori agricoli bergamaschi un supplemento d’attenzione sul versante del contenimento dei costi. “In particolare - conclude Cattaneo – in attesa di nuove misure comunitarie e regionali a sostegno dell’innovazione, per le piccole e medie imprese agricole è preferibile evitare onerosi investimenti in attrezzature agricole e optare per i ben più leggeri costi variabili legati all’utilizzo di servizi di coltivazione in conto terzi”.
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12/12/2013
“A fronte di una politica forestale seria e lungimirante, i 10 milioni di ettari di boschi della nostra Penisola potrebbero trasformarsi in un’enorme ricchezza disponibile per il settore primario e, in particolare, per il comparto agroenergetico”: questo il commento del numero uno della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, Leonardo Bolis, in merito alla Settimana europea delle Foreste attualmente in corso. “L’Unione europea sta elaborando un piano d’azione forestale per dare una prospettiva al settore fino al 2020 – ricorda Bolis –. Tale pianificazione dovrebbe risultare sinergica rispetto alla nuova politica agricola comune, recentemente approvata dall’emiciclo di Bruxelles, e al piano d’azione ambientale dell’Ue”. “L’Italia, a differenza di altri Paesi - osserva Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai – ha conosciuto negli ultimi anni una significativa espansione del proprio patrimonio forestale, sia sul versante appenninico sia su quello alpino. Tuttavia persistono alcuni fondamentali problemi, a partire dall’estrema parcellizzazione delle proprietà boschive in parecchie migliaia di piccoli appezzamenti, spesso trascurati o dimenticati dai loro stessi detentori e penalizzati da un insufficiente reticolo di strade agro-silvo-pastorali”. A fronte di questa situazione, che penalizza l’Italia rispetto ai Paesi di grandi tradizioni forestali del Centro-Nord Europa, secondo Confai occorre fin da ora pensare ad uno specifico piano d’indirizzo a livello nazionale, che possa recepire le indicazioni comunitarie e renderle efficaci attraverso l’adozione di concrete misure d’intervento. In particolare l’associazione auspica la presenza di un settore forestale forte e altamente produttivo, e non frutto della ricolonizzazione boschiva di terreni caratterizzati dall’abbandono della tradizionale attività agricola montana e di pascolo. “Ci rendiamo peraltro conto delle attuali difficoltà della finanza pubblica rispetto a qualsiasi programma d’azione – afferma Enzo Cattaneo, segretario di presidenza di Confai –. Ma se solo si mettessero a frutto adeguatamente le risorse dei Piani di sviluppo rurale previste per gli interventi forestali, si potrebbero ottenere risultati importanti senza oneri per le casse dello Stato”. Il dibattito su questi temi all’interno dell’associazione – fanno sapere da Confai – è già in corso da tempo. “Molte imprese agromeccaniche – conclude il presidente Bolis – sarebbero disposte fin da ora a programmare significativi investimenti nella filiera bosco-legno-energia, a condizione che vi sia un’effettiva attenzione delle istituzioni per queste iniziative e che alle aziende contoterziste interessate sia consentito l’accesso ai fondi comunitari già disponibili per tali scopi”.
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04/12/2013
All’indomani della proclamazione da parte dell’ONU dell’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare, ABIA-Confai, l’associazione bergamasca che riunisce contoterzisti agrari e imprese agricole, ha annunciato un’iniziativa per valorizzare l’agricoltura multifunzionale nella nostra provincia nel quadro delle aziende a prevalente conduzione familiare. “Le Nazioni Unite hanno stabilito che il 2014 sarà l’anno del Family Farming, ovvero delle aziende che si basano principalmente sui membri della famiglia per lavoro e gestione – osserva Leonardo Bolis, presidente di ABIA-Confai –, invitando istituzioni e organizzazioni di tutto il mondo a promuovere iniziative a favore di questo modo di fare agricoltura, peraltro tipicamente italiano”. Da parte sua ABIA-Confai realizzerà un ‘Atlante della’agricoltura multifunzionale’ ad uso delle imprese bergamasche, un’indagine sulle aziende agricole familiari con particolare vocazione al rapporto con il consumatore finale e inclini e sondare le diverse opportunità della filiera corta. “La nostra ricerca – precisa Enzo Cattaneo, direttore dell’associazione – punta a evidenziare una serie di casi di studio e di buone pratiche da cui le imprese del territorio potranno prendere esempio per esplorare i molteplici filoni dell’agricoltura multifunzionale; ma con un punto di vista parzialmente diverso rispetto alla visione corrente che identifica la multifunzionalità semplicemente con la vendita diretta nei mercatini agricoli”. Secondo ABIA, nella multifunzionalità agraria rientrano certamente l’agriturismo e la vendita al dettaglio dei prodotti trasformati in azienda, ma occorre nel contempo andare al di là di questi comparti, pure assai importanti per la nostra provincia. Dal nostro punto di vista l’agricoltura multifunzionale non è un settore, non è una somma di comparti produttivi – spiega Cattaneo -, bensì una mentalità, un modo di interpretare la funzione agricola di produzione di beni e servizi. Questo tipo di multifunzionalità racchiude una serie di aspetti quali la diversificazione dell'attività agricola, la propensione all'innovazione e la costruzione di un'azienda agricola multireddito. Tutte componenti che riteniamo debbano essere alla base di un’agricoltura familiare moderna e non prigioniera di vecchi schemi”. Per ABIA, in questa visione di agricoltura multifunzionale rientrano a pieno titolo anche le imprese con indirizzo agroenergetico e le imprese agromeccaniche, che da sempre interpretano la propria funzione produttiva come funzione di servizio. L’indagine sarà realizzata dall’associazione in collaborazione con l’Osservatorio Economico di Confai Academy.
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03/12/2013
Commenti moderatamente positivi da Confai, la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, per l’adozione da parte delle autorità di Bruxelles di una serie di modifiche al regolamento europeo n. 29/2012, relativo alle norme di commercializzazione e all’etichettatura dell’olio d’oliva. “Le nuove norme per un’etichettatura che contenga un’informazione più trasparente e uguale in tutta Europa - commenta il presidente di Confai, Leonardo Bolis – vanno nella direzione di tutelare il consumatore e di garantire la lealtà della concorrenza, aspetti destinati senz’altro a far emergere la valenza dei prodotti italiani, da sempre caratterizzati da una qualità superiore”. Nondimeno per Confai vi sono ancora molti passi avanti da compiere per una più equa tutela del comparto. “Tra i settori più tipicamente mediterranei della nostra agricoltura – osserva Bolis – l’olivicoltura è tra quelli che hanno vissuto un 2013 denso di difficoltà. Si tratta infatti di un comparto che a livello internazionale, non solo europeo, sta combattendo da tempo una dura battaglia per ottenere una completa armonizzazione delle norme di commercializzazione. Queste ultime, infatti, troppo spesso penalizzano le produzioni di elevata qualità dell’olio ‘Made in Italy’ sui mercati esteri”. Peraltro, il settore olivicolo del nostro Paese, per poter competere con gli agguerriti concorrenti presenti sulla scena internazionale, necessiterebbe anche di nuovi interventi di carattere strutturale, così da ammodernarsi e ridurre i propri costi di produzione, spesso neppure coperti dai bassi prezzi della materia prima. “Se i frantoiani – fa notare Giancarlo Ballerini, coordinatore della sezione Frantoiani di Confai e presidente di Aemaf Grosseto - potessero godere di una piccola parte delle risorse previste dai Piani di sviluppo rurale per gli investimenti in agricoltura, sarebbero ben disposti a migliorare ulteriormente le strutture che puntualmente mettono al servizio degli olivicoltori con un’immediata ricaduta positiva a carico delle imprese agricole, soprattutto di quelle piccole e medie, che si tradurrebbe in minori costi e in una maggiore competitività dell’intera filiera dell’olio sullo scenario internazionale”.
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02/12/2013
Nella definizione di quest’ultima riforma della Pac per la prima volta il Parlamento europeo ha avuto una forte voce in capitolo e ha giocato un ruolo istituzionale importante, culminato con l’approvazione del testo della riforma nella seduta di Strasburgo del 20 novembre 2013. La Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori italiani mantiene comunque alcune riserve su un progetto di riforma che dovrà ora passare al vaglio del prossimo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Ue.. Gli accordi politici del 26 giugno e del 24 settembre di quest’anno tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno stabilito le regole fondamentali del sostegno della futura Pac dal 2014 al 2020. Ma la palla passerà poi al governo e alle Regioni, visto che quasi la metà del bilancio comunitario per l’agricoltura assegnato ad ogni Paese potrà essere destinata in modo diverso a seconda delle scelte che verranno effettuate a livello nazionale e regionale. A questo riguardo Confai ha annunciato un costante monitoraggio dei successivi passaggi istituzionali che avranno luogo nel nostro Paese in vista di un riconoscimento delle esigenze delle imprese agromeccaniche, con particolare riferimento alla possibilità di accesso di queste ultime alle risorse dei piani di sviluppo rurale per gli investimenti in agricoltura.
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30/11/2013
Come faranno gli uffici delle associazioni periferiche del settore agricolo, preposti ad effettuare i conteggi Imu, a svolgere il loro compito a fronte di un’incertezza che si sta protraendo da mesi e che riguarda sia le aliquote che le scadenze di pagamento? Secondo le risultanze di un sondaggio commissionato da Confai, la continua incertezza data dalla normativa riguardante l’applicabilità o meno dell’Imu, oltre che far aumentare i balzelli burocratici, frena la possibilità per le imprese di pianificare le azioni necessarie mirate a effettuare investimenti, finalizzati all’innovazione in agricoltura”. Gli imprenditori agromeccanici ed agricoli sono consci della grave situazione di incertezza legata al pagamento delle imposte e, in attesa di conoscere le decisioni del governo in merito, stanno congelando la quota destinata agli investimenti, peraltro già fortemente compromessa dagli effetti della crisi economica.
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26/11/2013
Da diversi anni a questa parte l’Unione europea ha improntato la propria politica agricola ad un percorso basato su obiettivi e principi propri di un’agricoltura di alto valore ecologico. Ovvero un’agricoltura capace di puntare ad un uso efficiente e responsabile delle risorse naturali mediante l’applicazione di tecniche di coltivazione sempre più rispettose dell’ambiente e metodi di allevamento in grado di favorire al massimo grado il benessere animale. Tale prospettiva si inserisce peraltro in una visione ancora più ampia, che abbraccia l’intera filiera agroalimentare e ha come punto di arrivo la soddisfazione e il benessere del consumatore. La nuova Pac ha confermato senz’altro questa visione, generando anzi un dibattito circa l’esistenza di vincoli ambientali eccessivi nella proposta originaria della Commissione, in seguito attenuati per intervento del Parlamento europeo. Ma vi sono aspetti su cui l’attenzione degli addetti ai lavori del settore primario cade più di rado. In particolare, tra i provvedimenti “non agricoli” destinati ad incidere sul futuro dell’agricoltura rientra indubbiamente il nuovo Programma quadro d’azione ambientale dell’Unione europea, recentemente approvato a Bruxelles dalle istituzioni del cosiddetto “trilogo ambientale”. Tale Piano contiene una chiara sottolineatura del ruolo chiave dell’agricoltura nella tutela delle risorse ambientali. Il modo in cui le indicazioni comunitarie si tradurranno nei singoli contesti nazionali e regionali potrebbe generare conseguenze di portata equivalente a molte delle misure contenute nelle norme della nuova Politica agricola comune. Per questa ragione Confai, la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, ha recentemente espresso l’auspicio che le istituzioni dedichino anche a questa materia particolare attenzione, affinché ne risultino rafforzati sia il ruolo delle aziende agricole sia lo specifico apporto delle imprese agromeccaniche.
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18/10/2013
La perdurante crisi economica si fa sentire anche nel settore della meccanizzazione per l’agricoltura. Secondo dati recentemente diffusi da FederUnacoma, la Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l'Agricoltura, il mercato nazionale delle macchine agricole conferma, anche nel terzo trimestre di quest’anno, la tendenza al ribasso mostrata per gran parte del 2013. Per quanto riguarda le trattrici, il saldo trimestrale delle immatricolazioni è stato pari a -5,6% e per i rimorchi si è registrato addirittura un dato negativo di oltre otto punti percentuali. Per FederUnacoma, qualora questo trend negativo fosse confermato anche nell’ultimo trimestre dell’anno, si potrebbe registrare a fine 2013 un dato di vendite delle trattrici non superiore alle 18.000 unità, il livello più basso dal secondo dopoguerra ad oggi.
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01/08/2013
La partecipazione delle imprese agromeccaniche alle misure legate all’innovazione nel Piano di sviluppo rurale, l’agricoltura conservativa, il protocollo sul controllo delle aflatossine nel mais e l’albo delle imprese agromeccaniche. Sono questi i temi che i vertici di Confai Lombardia hanno recentemente discusso con l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, in occasione di un incontro in Regione. Secondo la Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, “la Regione Lombardia, per i numeri che rappresenta in agricoltura, potrebbe dare un segnale forte verso l’integrazione delle imprese di meccanizzazione agricola all’interno della filiera primaria favorendo anche a livello nazionale l’adozione di provvedimenti più attenti alle esigenze del settore”. “In vista della pianificazione delle misure del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 – specifica Sandro Cappellini, coordinatore nazionale di Confai – abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a collaborare e a sostenere effettive strategie mirate ad un’agricoltura più sostenibile, moderna ed efficiente. Non dimentichiamo che, in seguito della riforma della Pac approvata a fine giugno a Bruxelles, l’Italia dovrà fare i conti con un budget inferiore sia sui pagamenti diretti che sullo sviluppo rurale. Destinare una parte dei fondi per la promozione della meccanizzazione agricola significa, a nostro avviso, favorire la diffusione di tecnologie rispettose dell’ambiente e in linea con le esigenze di competitività del comparto”.
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17/07/2013
Confai rimedia alle storture contenute in una circolare del ministero della Salute e provvede a stilare autonomamente il protocollo operativo per l’analisi e la gestione delle aflatossine nel mais. Solamente lo scorso anno la micotossina ha danneggiato quasi il 20% della produzione di mais nazionale, provocando danni per oltre 100 milioni di euro. L’organizzazione delle imprese agromeccaniche e agricole presieduta da Leonardo Bolis, inoltre, sul punto scrive all’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava. “Il problema delle micotossine riguarda sostanzialmente le regioni del nord Italia – afferma Bolis – e siamo certi che un’attenzione maggiore per risolvere il problema può essere garantita dalla macroregione agricola del nord, vista anche la rapidità con la quale ha affrontato due grandi questioni rimaste per molto tempo irrisolte nella filiera suinicola”. Il fattore tempo, infatti, è una variabile tutt’altro che trascurabile. “Quest’anno, in base all’andamento meteo-climatico, non sono ad oggi previste situazioni di emergenza con le aflatossine – preconizza Marco Speziali, presidente di Confai Academy e di Apima Mantova -. Ma è meglio che gli operatori possano contare su un protocollo efficiente e concreto, che indichi le modalità di analisi e individui le responsabilità di ciascun attore”. All’assessorato all’Agricoltura della Regione Lombardia e al ministero della Salute Confai ha inviato le proprie osservazioni sulle fasi di conferimento del mais nei centri di raccolta, essiccazione e stoccaggio e per la tracciabilità delle partite.
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04/07/2013
Le imprese agromeccaniche devono poter accedere ai Piani di sviluppo rurale? “Per rispondere a questa domanda – dichiara il professor Domenico Pessina, docente di Meccanica agraria all’Università di Milano – bisogna chiedersi innanzitutto se il contoterzismo fa parte del mondo agricolo e se le imprese agromeccaniche portano progresso tecnico all’interno delle filiere agricole. Se la risposta è sì, e penso non vi siano dubbi a riguardo, allora è corretto che anche gli agromeccanici possano accedere alle misure dei Piani di sviluppo rurale”. Una ulteriore precisazione, per il professor Pessina, è d’obbligo. “Bisogna considerare i diversi tipi di contoterzismo agricolo – chiosa – ma è chiaro che quando parliamo di destinare fondi per l’innovazione tecnologica e la meccanizzazione ci riferiamo, come beneficiari, alle imprese agromeccaniche, cioè al contoterzismo ufficiale e professionale. Altra cosa è il contoterzismo attuato dagli imprenditori agricoli, talvolta in termini di concorrenza sleale”. Sono necessari dunque alcuni paletti, “ma non si faccia finta di non vedere qual è il ruolo all’interno della filiera agroalimentare, delle imprese agromeccaniche, senza le quali non potrebbero nemmeno stare in piedi la bieticoltura, l’orticoltura in pieno campo, per non parlare delle operazioni di raccolta dei cereali. Chi possiede una mietitrebbia oggi, fra gli agricoltori? Si affidano ormai quasi tutti ai contoterzisti”. Un altro aspetto che imporrebbe l’apertura dei Piani di sviluppo rurale alle imprese di meccanizzazione agricola, puntualizza il docente di Meccanica agraria dell’Università di Milano è l’ecocondizionalità, “una misura che si adatta molto bene all’attività degli agromeccanici: coltivano centinaia di ettari, se non fossero attenti all’utilizzo dei mezzi tecnici, ai diserbi, ai trattamenti sulle colture arboree con determinati tipi di atomizzatori, sarebbe un guaio per l’agricoltura”. “Il terzista agricolo ha un ruolo insostituibile per il progresso delle tecnologie e all’interno dello stesso sistema primario – conclude il prof. Pessina -. Escluderlo dai Piani di sviluppo rurale con un no preconcetto è estremamente miope e sbagliato”. Non può che essere soddisfatto il presidente di Confai, Leonardo Bolis. “Ancora una volta il sistema accademico si esprime in maniera netta sulla figura dell’imprenditore agromeccanico e sulla sua importanza. Rimanere sordi o indifferenti è un grave errore da parte della politica, che preferisce ogni anno allocare le risorse pubbliche dei Psr con procedure e tempistiche a tappe forzate, anziché sostenere l’innovazione tecnologica, grazie alla quale l’agricoltura ha percorso passi da gigante in termini di resa e sicurezza alimentare. Miopie, purtroppo, che costeranno care”.
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25/03/2013
L'agricoltura italiana è un settore sempre più in outsourcing: secondo elaborazioni dell'Osservatorio Economico di Confai, nel corso del 2012 la quasi totalità delle aziende agricole operanti nelle filiere principali – dai seminativi alle colture industriali - ha scelto di "terziarizzare" una o più operazioni in campo nelle aree di pianura, a dimostrazione di come il contoterzismo svolga una funzione ormai insostituibile per l'intero settore agricolo e agroalimentare del nostro Paese. In particolare, le imprese agromeccaniche effettuano ormai più del 90% delle operazioni di raccolta e oltre il 70 % delle altre lavorazioni nel comparto dei seminativi. La ragione di tutto ciò risiede nelle esigenze di razionalizzazione del lavoro e dei costi di produzione proprie di molti agricoltori che, anziché acquistare onerose attrezzature, preferiscono semplicemente rivolgersi a operatori terzi dotati delle più moderne macchine agricole.
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25/03/2013
La prima fonte di energia rinnovabile è il risparmio. Per questo nel prossimo quinquennio un contributo significativo del settore primario verso un'economia a bassa emissione di carbonio potrebbe venire dalla cosiddetta agricoltura conservativa". Questa è la nuova sfida per l'ambiente lanciata da Confai, la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, che con i tecnici del proprio Osservatorio economico sta mettendo a punto un grande progetto agronomico pensato per una superficie complessiva di circa un milione di ettari. Di che cosa si tratta? "L'agricoltura conservativa o agricoltura blu – esordisce Leonardo Bolis, presidente di Confai – rappresenta un insieme di tecniche di lavorazione dei terreni a minimo impatto ambientale: la principale è quella della semina diretta o coltivazione su sodo, consistente nel seminare direttamente su terreni non lavorati o sottoposti a lavorazioni minime e capaci di salvaguardare al massimo l'integrità e l'assetto naturale del suolo. In altre parole, si evita di sottoporre i terreni a pesanti arature spargendo semplicemente le sementi in superficie". Se applicata correttamente, questa tecnica non determina cali di produzione rispetto alle modalità di coltivazione più aggressive: al contrario, si possono registrare a volte produzioni addirittura superiori alla media. In alcuni casi il risparmio di carburante agricolo può superare anche la soglia del 60% con evidenti benefici sul versante dei costi, ma anche in termini di riduzione dell'inquinamento. "Il minor consumo di carburante sulle sole operazioni di aratura – precisa Bolis - comporterebbe una riduzione secca delle emissioni annue di CO2 pari a circa 108.000 tonnellate su una superficie di un milione di ettari coltivati a cereali". Confai stima infatti che ameno un milione di ettari di superficie agricola in Italia potrebbero essere immediatamente convertiti a questo tipo di agricoltura low impact senza bisogno di interventi strutturali sugli assetti dei suoli. "Certamente la coltivazione su sodo, per essere praticata, richiede l'applicazione di alcuni accorgimenti agronomici e tecnici – spiega Bolis -, ma le principali imprese contoterziste sono ben preparate da questo punto di vista e offrono volentieri queste modalità di coltivazione agli agricoltori che le richiedono. Ciò dimostra la maturità delle imprese agromeccaniche, sempre votate alla ricerca della massima efficienza e modernità persino a costo di riduzioni nei fatturati.
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25/03/2013
Nel prossimo futuro seminare mais sarà decisamente meno redditizio che in passato: è quanto emerge dall'analisi dell'Osservatorio economico di Confai sull'andamento del comparto dei seminativi nelle aree più vocate del Paese. Per il momento il mais resta ancora di gran lunga la coltura prevalente nelle aree di pianura con forte presenza del comparto zootecnico, ma i margini di guadagno si sono molto ristretti. Se per un verso non ci sono valide alternative per gli allevamenti, che ne hanno bisogno per alimentare i propri animali, per quanto riguarda le aziende che coltivano mais per la mangimistica o per il settore 'food' esiste qualche fondata preoccupazione. Più che l'andamento dei prezzi di mercato, ad incidere sulla redditività delle aziende del settore dei seminativi è una serie di altri fattori. Oggigiorno, ad esempio, per cercare di preservare il mais dal rischio delle aflatossine, temibili agenti di origine, occorre mettere in atto una serie di monitoraggi e accorgimenti in varie fasi del ciclo produttivo: questi interventi comportano rilevanti oneri aggiuntivi per gli agricoltori. Si pensi alla raccomandazione di interrare i resti colturali attraverso un'aratura profonda, che si potrebbe invece evitare in favore di tecniche colturali meno costose e meno invasive, qualora non vi fossero pericoli di carattere sanitario. Costi crescenti derivano anche dai trattamenti contro la piralide, una farfalla diffusa soprattutto nel Nord Italia e acerrima nemica del granturco. A fronte di questo quadro della situazione cambiano decisamente le prospettive per le aziende basate esclusivamente sui seminativi, senza diversificazione produttiva in ambito zootecnico o nel comparto dell'agricoltura multifunzionale. Se fino a qualche anno fa un'azienda a seminativi di 40-50 ettari consentiva ad una famiglia rurale di ricavare un reddito soddisfacente, ora la soglia della sostenibilità economica per un'impresa di questo tipo si colloca intorno ai 90-100 ettari. In altre parole, l'asticella del pareggio di bilancio si è alzata considerevolmente, mettendo in difficoltà alcune delle aziende considerate un tempo tra le migliori.
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25/03/2013
Nelle scorse settimane la Regione Lombardia ha approvato la delibera che autorizza l'organismo pagatore regionale a garantire agli agricoltori anche per il 2013 il versamento dell'acconto dei cosiddetti aiuti Pac. Si tratta dei premi della politica agricola comune destinati agli agricoltori che conducono terreni coltivati a cereali e altri seminativi: aiuti che da quattro anni a questa parte in Lombardia sono erogati con circa cinque mesi di anticipo grazie ad un'iniziativa della Regione particolarmente apprezzata dal mondo agricolo. Si tratta, anche questa volta di un'iniezione di liquidità finanziaria per numerose aziende alle prese con le perduranti restrizioni nell'erogazione del credito e con i concomitanti incrementi dei costi di produzione. Nel 2013 saranno circa 35.000 le imprese agricole lombarde che avranno diritto a percepire gli aiuti al reddito previsti dalla politica comunitaria. Ma sulla delibera della Regione Lombardia grave una forte incognita. La generosa iniziativa dell'amministrazione regionale potrebbe essere bloccata proprio dall'Unione Europea in attesa che si chiarisca la regolarità delle recenti disposizioni in materia di impiego di nitrati in agricoltura adottate dall'Italia nell'ambito della Legge Sviluppo bis. Come è noto, si tratta di una questione con delicati risvolti di carattere ambientale e, qualora le nuove norme approvate dal nostro Paese facessero scattare una procedura comunitaria di infrazione, si potrebbe generare una serie di pesanti conseguenze: tra queste anche il rischio di restituzione dei premi Pac ricevuti dalle aziende che nel frattempo avessero usufruito delle agevolazioni in materia di nitrati concesse dall'Italia ai propri agricoltori. Per il momento da Bruxelles si è dato corso alla cosiddetta procedura informativa 'pre-infrazione' in attesa di chiarimenti da parte del Governo. Lo scorso 8 marzo il ministero delle politiche agricole ha inviato la propria replica alla Commissione Europea ed è ora in attesa di una risposta.
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25/03/2013
Sulle quote zucchero, Confai auspica che le quote produttive rimangano in vigore fino al 2020, in linea con la linea espressa dalla maggioranza degli Stati comunitari. È questa la posizione della Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani, alla luce della proposta avanzata dal commissario europeo all'Agricoltura, Dacian Ciolo?. Una proposta che non ha convinto 17 Paesi sui 27 dell'Ue. Auspichiamo che anche l'Italia si aggiunga alla lista dei partner Ue che lavorano per la continuità del regime di sostegno per lo zucchero – ha affermato il presidente di Confai, Leonardo Bolis -. Non vorremmo che con la riforma in discussione, si assestasse un altro duro colpo alla filiera delle bietole, con l'Italia costretta a pagare un prezzo salato, come la volta scorsa". Confai evidenzia come oggi in Europa la bietola sia coltivata in 18 Paesi membri, coinvolgendo 155.000 coltivatori e 110 impianti industriali di lavorazione. "L'Europa ha fatto dei passi in avanti eccezionali in termini di competitività negli ultimi anni - sottolinea Sandro Cappellini, coordinatore di Confai -. Dal 2006 ad oggi le rese sono infatti aumentate del 15% e ci sono nel nostro continente ben 12 istituti di ricerca specializzati nel settore bieticolo-saccarifero". Tuttavia, per effetto della riforma del 2006, l'Unione europea ha un deficit strutturale di 3 milioni di tonnellate di zucchero l'anno, su un consumo complessivo di 16 milioni di tonnellate. "A questo punto non possiamo che auspicare il consolidamento del fronte dei 17 Paesi membri che si battono per il mantenimento delle quote zucchero e per mantenere la filiera delle bietole in tutto il territorio dell'Unione europea, dove si riscontrano condizioni di accettabile competitività - ribadisce Confai -. In Italia ci sono bacini che rispondono a tali caratteristiche. Abbiamo agricoltori, contoterzisti e impianti industriali all'avanguardia, il cui obiettivo è quello di continuare a lavorare e non rinunciare ad una coltivazione che è fondamentale per gli equilibri del sistema agricolo e di una moltitudine di aziende".
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